mercoledì 11 ottobre 2017

Da un ritiro di Zhineng Qigong (Agosto 2017)

"Se volete fare un grande salto, iniziate a vedere con quante cose vi identificate. Quante ragioni esteriori sembrano essere la causa della vostra felicità. E iniziate a vedere che voi non siete tutto questo. Si chiamano attaccamenti. Le persone ordinarie vivono dando per scontati questi attaccamenti come ragioni di vita e finchè questi funzionano bene, finchè il mondo si accorda con la loro concezione di 'bene', sono felici. Ma questa felicità è fugace e per lo più soltanto un meccanismo. Sarete felici soltanto finchè il mondo si comporterà come volete voi. C'era un uomo col quale abbiamo lavorato, un ricco imprenditore cinese con un brutto tumore al fegato. La sua sofferenza era iniziata con la perdita di una parte del suo patrimonio che da 7 miliardi era sceso a 2 e viveva questo come un grande fallimento. Stava male, beveva, era arrabbiato e produceva tossine, quindi quando ci chiese dei trattamenti di Qigong per guarire la situazione era già molto grave. Noi gli dicemmo che per prima cosa avrebbe dovuto cambiare totalmente la sua mente e le sue convinzioni, senza un cambiamento mentale non può esserci una vera guarigione. Molti praticano per anni senza guarire, sperimentano sensazioni di qi, vedono l'energia ma non guariscono. Perchè? Perchè le convinzioni di fondo non sono cambiate, il sistema di riferimento non è mai cambiato. Se volete fare un salto dovete iniziare a smettere di dare importanza a tutto ciò che vi identifica, a tutti i vostri 'io' e 'mio'. Il 'mio' conto in banca, il 'mio' partner, il 'mio' lavoro, i 'miei' soldi. Tutti questi attaccamenti rendono inquieta la vostra mente, illudendovi che sarete felici solo finchè quelle cose resteranno vostre. Quel miliardario era così. Aveva una bella casa una bella macchina e una bella e giovane moglie e diceva che era tutta roba 'sua'. Ma noi gli chiedemmo, cos'è davvero tuo? Puoi dimostrarcelo? E lui tirava fuori i documenti che attestavano il matrimonio, il possesso della bella casa, della bella macchina. Ma questa è illusione, questo è attaccamento, questi sono solo pezzi di carta. Niente in questa vita è davvero vostro e niente dura per sempre. Ecco perchè l'unica via d'uscita reale dal dolore è iniziare a vivere senza attaccamenti, ritirando le proiezioni e le identificazioni con tutto ciò che crediamo di essere, compresa questa faccia, questo corpo. E' solo così che arrivate al vostro vero Sè, alla tranquillità. E' così che sperimentate una vera felicità, una mente serena e una libertà reale. Ed è questo il vero obiettivo di Zhineng Qigong. Usate la pratica per calmare la mente e le emozioni, e per sganciarvi gradualmente dall'importanza che date a tutto quello che accade nella vostra realtà. Rinunciate ai vostri attaccamenti. Quell'uomo non volle farlo, per lui era troppo difficile. E' morto e poco dopo sua moglie si è velocemente risposata. Imparate a  non legare mai il vostro senso della vita a ciò che chiamate 'io' o 'mio', questo atteggiamento vi porterà rapidamente verso il vostro vero Sè, verso la guarigione, e verso la libertà."

(Lu Zhengdao, Dolomiti Bellunesi, Agosto 2017)

