venerdì 24 agosto 2018

Configurazioni

Ogni situazione di questa vita non è che una configurazione: una scena tenuta piedi da modelli subconsci in interazione fra loro. Ma noi non lo vediamo fin quando qualcuno o qualcosa non ci impone di stare 'fermi'. E per stare fermi intendo proprio quell'immobilità, quel silenzio interiore e quella disidentificazione che ho chiamato anche la sensazione di esistere a prescindere sulle 'istruzioni 2.0' che è probabilmente la risorsa più utile per un mago errante. Allora nell'immobilità si vedono dei particolari che prima non eravamo proprio capaci di vedere. Attori sulla scena sì, ma attori che rispondono a quel copione che era condiviso. C'ero io e c'eri anche tu, ma quella storia in qualche modo era già scritta dalle nostre firme vibrazionali, e l'avevamo ereditata e sottoscritta inconsciamente, immersi in un turbinio di eventi, di prima e dopo, di presente e passato che non faceva che ipnotizzarci nel credere che tutto stesse avvenendo 'a noi' e non 'attraverso di noi'. A un certo punto però la realtà e la storia che ce ne raccontavamo non andavano più d'accordo, siamo entrati in stallo. La sensazione di non sapere più dove andare e cosa fare era un buon segnale, ma anche quella terribile voce che ci diceva "perché continua a succedermi questo?" E' allora che ci dobbiamo fermare. Dobbiamo smetterla di credere di sapere dove stiamo andando, perché non solo non lo sappiamo, ma tutta la vita ci chiede di smettere di andare da qualche parte. Ci dobbiamo fermare perchèénon sappiamo più chi siamo, cosa sentiamo e quale sia la direzione. Dobbiamo fermare piani, progetti e pensieri con i quali credevamo di predire qualcosa ma che non hanno fatto che raccontarci ciò che ci volevamo raccontare. Ogni configurazione ci chiede di integrare un messaggio che non sarà comprensibile con la mente, il pensiero non ci arriverà mai se non costruendo delle storie. Dobbiamo invece diventare capaci di 'sentire' quel messaggio, la vibrazione energetica che da sola può darci le informazioni che cerchiamo. Come usciamo dal disastro? Imparando a sentire la carica emotiva non integrata che l'ha creato proiettandosi sul reale. Perché ci è accaduto di nuovo? Perché quella carica era ancora lì, non vista, ed ha agito a nostra insaputa. Perché era ancora lì? Perché non abbiamo mai avuto il coraggio di immergerci lì dentro, ascoltarla e lasciarla passare, non abbiamo quindi mai 'compreso' il messaggio. Quando saremo quieti e inizieremo a sentire quel tutto che ci attraversa, senza risparmiarci nulla, dissolvendolo, privandoci della storia mentale che l'ha sostenuto, tutta la nostra linea di vita inizierà a scivolare verso un'altra configurazione, e molto probabilmente tutti gli attori inconsapevoli che mantenevano in essere quel copione spariranno. In questo conoscerete il vostro potere invisibile e silenzioso, che non viene dal fare, ma dal 'sentire' e dall'essere di più. Ricordatevelo la prossima volta: agire per correggere il 'là fuori' è solo la metà meno importante del cambiare linea di vita. L'altra metà, ben più rilevante, è quella del non agire, concentrando l'attenzione all'interno e rendendosi immuni all'influsso della sfocatura e delle sue storie.

