sabato 9 marzo 2019

I punti di sconnessione, l'autenticità

Non riesci ancora a vedere quanto sia fondamentale la capacità di essere all'interno di te stesso, in osservazione, e quanto sia vitale soprattutto notare quand'è che non ci sei più. Pensavi che bastasse la meditazione a salvarti la vita e a calmare la mente o che una rigorosa disciplina fisica\mentale\spirituale ti avrebbe portato da qualche parte. Magari hai ottenuto qualche capacità sottile, qualche 'potere', magari hai anche un piccolo stuolo di persone che ti seguono. Magari questo stuolo non è neanche tanto piccolo. Ma tutto sommato non hai ancora avuto la meglio sulla meccanicità che ti caratterizza. E da cosa lo puoi vedere? Da tutte le volte che NON CI SEI ed entri in automatico nel giudizio, nella recriminazione, nella lamentela e nel rifiutare il presente così com'è. Non ha davvero la minima importanza praticare o meditare per 6 ore al giorno se le altre 18 le passi immerso nel passato, nel futuro o nell'incoscienza dei tuoi gesti quotidiani, e, sì, anche le tue preziosissime meditazioni e  pratiche spirituali rimarranno inconsce se non impari ad osservarti costantemente mentre le fai e se a intervalli apparentemente random te ne vai nell'inconsapevolezza.  La cosa importante di questi punti di sconnessione dalla presenza è che essi non arrivano mai a caso come alcuni credono, ma secondo una mappa, un disegno preciso del tuo inconscio. E se credi ancora come qualcuno là fuori che l'inconscio non esiste, per favore dagli un'altra possibilità. Queste sconnessioni infatti parlano sempre del perché ti sei addormentato proprio in quel momento e della storia che si stava narrando al di sotto del livello della tua attenzione, quella stessa storia che quando ti addormenti prende piede e TI MUOVE sbattendoti qui e là come una boa in un mare in tempesta. Ed esiste qualcuno che ancora è convinto di avere il libero arbitrio, di aver scelto davvero consapevolmente, CONSCIAMENTE. Ma ad una onesta osservazione di noi stessi per un tempo sufficientemente lungo vediamo chiaramente che siamo e siamo stati sempre stati presi e  mossi da una storia meccanica, iterativa e per nulla originale per gran parte delle nostre vite, e questo include anche tutte quelle storie che parlavano di noi come di esseri più spirituali e compassionevoli, di quelle chiacchiere sul cercare il senso della vita, di sforzarsi di essere migliori, ecc ecc. Per larga parte della nostra esistenza abbiamo fatto il grosso errore di sottovalutare il fatto che quasi tutto quello che chiamiamo IO non era che un meccanismo, incapace di vero amore e vera compassione, perché incapace di pensare ed esistere al di fuori di sé stesso, della sua soddisfazione e dei suoi piccoli limiti, e poco importa quanto abbiamo cercato  di mostrarci amorevoli, sinceri o compassionevoli nella vita esteriore. Per l'IO che adesso crediamo ancora di essere va benissimo essere presenti per un po', ma guai se nel campo di presenza accade qualcosa che ancora giudica come 'sbagliato', 'doloroso', 'ingiusto', 'poco spirituale'. Guai se nel presente c'è ancora qualcosa che 'NON CI DOVREBBE ESSERE'. Ecco allora che se il nostro allenamento non è sufficiente, l'IO che crediamo di essere prenderà il sopravvento invadendo tutto il campo della nostra attenzione e ci sconnetterà violentemente dalla presenza senza che possiamo farci davvero niente, infilandoci in tutta una serie di reazioni automatiche, giudizi, emozioni che non hanno nulla di autentico. A quel punto tutte le tue ore di pratica e di meditazione possono valere meno di zero se non hai accumulato abbastanza presenza nella vita reale.  Eh già. Per quanto ti possa sembrare poco spirituale e poco poetico è proprio un discorso di quantità, più ne fai, più ne accumuli e più sarai capace di non reagire ma rispondere alla realtà. Più ne accumuli più sarai in grado di vedere in profondità le storie che ti racconti e il loro potere di muoverti lungo un copione che non è il tuo. E solo dopo che la quantità di presenza sarà abbastanza grande ti accorgerai da dove arrivano i punti di sconnessione e gli addormentamenti quotidiani dietro i quali magari scrivevi post su Facebook, dicevi 'ti amo' al tuo partner, insegnavi o 'sceglievi' la tua pratica spirituale. Solo con abbastanza energia di presenza potrai raggiungere l'autenticità non meccanica del tuo essere reale, ed esprimere la tua luce.