martedì 26 settembre 2017

Per i maghi erranti in difficoltà

Sono tempi in cui è necessario ritirare l'attenzione all'interno e smetterla di sprecare energie in ciò che è superfluo. In questi tempi l'assalto delle 'distrazioni', delle 'tentazioni' al lato oscuro e il tentativo di certe forze di spostare l'attenzione in un milione di diverse direzioni è costante e in continuo aumento. Questo non dovrebbe spaventare un ricercatore, ma dovrebbe spingerlo a mettere in atto una modalità 'risparmio energetico', nella quale cercare di non essere agganciato dai mille stimoli a cui è sottoposto. Stimoli emotivi soprattutto. Il centro di un discorso di crescita in energia e potere sta tutto nel fatto di imparare a non essere condizionati da ciò che crediamo essere così importante per le nostre vite. Ogni volta che le emozioni hanno il sopravvento stiamo perdendo un quantitativo immane di energia vitale, la stessa che dovrebbe andare a nutrire gli organi, il corpo. La stessa che dovrebbe dare forza ai nostri progetti e pensieri. Ogni volta che qualcosa là fuori o qui dentro cattura la nostra totale attenzione, una parte della nostra energia viene investita inconsciamente a dare sostanza a ciò cui abbiamo dato attenzione. E' una regola di base della realtà. Ecco perchè dovremmo diventare essenziali. Smetterla di investire in azioni, pensieri ed emozioni che non hanno alcuna utilità. Smettere di credere di aver bisogno di questo o quello. Qualsiasi pensiero o emozione che non riguardi specificatamente la soluzione di un problema nel momento presente andrebbe evitato, e soprattutto dovremmo ignorare ogni 'impulso' ad agire che non venga da un nostro preciso intento. Qualsiasi movimento che dissipa l'energia andrebbe ridotto gradualmente a zero, imparando a spostare l'attenzione su qualcos'altro. Sul centro calmo sempre presente che si trova proprio al di sotto di tutti i pensieri, le emozioni e le sensazioni corporee. Sono tempi in cui è necessario imparare a fare a meno di cose, persone e situazioni che ritenevamo essenziali per la nostra sopravvivenza, se vogliamo trovare quel centro e rimanerci il più a lungo possibile. Data la criticità e la velocità di trasformazione cui è sottoposta la realtà in questo periodo è fondamentale riuscirci. Questo è un momento nel quale è di vitale importanza incorporare la consapevolezza che niente e nessuno 'là fuori' ci renderà felici. Lo abbiamo letto sui libri. Lo abbiamo detto spavaldi ad amici e conoscenti nel tentativo di sembrare migliori e più spirituali. Ma qui la spiritualità non c'entra più. E' diventato essenziale coltivare una coscienza indipendente dagli eventi della vita, è un fatto di pura sopravvivenza. La realtà sta diventando un guazzabuglio di problemi che sembrano progressivamente più complessi, e lo rilevo da molte delle persone con cui ho a che fare le quali mi fanno capire che la loro vita sta diventando sempre più difficile. La mia sensazione è che tutto ciò accada proprio per costringerci a cercare la soluzione all'interno e non più, come abbiamo sempre fatto, all'esterno. Non è un altro lavoro che ci salverà e ci toglierà l'insoddisfazione di vivere. Non è un'altra storia d'amore, né un'altra passione che ci darà la quiete. Non è un altro corso di spiritualità che ci darà la soluzione. Non stiamo male perchè siamo peccatori o perchè non siamo allineati a principii spirituali, al bene supremo o altre di queste idiozie. Stiamo male perchè non conosciamo la nostra vera natura e le nostre potenzialità di coscienza e crediamo di essere vittime di tutto quello che accade dentro e fuori di noi. Stiamo male perchè un denso strato di convinzioni inconsce ci separa dal vero sè, il centro della quiete, il vuoto da cui possono sgorgare le vere soluzioni. Il mio consiglio allora è, in tempi in cui tutto sembra crollare, non cercate sollievo all'esterno. Non investite di nuovo la vostra energia vitale in qualcosa che è mutevole e finirà, come tutto finisce. Provate a iniziare una ricerca di quel qualcosa che rimane sempre con voi in ogni situazione. Una quiete pura, cristallina, non influenzata da ogni evento. Cercate quel qualcosa che sta sempre lì. Quel qualcosa potrebbe essere l'inizio della vostra liberazione.