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sabato 14 luglio 2018

L'ombra e le sue storie

Cuciamo addosso agli altri un vestito fatto della nostra ombra irrisolta e non integrata. Viviamo  con la convinzione che siano sempre 'loro' ad avere o non avere questa o quella caratteristica che ci rende felici o tristi, innamorati o sconvolti. Questa maschera la consegniamo a loro e a noi stessi in un gioco di luci e di ombre che non si interrompe finchè qualcosa non accade e le maschere si incrinano finalmente. Quando qualcuno ti dice 'non ti riconosco più', 'non so più chi sei', può voler dire che quelle due maschere che vi eravate consegnati stanno sgretolandosi lasciando il posto a una più vera parte di voi. Il che normalmente avviene dopo un lungo lavoro su di sè, o dopo una potente esperienza di picco. Fatto sta che quando le maschere crollano è molto difficile ammettere che quello che proiettavamo sull'altro, la bellezza, la bruttezza, il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il potere o la sottomissione, e tutto il resto, erano parti nostre che non volevamo vedere, delle quali non volevamo riappropriarci. E' difficile perchè sappiamo in fondo che reintegrare quelle parti potrebbe significare perdere quella persona, la sua controparte e il ruolo cui eravamo tanto affezionati. Ma prima o poi se c'è una tendenza alla crescita questo avverrà. E allora, nel momento in cui il meccanismo proiettivo si incepperà, quando noteremo discrepanza fra ciò che uno dice e ciò che uno fa, quando il dolore verrà a trovarci nel mezzo di una delle nostre illusioni, avremo due possibili strade. O accetteremo di riprenderci il nostro potere con tutta la trasformazione esteriore che questo comporterà, oppure potremo iniziare a raccontarci delle storie che difendono il vecchio equilibrio a discapito di ciò che la realtà ci rimanda. Le storie che ci raccontiamo sono molto spesso figlie della paura del cambiamento e del riappropriarsi di sè e delle proprie parti cedute all'esterno perchè sgradevoli, inadeguate, inaccettabili. Le storie difendono i legami con persone, ruoli e situazioni che ci fanno sentire meno soli, più sicuri, ma che tuttosommato ci diminuiscono. E quel senso di diminuzione, quella consapevolezza dolorosa che per anni siamo stati meno, molto meno di ciò che potevamo essere, rappresenta il segnale certo del crollo della maschera e dell'inizio di una nuova crescita. Per finirla con queste storie e con le maschere da esse sostenute, l'ombra va reintegrata. Reintegrare significa amare le parti di sè che si odiano e si rifiutano, i nostri lati oscuri e tutto ciò che troviamo inaccettabile di noi. E per amarle bisognerà abbracciarle, viverle ed essere in grado di attraversare il dolore che molte di esse portano con sè. Non si può amare altri se non si impara ad essere completamente soli, ad esempio. Non si può sperimentare indipendenza se prima non si è sperimentata una profonda dipendenza. Non si può essere potenti se non si è stati totalmente impotenti. La crescita è integrazione degli opposti e non si ottiene con la polarizzazione su ipotetiche emozioni superiori, stati di coscienza elevati o altre fissazioni molto pericolose. Laddove c'è luce infatti verrà sempre proiettata un'ombra più o meno lunga che dovrà essere vista, amata, integrata, e questo è quello che io chiamo intensità.

lunedì 14 maggio 2018

Ombre e Istruzioni 2.0



Iniziai a scrivere Istruzioni 2.0 in un momento di grande dolore e paura, mentre tutto intorno a me si sgretolava e la mia mente faceva presagi nefasti sul futuro. La cosa peggiore che mi sia capitata, il periodo più brutto della mia esistenza. In quella fase gli spiriti guida con cui intrattengo un bel rapporto da ormai 10 anni iniziarono a dirmi cosa dovevo o non dovevo scrivere sul libro che uscirà a giugno, ma una frase mi colpì più delle altre.