lunedì 18 febbraio 2019

A monte dei disastri che la sfocatura crea nella vita delle persone sto individuando sempre più chiaramente alcuni temi comuni alle centinaia di persone che mi capita di incontrare per lavoro. Di sicuro quelli che mi hanno colpito di più ultimamente sono stati i temi del narcisismo, della vanità personale, del valutare gli altri in base a un'ideale mentale (e non a un sentire) e dell'incapacità di empatizzare col dolore altrui. Ma senza colpevolizzare i narcisisti patologici con tutta la loro gamma di distorsioni, quello che mi ha colpito è come le storie di chi ha avuto a che fare con un narcisista siano sempre copioni esatti che si replicano in ciascuna relazione, come tornino sempre gli stessi temi, gli stessi tempi, le stesse dinamiche. E' proprio come se le storie della sfocatura fossero indipendenti dal personaggio che le interpreta, o come dice Zeland il copione procede di per sè. La chiave di ogni guarigione, come quella dello sganciamento dal narcisista è quella suggerita da Michael Brown (staccare il messaggio dal messaggero, e non prendersela coi messaggeri, congedare il messaggero una volta colto il messaggio). Un'altra storia interessante che accomuna molti personaggi di mia conoscenza è quella del bambino che non cresce mai, e il fatto che una parte di noi continua a sbattere i piedi per terra perchè vuole qualcosa che la vita non gli dà. Il bambino capriccioso che spesso cade in deliri di grandiosità inventandosi un personaggio e pretendendo che tutti gli credano riconoscendogli la sua grandezza, senza voler fare tutto il lavoro (sulla sua ombra personale) che gli permetterebbe di raggiungerla poi quella grandezza, quel bambino che pretende che tutti lo ascoltino, lo curino, lo coccolino. A monte di tantissimi disastri delle persone c'è un inconscio programmato in questo e in altri interessantissimi modi, che in ogni caso hanno sempre a che fare con la sensazione di grande importanza personale che ci diamo, o con la sensazione di essere un 'me' separato da tutto il resto e non come realmente è, un processo della coscienza che a tutto il resto è connesso, che ha impatto ed è impattato da tutto il resto dell'esistenza. E' molto dura ammettere a se stessi che la storia irreale che costituisce il senso di essere un io separato è informata di dinamiche, di archetipi, di modelli e schemi che tutto sono fuorchè autentici. Non c'è quasi niente di autentico in quello che abbiamo vissuto fin'ora. E questi modelli vanno visti, vanno conosciuti e vanno integrati. Nel migliore dei casi questi modelli vanno ringraziati poichè ci mostrano quanta meccanicità abita dentro di noi, quanta inerzia ancora motiva le nostre scelte, i nostri pensieri e le nostre emozioni. Poco importa se a farcelo vedere sarà la vita, o un terapeuta. Importa invece che siamo abbastanza aperti e abbastanza umili da riconoscere che quello che arriva da fuori compresi gli attacchi, la violenza, le critiche (anche quelle costruttive che non lo sono mai) ci riguarda sempre per quanto possa spesso e volentieri sembrarci di essere vittime di un mondo cattivo. Tutto quello che ci riguarda prende vita dalla proiezione di una delle nostre parti psichiche che non possiamo vedere in nessun altro modo, e questo più che essere tradotto in un delirio di onnipotenza nel quale tutto dipende da me (come vorrebbe il bambino-narciso-delirante o la terribile 'legge di attrazione'), dovrebbe darci una semplice quanto palese consapevolezza:

Tutto ciò che mi accade mi riguarda perchè l'interno e l'esterno sono interdipendenti.