sabato 2 settembre 2017

Intensità

L'essere cerca intensità. Così iniziava il piccolo libro della centratura. Forse oggi avrei usato parole leggermente differenti rispetto a quelle di due anni fa, eppure la sostanza non è cambiata. Che lo si chiami essere, anima o Sé, la sostanza non cambia affatto. L'essere vive attraverso ogni esperienza di vita, positiva e negativa. Non ho mai inteso l'intensità come emozioni positive o esperienze 'belle'. Non perché la bellezza non sia contemplata nella ricerca di questo nostro Sé più grande ma perché in effetti in quelle frequenze non c'è più distinzione fra bello e brutto, fra male e bene, fra piacere e dolore. Questa è la più difficile e dolorosa consapevolezza da far nostra se vogliamo sperare di essere di più di ciò che realmente siamo. L'unica speranza che abbiamo per vivere una vita più vasta, con più potere, è proprio rinunciare a ciò che rende piccola, contratta e pesante la vita stessa e cioè tutti i nostri giudizi su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere. Tutte le nostre presuntuose certezze su ciò che il mondo e gli altri, compresi i nostri partner, amici o compagni, dovrebbero o non dovrebbero essere. E questo sfida la ragione, sfida le certezze umane e il nostro affidarci ad esse. Sfida i nostri bisogni di approvazione, controllo e sicurezza. Ma è solo andando contro questi e percependo il terrore che deriva dall'essere senza punti di riferimento interni, che possiamo scoprire l'illusorietà di quel terrore e il fatto conclamato che proprio quel terrore è lì solo per difendere la piccola isola che il concetto che abbiamo di noi stessi ha costruito. E l'intensità è quella capacità necessaria per godersi il viaggio, qualsiasi cosa questo viaggio sembri portare. E' la capacita di essere senza attaccamenti e senza avversioni, la voglia e la volontà di non perdersi nulla eppure di non possedere nulla. Essere nell'intensità prima o poi ti porta a vivere un fatto straordinario, ancor più straordinario se pensi che era sempre stato sotto il tuo naso. Che tu non sei questo corpo, questi pensieri e queste emozioni. Non sei questa vita. Che oltre ad essere più grande hai anche più possibilità e capacità. Ma questo fatto non sarà e non potrà essere un ragionamento filosofico né una convinzione mentale. Sarà una realtà vissuta nella carne, e a quel punto essa avrà già iniziato a cambiare la tua esistenza mostrandotene le reali dimensioni.


sabato 12 agosto 2017

Un augurio

C'è un momento nella vita in cui devi accorgerti di essere una storia già raccontata. Qualunque sia la situazione che vivi - una malattia grave come un innamoramento, un successo come un totale disastro - ci deve essere a un certo punto una presa di coscienza del fatto che niente è sotto il tuo controllo, niente sembra dipendere da "te". Questo accade specialmente quando la storia raccontata si ripete, più volte, con attori differenti ma con lo stesso svolgimento di sempre. E vedrai queste ricorrenze, queste ripetizioni costanti di contenuto, e se non sei proprio sordo, forse una o due domande inizierai a fartele. Ma prima di questo momento non potrai mai avere anche soltanto una vaga idea di perchè metterti a fare un lavoro su te stesso. Prima di questo momento cercherai sedativi. Crederai al prossimo farmaco, alla prossima terapia energetica, alla prossima storia d'amore. Crederai al prossimo figlio, al prossimo lavoro, alla prossima materializzazione con la legge d'attrazione. E finchè non toccherai il fondo del barile, finchè non ti accorgerai che ti stai prendendo in giro, non ci sarà mai un barlume di consapevolezza in te, non esisterà mai in te quella voce che dice 'ci dev'essere un altro modo'. Finchè non noterai che tutto è destinato a svanire e a mutare nel tempo, cercherai di cucire i tuoi 'per sempre' addosso a persone, luoghi, ottenimenti, ricordi, futuri possibili, illudendoti che quella sarà la volta buona. Finchè non vedrai che gli inizi e le fini, che l'eccitazione e la depressione, che lo yin e lo yang sono strettamente interconnessi, continuerai a sognare quei 'per sempre' che ti renderanno sempre, costantemente infelice. Quindi io ti auguro di capire che niente e nessuno potrà mai renderti felice e pienamente realizzato, non importa quanto perfetto e promettente ti sembri. Ti auguro di comprendere che tutto quello che ti accade prima di questo momento è figlio di memorie che agiscono attraverso di te, spingendoti a desiderare (o a non desiderare) certe circostanze, e che quelle memorie andranno da sole per la loro strada, richiamando corpi di dolore, associandoti con vibrazioni simili alle loro e rendendoti attore inconsapevole di qualcosa che è già stato visto un miliardo di volte. E forse un giorno vedrai che non c'è davvero qualcuno che puoi chiamare seriamente 'io' senza che questo sollevi una moltitudine di quelle stesse memorie che accampano diritti di possesso della tua attenzione. Forse un giorno comincerai a farti la domanda più importante di tutte, "Chi diavolo sono io?", e ti auguro che qualsiasi risposta pronta la mente vorrà fornirti tu la metterai da parte, continuando a chiederti cos'è che ti spinge a fare ciò che fai, cos'è che muove i fili dell'esistenza, e se questo possa mai essere modificato. E ti auguro anche di trovare quella quiete, quella consapevolezza di un istante eterno che metterà a posto tutti i tasselli e ti renderà davvero libero. Ti auguro di trovare quell'io che non ha bisogno di nulla se non di stare con quello che c'è. Ti auguro di essere eternamente felice senza cause.