"Tu hai voluto questo. Tu hai dovuto attraversare il disastro per avere le parole per scrivere come si esce dal disastro. Senza questo disastro quel libro non avrebbe avuto nessuna energia". È molto difficile ammettere di volere disastri nella propria vita, e ce ne sfugge il senso se non ne vediamo la funzione squisitamente didattica. Personalmente non ho potuto scorgerne la funzione mentre ero mangiato dalla sofferenza, che non era una normale sofferenza come mi spiegavano loro, ma qualcosa di molto più antico che era emerso dalle profondità del mio subconscio. E quel qualcosa non poteva essere rilasciato con una tecnica, né alleviato con un sedativo. Quel qualcosa che era uscito era una delle mie 'ombre'. Per essere chiari, il rapporto di intensità fra un normale stato negativo e una più profonda ombra è di 1 a 1000. Quindi non c'era verso di rilasciare, evitare, rasserenarsi con pensieri spirituali o sentirsi meglio con qualunque altro palliativo. L'ombra è qualcosa che si mostra per essere integrato e amato, non eliminato. Può essere attraversato solo tramite un’esperienza e non processato a livello mentale. E amare la propria ombra non è una roba da poco... prima ho dovuto sospendere ogni storia che mi raccontavo, poi ho dovuto ammetterne l’esistenza, che era parte di me, con tutto il suo contorno di bruttezze e bassezze, e poi alla fine ho dovuto capitolare e ammettere che non importava quanto in alto pensassi di essere arrivato, non importava quanto in pace e in centratura fossi stato nei mesi precedenti al disastro. Questo nodo doveva rivelarsi ed essere processato. Non è che avessi sbagliato qualcosa, mi dicevano. Anzi "è proprio perché adesso puoi gestirlo che ti si è messo davanti agli occhi". Quando hai gli strumenti poi gli strumenti vanno affinati, messi alla prova e usati. Per questo dico sempre alla gente di non dire mai 'sono qui, sono lì, sono risvegliato, sono felice...' perché spesso questo si traduce in una messa alla prova di ciò che si afferma di aver raggiunto. E di certo io sono stato messo duramente alla prova. Ovviamente la prova non è andata benissimo. Non avevo raggiunto che un milionesimo di quello che sembrava ma, mi dicevano loro, non è questo il punto. Il punto è avere la pazienza, l'umiltà e il coraggio di ammettere che il lavoro non è mai terminato. Che mesi di pace ed equanimità erano solo un temporaneo traguardo e, spiegavano, più sali verso il cosiddetto 'alto', più diventi 'cosciente', più la parte buia, inconscia e in ombra tenderà a salire per essere guardata, processata e, appunto, amata. Questo è il nostro lavoro, è ciò per cui lo spirito ci paga. Amare la propria ombra significa accettarla, senza condizioni, e cercare di non stare sempre lì a farsi quella nefasta domanda: "ma quanto durerà???". È un processo organico, quasi biologico, coi suoi tempi le sue fasi e i suoi modi. E cosa scopri alla fine? Scopri che c'è qualcosa di intoccato dal dolore, qualcosa che permane. Scopri una quiete al disotto di tutti i fenomeni. Scopri una sorta di invincibilità e scopri che quasi tutto quello che la mente ti racconta in proposito sono bugie. Ma di questo ho parlato nel libro che esce a breve. È stata durissima ma, ammetto, ne è valsa la pena.

 



mercoledì 21 marzo 2018

Nessuna strategia

Non adottare nessuna strategia di fronte ai cosiddetti 'problemi', è un approccio yin al vivere. La sola cosa da fare è essere presenti al proprio dolore, al proprio malessere come alla propria felicità. Gli stati interni sono energia, e nell'osservarli sospendendo il giudizio e la storia personale, togliendo potere alla mente di superficie che cerca di spiegare, analizzare e razionalizzare, compiamo l'unico vero atto terapeutico che esista. La differenza fra chi ce la fa ad attraversare e chi no, fra chi cambia definitivamente e chi no, sta in questo coraggio di essere consapevoli dello stato di pura energia che queste emozioni-sensazioni sono. Anni fa con una insegnante del metodo di Lester Levenson mi trovai di fronte a questa potente domanda di rilascio: 'puoi smetterla di essere così intelligente e furbo da sapere tutto quello che credi di sapere sul tuo problema? Puoi permettergli di essere qualcos'altro? Puoi lasciar andare tutte le storie che ti stai raccontando?' E immediatamente ci fu un momento di pace, un punto fermo dove nulla sembrava più muoversi. E in questo punto di pace avvenne uno spostamento.
Allora per una volta prova a non adottare nessuna strategia nei confronti di ciò che accade, prova a entrare nel flusso semplicemente vivendo e attraversando ciò che sembra accadere. Potresti scoprire dei punti di pace in mezzo al caos se li osservi senza raccontarti storie su come è e come dovrebbe essere. E in quei punti di pace potresti scoprire che c'è un movimento, una intelligenza che è te e che cerca di esprimersi. La incontrerai nel silenzio ed essa ti spiegherà ciò che hai bisogno di sapere. Non troverai soluzioni nella chiacchiera, nel cercare di spiegare, nel cercare di risolvere. Le azioni e le soluzioni sorgeranno invece spontanee da questo silenzio. Non prima. Ricordati questo: molto spesso le nostre storie mentali sono la vera causa della nostra sofferenza. Non ciò che accade, ma le descrizioni che sottendono ciò che accade dentro di noi, nella nostra mente, e più spesso di quanto non crediamo un'azione spontanea che porterebbe alla soluzione non viene dalla mente, né dai ragionamenti, né dalle teorie di altri, dai libri, non da qualcos'altro di differente da noi. Dalla pura presenza sorgono le mille soluzioni. Le cose migliori che mi sono capitate sono nate dal vuoto, sono emerse da un nulla cosciente in base a una domanda che non trovava risposte mentali. E quando mi sono davvero arreso è sempre giunta una soluzione insperata. Quindi prova a fare una domanda a questo vuoto, una domanda che non ha risposte nella mente. E poi aspetta che qualcosa emerga spontaneamente, da dentro o  da fuori di te.