domenica 30 luglio 2017

Nessun metodo ti ci porterà

Tutta la tragedia e tutto il dramma delle nostre vite è legato alla sensazione di essere un 'io' separato da tutto ciò che esiste e dalla sua perenne sensazione di temporaneità. E questo è qualcosa che viene col pacchetto 'essere umano', dicono. Eppure tempo fa mi accadde di essere 'fuori dal tempo' per qualche giorno, dopo alcuni fortuiti incontri e certe pratiche intense, e in qualche modo era una sensazione strana, spiacevole... qualcosa in me non riusciva a starci comodo in quell'assenza di tempo che scorreva, in quell'eterno presente nel quale tutta una giornata sembrava solo un lungo minuto. Non riuscivo a pensare, non riuscivo a non essere espanso, e mentre guidavo per andare a tenere una lezione di Qigong mi domandavo come fosse accaduto che quella sensazione di temporaneità e precarietà fosse sparita. Forse era autosuggestione? Forse era un disturbo psicologico?  Eppure in quello stato non c'era alcuna gravità, nessun dramma, nessun problema da risolvere. Non esisteva più la sensazione che la vita fosse qualcosa che prima o poi doveva finire. Non esisteva a dire il vero nemmeno più la percezione di essere una persona con una vita. C'erano solo fenomeni, ricchi, intensi, bellissimi nonostante la loro ordinarietà. C'era una sensazione di connessione e interazione con tutto il creato. Quindi, mi dissi, dato che non era neanche la prima volta che capitava, tutto sommato questa sensazione di separazione può non essere così inattaccabile, può non essere come tutti dicono, innata nell'essere umano. Quando la percezione di unità e non separazione iniziò a scemare (con mio enorme dispiacere) iniziai a ripercorrere le tappe di ciò che avevo fatto per arrivarci - o almeno di quello che credevo mi ci avesse guidato in quel particolare periodo. Ma mentre ero chino sul diario a scrivere, qualcuno in me storse il naso, contrariato. Di solito quella è la sensazione che usano i miei spiriti guida per invitarmi a comunicare con loro. Allora li contatto:

Loro: "Pensavi di farne un metodo non è vero?"

Io: "... pensavo di capire come ci sono arrivato..."

Loro: "La grazia è qualcosa che si può capire, secondo te?"

Io: "...non la grazia... in sè... il modo, la scala su cui mi sono arrampicato per arrivarci, credo di sapere come."

Loro: "Credi! Tu Credi! Ma quand'è che la smetterai di fare qualcosa con quella testa lì. Ecco il segreto, ecco come ci sei arrivato: non c'è nessun metodo, devi solo fermare qualsiasi movimento interiore, qualsiasi azione, qualsiasi tensione."

Io: "è un paradosso quindi, non posso cercare di smettere di fare...non posso adottare un metodo per smettere di fare..."

Loro: "C'è qualcuno che può spiegartelo meglio di noi, apri il libro alla tua sinistra, aprilo a caso"

(Il libro è William Samuel, guida alla consapevolezza e alla quiete profonda)

"La metafisica nel mondo
Tutte le scuole di metafisica, a un certo punto del loro percorso di istruzione, esortano la persona in difficoltà a individuare il “pensiero” specifico che l’ha resa malata e infelice. Poi, in generale, insegnano che l’opposto di quel pensiero è l’unica “Verità” da «tenere a mente» per risanare la situazione. Innegabilmente, questo approccio karmico “funziona” al livello del problema apparente, l'identificazione con la personalità (ed è questa l’arena in cui quasi tutti iniziamo la ricerca della Realtà), ma non è qui la risposta definitiva.Questi procedimenti metafisici hanno fatto i loro giorni. La loro influenza si è già sentita in giro per il mondo; i loro risultati sono attualmente visibili sotto forma di un’esperienza del mondo scissa in una dualità autoreferenziale: positivo-negativo, reale-irreale, bianco-nero, Oriente-Occidente, ricchezza-povertà, bene-male, spirituale-materiale, credenti-atei, progressisti-conservatori, capitalismo-comunismo, insomma un mondo completamente diviso e suddiviso contro se stesso, dentro e fuori. Benché sappiamo, nostro malgrado, ciò che sembrerà accadere in questo caos positivo-negativo, questo ha ben poca importanza, perché nessuna delle apparenti suddivisioni ha a che fare con l’Essenza Trascendente, il Regno non diviso e non giudicato che si trova proprio là dove sembra sussistere il frammentato giudizio personale con il suo spettro di angoscia!"