Buona fortuna.

giovedì 15 febbraio 2018

Sul male e sull'andare oltre le cause

Tutto sommato la cosiddetta crescita spirituale, la ricerca interiore e il lavoro su di sé non avrebbero alcun senso se le cose andassero sempre bene. Non ho mai creduto alla favola che qualcuno raccontava a proposito del fatto che si possa crescere attraverso le sole emozioni superiori e una vita perfetta. Un tempo girava questa leggenda nei giri che frequentavo, quando ero ancora a digiuno di tutto, che parlava di illimitatezza, di possibilità infinite e del fatto che più eri vicino a Dio più la tua vita doveva rispecchiare le qualità di Dio: onnipotenza, onniscienza, ricchezza e salute. C'era tutta una scuola su questo tipo di pensiero e ho una montagna di libri introvabili su queste storie di metafisica. Ma col tempo la comprensione di cosa la fede fosse è mutata drasticamente, poiché non importa quanto tu possa essere bravo a manipolare la realtà, c'è sempre il fattore x, quel qualcosa che sfugge al tuo controllo e alla logica infantile del 'tu crei la tua realtà', di cui anch'io fui portavoce per tanto tempo. Perché la vita cambia, le cose finiscono e spesso abbiamo imprevisti, a volte belli a volte terribili. Un giorno uno dei miei maestri mi spiegò chiaramente come in un mondo e in una esistenza tutta positiva non ci sarebbe stato nessun motivo di muoversi. Non avresti domande da farti né nulla da esplorare. La sazietà uccide l'anima, mi disse. E un'altra cosa mi disse. Il dolore crea il contrasto. Senza dolore non vedresti nemmeno la gioia, senza il male non vedresti il bene, perché non ne avresti modo. C'è chi si accontenta di essere arrivato fin qui, all'ammissione della presenza e dell'inevitabilità della sofferenza. Ma a me non bastò neanche questo. Essere in balia degli eventi e della vita non mi bastava, avere fede in un futuro privo di dolore non era per me, così come ad un certo punto non fu più per me l'idea di un Dio che giudica, premia e punisce per qualcosa che neanche sappiamo di aver fatto. Un giorno di tanto tempo fa, con un libro in mano, ebbi una esperienza che mi fece mutare drasticamente lo scopo della mia ricerca. Dal cercare si sistemare qualcosa di evanescente e illogico come l'esistenza 3d al cercare di trascendere questo sogno per vedere cosa c'era sotto. E mi accorsi che una certa logica c'era, inconscia, pigra e addormentata sotto coltri di sogni che appartenevano a un corpo di dolore che non era mio, ma condiviso da tutti. Iniziai a vederne gli strati e le parti. C'era un me ordinario e un me profondo la cui conoscenza si rendeva necessaria per tirarmi fuori dall'automatismo del film che vivevo e del quale sembravo non avere nessun controllo. E il me profondo che qualcuno chiama inconscio e qualcun altro spirito aveva più voce in capitolo del me ordinario. Spesso quest'altro me creava disastri nella realtà. Altre volte creava cose belle. Ma tutto sommato niente sembrava essere gestibile. E così ho dovuto imparare a far pace con una parte di me oscura, pesante e distruttiva, quel qualcosa che rifiutavo di vedere da tempo immemore perché bollata come 'male'. Questa parte l'ho abbracciata, amata e riconosciuta e anche se non è del tutto scomparsa, ho visto che amarla era l'unico modo per averci a che fare. Per poter avere un confronto con lei l'ho dovuta far emergere e a tratti permetterle di fare qualche casino affinché mi portasse il suo messaggio più profondo. E il messaggio era veramente semplice, nonostante tutto. Non rifiutare nessuna delle tue parti. Mettile d'accordo e prova a vedere quale può essere il dono che ciascuna tua parte ti può offrire. Non resistere al male e non cercare di sopprimerlo o ignorarlo, perché il male è sempre una richiesta di amore, un invito a guardare con gli occhi dello spirito e non più con quelli di un essere umano ordinario. Questo significa che non farò niente per cambiare le cose e migliorarle? No. Significa che agirò non più combattendo e cercando di eliminare una parte fondamentale dell'esperienza, ma integrando e amando quanto più posso tutto ciò che vedo là fuori e qui dentro (che non sono separati) come 'nemico'. Significa che imparerò a ritirare dalla mia azione ogni traccia di inconscio, di spinta emotiva, ogni qualsivoglia tentativo di affermare 'me'. C'è chi dice che sia impossibile e che sia solo un sogno il fatto di poterci riuscire, ma a me sembra che sia molto più sensato che rimanere nel sogno quotidiano in cui siamo immersi ventiquattro ore su ventiquattro. Andare oltre il sogno non è facile e bisogna averne una fortissima motivazione. Bisogna essersi stancati del ripetersi delle stesse storie e avere sentore della possibilità di un nuovo modo di esistere. Bisogna essere disposti a rinunciare a tutto il 'bene' e tutto il 'male' che crediamo di vedere là fuori, e posso garantire che non sarà mai un facile sacrificio. Ma allora la felicità? La gioia? Sono o non sono valori da cercare? Anche qui ho dovuto rendermi conto di un fatto. Quando cresci davvero le tue pretese sul fatto che siano le cose e persone là fuori a renderti felice tornano ad essere tuttalpiù un ricordo. Quando vedi chiaramente con quale astuto meccanismo proiettivo fai di qualcosa di ordinario il tuo dio o la tua dea, allora e solo allora ti svegli al fatto che eri sempre e solo tu a farlo. Non era la cosa o la persona là fuori. Quella semmai era la scusa per farlo accadere. E tutta la tua ricerca allora si concentrerà sul cercare di comprendere come fai a farlo. Come fai a innamorarti, come fai ad essere felice, come fai a stare male e a deprimerti e a credere ciecamente che sia sempre l'esterno a fartelo fare. La domanda essenziale che dirigerà la tua ricerca allora sarà non più 'come posso essere felice?', ma 'esiste davvero una felicità senza cause?' Ti auguro di trovare presto questa risposta.

giovedì 18 gennaio 2018

Consenti e segui

Mentre cammino non perdo lo scopo, non perdo la meta. La mia intenzione ferma è uno stato che provo a mantenere a discapito di quello che il mondo sembra fare. Mantengo una vibrazione dominante, una emozione, un pensiero. Mi alleno a fare questo mattina e sera, incessantemente come una preghiera. Molte cose sembrano sistemarsi e a un certo punto inizio a sentire una speciale spinta in una certa direzione, avverto la guida di quel qualcosa che agisce e spinge attraverso di me affinchè io faccia una certa esperienza. Mi ricordo della mia meta, la tengo presente nel mio sentire ma sono anche disposto a rinunciarvi qualora la vita con la sua saggezza mi indichi diversamente. Laddove non riesco a dire 'sia fatta la tua volontà' scorgo il mio attaccamento, il mio aggrapparmi a un simulacro di felicità. E comprendo che tutta la mia infelicità nasce dall'oppormi e dal resistere a un cambiamento di rotta. Ma la vita è più saggia di me, lo spirito ha mete più grandi delle mie. Quindi seguo il consiglio che mi diedero tanti anni fa i miei maestri: 'consenti e segui'. Consenti che le cose vadano diversamente da come ti aspettavi e segui il flusso affinchè possa spiegarti perchè ti ha dato quel che ti ha dato e tolto quel che ti ha tolto. In tutto questo ricordati di essere felice a prescindere, ricordati di sviluppare la capacità di esprimere gratitudine al di sopra di tutto. In quella felicità e gratitudine al di sopra dei fenomeni giace la tua capacità sopita di dirigere il flusso e armonizzare i tuoi bisogni più o meno reali con quelli dello spirito e delle sue mete. Hai questa possibilità e questo dovere: essere felice ed essere grato per ogni attimo in cui i tuoi occhi possono aprirsi e guardare la vita, per quanto strana possa sembrarti. Hai la facoltà di vedere la perfezione e la bellezza in ogni persona, in ogni cosa, in ogni battito del cuore e in ogni respiro per quanto a volte affannoso. Hai il dovere di ricordartelo. E per piacere non credere a nulla se il tuo sentire non è d'accordo. Nel sentire trovi la tua verità, perciò consenti e segui il tuo sentire. Raramente sbaglierai e anche quando ti sembrerà d'aver sbagliato, a posteriori scorgerai che niente era realmente uno sbaglio e tutto era stato guidato ad accadere da un te più grande, da un te più antico. In molti proveranno a convincerti con complesse teorie su come la vita debba andare, su cosa sia la vera felicità, la vera realizzazione, in molti spenderanno fiumi di parole e disegneranno complesse teorie sull'evoluzione, sulla crescita, su ciò che chiamano spiritualità. Ma se c'è una cosa, una sola cosa che posso dirti con certezza è che nessuna di queste complesse teorie può davvero descrivere o prevedere l'andamento della tua vita. Tre sole cose possono darti potere: consentire, seguire e mantenere una salda intenzione. Rinuncia a una di queste tre e vivrai una vita nella quale la sofferenza non troverà mai fine, una vita senza scopo e senza direzione. Se vuoi davvero percepire un senso nell'apparente mancanza di senso e divenire un maestro del caos ricordati queste tre intenzioni. Consenti, segui e mantieni salda la tua intenzione. Buon viaggio.

giovedì 30 novembre 2017

Siate grandi

Da una mail di stamattina è emerso un fatto inquietante. Sono in molti ad avere ancora problemi ad associare la crescita interiore ad un aumento del proprio potere e della capacità di risolvere problemi. Moltissimi ancora fanno fatica a capire che una 'spiritualità' che non ti dia un maggior potere sulla vita non è che un sogno fragile destinato per lo più a consolare animi inquieti (come era solito ripetere anche Sri Aurobindo). Se nel vostro percorso verso quel qualcosa che cercate non è arrivato contemporaneamente anche un miglioramento delle vostre condizioni di vita ed una acquisizione di nuove capacità, forse c'è qualcosa da rivedere. Se siete convinti che la capacità di gestire meglio la propria vita, il proprio rapporto con i soldi e le proprie relazioni non faccia parte di quello che chiamate spiritualità, lavoro su di sè, crescita, beh ripensateci. Non significa certo che vi andrà sempre tutto bene, per carità, né che avrete il controllo totale della vostra vita. Ma se sono 15 anni che 'lavorate' su un problema e il problema non è migliorato, forse c'è qualcosa da rivedere in quello che fate o in come lo fate. E un altro consiglio: non abbiate paura di cambiare disciplina, percorsi, insegnamenti se quelli che avete seguito finora non si sono rivelati efficaci. Non fatevi scrupoli ad abbandonare ciò che non funziona, ciò che promette ma che non mantiene. Non vi fate agganciare dalla setta, dal maestro, dal coach o dal terapeuta che vi vuole convincere che ci vuole un altro po' di tempo, un altro po' di pratica, se qualcosa in voi vi dice di andarvene. Valutate sempre in base ai risultati, anche se i risultati possono essere difficilmente visibili a volte. C'è sempre un sentire preciso e una modificazione della vostra realtà che è testimoniabile direttamente quando seguite un cammino che vi porta a seguire la vostra chiamata. Potranno anche esserci sfide 100 volte più grandi, ma avrete sempre anche possibilità, aiuti e risorse 1000 volte più grandi se il vostro potere è effettivamente aumentato. Tutto il resto è inutile, si mangia anni della vostra vita e vi allontana da voi stessi.
Siate grandi, abbiatene il coraggio.
E che la forza sia sempre con voi.