Loro: "alla fine ti dovrai arrendere all'evidenza che tutto questo andirvieni esiste solo in virtù del fatto che sei convinto della solidità incorruttibile di questo IO..." 

(risate loro)




mercoledì 19 luglio 2017

Sono con voi - Mere

“Sono con voi”, che cosa vuol dire esattamente?
Quando preghiamo e ci dibattiamo interiormente con un problema,
siamo realmente sempre ascoltati, malgrado la nostra insensibilità e le
nostre imperfezioni, ed anche malgrado la nostra cattiva volontà ed i
nostri errori? Sei tu che sei con noi?
Sei tu nella tua coscienza suprema, quale forza divina impersonale e
forza dello yoga, oppure tu, Madre, in un corpo fisico con la tua
coscienza fisica? È una presenza personale realmente al corrente di ogni
nostro pensiero e atto oppure una forza anonima? Puoi dirci in che
modo sei presente in noi? È detto che tu e Sri Aurobindo  formate una
sola e stessa coscienza, ma esistono due presenze personali, quella di Sri
Aurobindo e la tua. Sono due cose distinte svolgenti ciascuna la propria
particolare missione?

Sono con voi perché io sono voi e voi siete me.
Sono con voi vuol dire un’infinità di cose, perché sono con voi a tutti i
livelli, su tutti i piani, dalla coscienza suprema fino alla più fisica. Qui, a
Pondicherry, non potete respirare senza respirarmi. La mia presenza
impregna quasi materialmente il fisico sottile e si stende fino al lago, a
dieci chilometri da qui. Al di là, può farsi sentire nel vitale materiale, sul
piano mentale e ovunque sugli altri piani più elevati.
Quando sono venuta qui, la prima volta, ho avvertito l’atmosfera di
Sri Aurobindo, l’ho sentita materialmente, a dieci miglia dalla costa,
miglia marine, non chilometri. Fu all’improvviso e molto concretamente;
era un’atmosfera pura, luminosa, leggera, leggera che ti sollevava...
Molto tempo fa Sri Aurobindo fece affiggere dappertutto nell’Ashram
la nota che tutti conoscete. “Agisci come se la Madre ti osservasse,
poiché, in verità, Ella è sempre con te.”
Non è una semplice frase, non sono parole, ma un fatto. Sono con voi
in un modo assolutamente concreto, e coloro che hanno la visione
sottile mi possono vedere.
In modo generale, la mia Forza è qui, costantemente all’opera,
spostando continuamente gli elementi psicologici del vostro essere per
stabilire nuove relazioni e precisare i diversi aspetti della vostra natura
affinché possiate vedere quello che dev’essere cambiato, sviluppato o
soppresso.
Ma oltre ciò, esiste un legame particolare, personale fra voi e me, fra
me e tutti coloro che si sono volti verso l’insegnamento di Sri Aurobindo
e mio, ed allora le distanze non contano più, potete essere in Francia o
all’altro capo del mondo che questo legame rimane vero e vivo. Ed ogni
volta che mi giunge un richiamo, ogni volta che si rende necessario che
io venga edotta di qualcosa, per mandare una forza, un’ispirazione, una
protezione o qualsiasi altro aiuto, mi arriva come un messaggio,
improvvisamente, ed allora faccio il necessario. Queste comunicazioni
mi possono arrivare in qualsiasi momento; più d’una volta mi avete visto
fermarmi all’improvviso in mezzo ad una frase, in mezzo ad un lavoro. È
qualcosa che mi giunge, una comunicazione; allora mi concentro.
Con coloro che ho accettato come discepoli, a coloro a cui ho detto
“sì”, esiste qualcosa di più di un legame, esiste un’emanazione di me
stessa. Questa emanazione mi avverte sempre quando sia necessario,
per dirmi quello che sta succedendo. Infatti sono continuamente al
corrente, ma tutte queste comunicazioni non restano iscritte nella mia
memoria attiva, ne rimarrei sopraffatta, la coscienza fisica agisce come
un filtro; le cose vengono registrate su di un piano sottile, e rimangono
là allo stato latente, come una musica registrata senza essere suonata, e
quando ho bisogno di sapere con la mia coscienza fisica, mi collego con
questo piano sottile e il disco gira. Allora vedo come stanno le cose, il
loro sviluppo nel tempo, il risultato attuale.

E se per una ragione qualsiasi mi scrivete richiedendo il mio aiuto e io
vi rispondo “sono con voi”, ciò vuol dire che la comunicazione diviene
attiva, che v’inserite nella mia coscienza attiva, per un certo tempo, per il
tempo indispensabile.

E questo legame fra voi e me non è mai interrotto. Vi sono persone
che hanno lasciato l’Ashram molto tempo fa, in stato di ribellione, e
malgrado ciò continuo ad essere al corrente, ad occuparmi di loro. Non
siete mai abbandonati.

In verità, mi sento responsabile di tutti, anche della gente che ho
incontrato per qualche secondo nella mia vita. Adesso ricordatevi d’una
cosa: Sri Aurobindo ed io siamo sempre una sola e una stessa coscienza,
una sola e una stessa persona. Solamente, quando questa forza o questa
presenza, che è la stessa, passa attraverso la vostra coscienza individuale,
riveste una forma o un’apparenza differente secondo il vostro
temperamento, la vostra aspirazione, i vostri bisogni, il giro particolare
del vostro essere. La vostra coscienza individuale è come un filtro, un
orientatore, se la frase mi è permessa, essa fa una scelta e fissa una
possibilità nell’infinità delle possibilità divine. In fondo, il Divino, dà
esattamente ad ogni individuo quello che l’individuo si aspetta dal
Divino. Se credete in un Dio lontano e crudele, sarà per voi un Dio
lontano e crudele perché per il vostro supremo interesse sarà necessario
che sentiate la collera divina; sarà Kali per gli adoratori di Kali, e la
beatitudine del bhakta. Sarà la Conoscenza assoluta di coloro che
ricercano la Conoscenza, l’Impersonale trascendente degli Illusionisti22,
sarà ateo con l’ateo e l’amore di colui che ama. Sarà un amico fraterno e
vicino, un amico sempre fedele, sempre sicuro, per coloro che lo
sentono come guida interiore di ogni movimento, di ogni minuto. E se
credete che può tutto cancellare, cancellerà tutte le vostre colpe, tutti i
vostri errori, instancabilmente, e ad ogni istante potrete sentire la sua
Grazia infinita. In verità il Divino è quello che vi attendete da Lui nella
vostra profonda aspirazione. E quando si entra in quella coscienza, 
nell’infinita moltitudine dei rapporti col Divino e con gli uomini, 
tutte le cose sono viste di un solo sguardo, si vedrà come tutto è meraviglioso,
 in tutti i particolari.

Osservando la storia degli uomini si può vedere l’evoluzione che il
Divino ha compiuto in relazione a quello che essi hanno capito, voluto,
sperato, sognato, quanto Egli fosse materialista col materialista e quanto
ogni giorno cresca, si faccia più vicino, più luminoso, nella misura in cui
la coscienza umana viene ampliala. Ognuno è libero di scegliere. La
perfezione di questa varietà senza fine delle relazioni fra uomo e Dio
attraverso la storia del mondo è una meraviglia ineffabile.
E tutto ciò rappresenta un secondo nella manifestazione totale del
Divino.

Il Divino è con voi secondo le vostre aspirazioni. Questo non vuol
certamente dire che debba piegarsi ai capricci della vostra natura
esteriore – parlo della verità del vostro essere. E ancora, si modella
qualche volta sulle vostre aspirazioni esteriori e se, come il devoto,
vivete in quelle alternative di separazione e di amplesso, d’estasi e di
disperazione, il Divino si allontanerà da voi o si avvicinerà in accordo con
quanto crederete. L’atteggiamento è quindi molto importante, anche
l’atteggiamento esteriore. La gente non sa ancora bene sino a che punto
la fede è importante, quanto la fede sia miracolosa, creatrice di miracoli.
Perché se ad ogni momento vi aspettate d’essere elevati ed attirati verso
il Divino, il Divino verrà ad aiutarvi e sarà vicino a voi, sempre più vicino.

(parole dagli scritti di Mère e Aurobindo)

venerdì 14 luglio 2017

Non sappiamo niente

Ci siamo proclamati insegnanti, maestri, istruttori, terapeuti. Ci siamo messi addosso un vestito che giustificasse quello che facevamo: insegnare, dire agli altri come vivere e quali erano le frontiere dello spirito. La gente ci ha creduto e ha cominciato ad ascoltarci, rapita. Quello che vedevano in noi era la speranza che esistesse un modo di vivere privo di sofferenza, o che almeno questa sofferenza avesse un qualche senso. E noi eravamo i paladini di quel senso, ci siamo sentiti a lungo così. Siamo e siamo stati le nuove rock-star. Alcuni più tradizionali e prudenti, più pop, altri più alternativi, spregiudicati, senza peli sulla lingua, più grunge. E abbiamo iniziato a crederci anche noi. Abbiamo pubblicato libri, tenuto conferenze, abbiamo parlato di questa robaccia spirituale talmente tanto a lungo che alla fine ci abbiamo creduto ciecamente. E allora vedevamo principii dovunque, vedevamo regole, schemi, simboli, archetipi e non la realtà. Vedevamo non più persone, ma fiori di bach, tipi psicologici, genealogie da costellare. E ci siamo persi i fenomeni reali. Le persone, le loro storie, i loro problemi, la vita insomma. Ci siamo studiati qualche tradizione, qualche disciplina e vi abbiamo aderito ciecamente costruendoci su una professione di tutto rispetto. Che male c'è? Nessuno infatti. Se non che ci abbiamo creduto troppo a lungo. E non usciamo più di lì. Applichiamo a tutto i sutra, i veda, i vangeli, cercando di spiegare tutta la realtà attraverso le parole di qualche illuminato (o presunto tale). Prendiamo per buono tutto quello che hanno detto Osho, Aurobindo, Maharshi o Nisargadatta e tentiamo di valutare il reale in base a queste favole. A queste storie. Sono tutte storie che ci raccontiamo (o che si raccontano attraverso di noi, perché no) delle quali abbiamo poca o nessuna esperienza diretta. Però, dato che siamo insegnanti, istruttori o terapeuti, dobbiamo avere fede cieca in ciò che diciamo di professare. E professando le grandi verità spirituali, la ricerca è finita, il flusso si è fermato e le nostre esperienze dirette della verità, ammesso che esista, rimangono appannaggio di pochissimi attimi fuggenti. Poi la vita ci ha traditi. Ci ha delusi. In qualche modo la vita ci ha spiegato che non esistono gli schemi che stanno sui libroni, non esistono precise distinzioni tra i corpi sottili o regioni di energia puramente positiva, non esistono periodi tranquilli e in generale niente che si possa inscatolare. Che il pensiero non crea la realtà, o non sempre perlomeno. La realtà ha fatto qualcosa che non ci aspettavamo insomma. Lavoravamo sulla salute e siamo peggiorati, lavoravamo sui soldi e siamo rimasti senza una lira. E' il fattore 'x' quello che onestamente nessun maestro può rivelarvi perché altrimenti perderebbe immediatamente tutti i suoi adepti. Che cioè la vita è imprevedibile. La vita è mutevole. La vita è una forma che cambia di continuo. E allora, noi insegnanti, scrittori, divulgatori di verità presunte assolute che cosa sappiamo in realtà? Niente. Cosa insegniamo in realtà? Niente. Cosa possiamo garantire? Niente. L'unica cosa che impariamo e insegniamo forse, l'unica prospettiva reale è "Essere maestri del disordine". Elevarsi al di sopra di ciò che accade, trovare un centro di quiete, una prospettiva infinita che si trova al centro del nostro essere e oltre tutte le 'storie' della spiritualità più o meno tradizionale. E quel centro è percepibile, quella quiete oltre tutto ciò che è mutevole si può trovare. Quella quiete che non è più nemmeno pace ma semplicemente esistenza pura nella sua piena intensità. Del resto possiamo solo fornire schemi, mappe e indicazioni vaghe e imprecise. Di tutto il resto possiamo solo supporre. Il resto sono e saranno sempre e solo storie che raccontiamo.