mercoledì 13 febbraio 2019

Quando la presenza non basta

La cosiddetta presenza di cui si parla moltissimo di questi tempi, l'atto di pura consapevolezza, la facoltà di osservare pensieri, di testimoniare le esperienze da un punto di vista neutrale, di distanziarsi dalle emozioni senza identificarcisi sono i paradigmi principali su cui si basa il cosiddetto lavoro su di sé. In molte scuole e in moltissimi gruppi si inneggia a questa capacità della coscienza come quella definitiva, risolutiva, ed essenzialmente come l'unica davvero necessaria e sufficiente a portare a compimento un lavoro su di sé. E anche se questo mi trova essenzialmente d'accordo, ho potuto constatare che molte più volte di quanto io non abbia voluto, questo non è stato sufficiente né per me né per tutti coloro con cui lavoravo. Di sicuro non è sufficiente fino a che la 'quantità' (perché è di una quantità cumulativa che si tratta) di presenza non è abbastanza da permetterci di funzionare senza sforzo in ogni situazione a partire dalla presenza stessa. Altri tre ingredienti sono secondo me però necessari a realizzare una vera e propria alchimia interna, una trasformazione significativa e definitiva. Un lavoro col corpo, che faccia scendere la presenza in ogni singola cellula dell'apparato fisico oltre che irrorare i processi emotivi e di pensiero. Un lavoro con l'energia, poiché senza una comprensione e una gestione dell'energia tutto il lavoro risulterà molto più lento e difficoltoso. Ma soprattutto una comprensione dei meccanismi alla base dei nostri problemi, di come funziona la sfocatura, di quali e quante sono le proiezioni che facciamo sul reale, e serve un vedere (perché di questo si tratta, di vederlo direttamente e senza dubbi) che la realtà risponde ai nostri movimenti interni in maniera diretta. Quest'ultimo per quanto possa dar fastidio ai non dualisti e ai cultori della teoria secondo la quale 'il pensiero è un disturbo da cui liberarsi', è stato un passaggio fondamentale per quanto mi riguarda. "Ci sono volte in cui non vuoi essere pace anche se sai che potresti" scrivevo sull'arte del sentire. Ed è proprio così. Sai che potresti spazzare via le tue storie mentali disidentificandoti, ma non lo fai. Sai che potresti rilasciare, ma non lo fai. E il fatto è che c'è qualcosa in te che non te lo lascerà fare, non ti farà essere presente e ti scollegherà di continuo dal lavoro nonostante tutti i tuoi sforzi, finché non capirà, cioè finché TU NON GLI SPIEGHERAI il perché è necessario fare quel tipo di lavoro. E questa spiegazione gli potrà arrivare solo con una comprensione delle dinamiche e dei processi nei quali si è trovato, in una digestione di tutti i perché a cui non sono state date risposte. Perché dentro abbiamo un bambino capriccioso fatto di passato non compreso che vuole tutto e subito e lo vuole come dice lui. Un bambino che vuole avere ragione. Con questo 'bambino' pieno di ferite ma anche pieno di deliri di onnipotenza e sogni illusori di grandiosità, usare tattiche consolatorie o metodi repressivi servirà davvero a poco. Imporgli una disciplina che non venga dall'amore per quello che si fa sarà utile solo per un breve tempo. A questo bambino dire che deve amare tutti, che deve essere presente, che deve fare Qigong, che deve perdonare i propri genitori e che è tutto illusione non servirà a nulla. A questo bambino va spiegato anche che l'illuminazione non sarà la fine della sofferenza o il paradiso in terra, che una volta raggiunto farà andare tutto bene e realizzerà tutti i suoi desideri. A questo bambino vanno date delle metafore, dei simboli, delle storie e delle interpretazioni. Va data una comprensione logica che purtroppo passa anche per il corpo mentale così umiliato e bistrattato dalla spiritualità diafana che ignora il valore di una vita vissuta nel mondo reale. A questo bambino va spiegato che il mondo non è il suo giocattolo e che la realtà non si piegherà mai a dei capricci ma solo a un intento forte e risoluto che sorge dall'aver compreso a fondo le meccaniche del reale stesso. Solo allora questo qualcuno dentro di noi accetterà di buon grado di fare un lavoro che abbia a che fare con la noiosissima presenza, e solo quando il presente sarà visto come un interessante e continuo esercizio si sarà disposti a stare con ciò che c'è per quanto doloroso e poco interessante possa sembrare. E solo allora si vedranno davvero i propri meccanismi interiori con la risoluzione e la precisione necessarie a effettuare un vero cambiamento duraturo e definitivo.


mercoledì 23 gennaio 2019

Vivere, non vivere, attaccamenti e desiderio

Qualcuno mi scrive:
" ....che la presenza e l'equanimità sono la soluzione a tutti i mali non mi trova più d'accordo, perché io stessa non riesco a distaccarmi da tutto... questo non è più vivere ma lasciarsi vivere Andrea come si può rinunciare a tutto quello che la vita offre e a tutto quello che si desidera ed essere comunque pienamente felici su questa terra, in questa vita c'è da fare tanto e io mi sto perdendo tante cose e questa per te non è una fuga?".
Così mi sono soffermato per diverso tempo a riflettere cosa è che mi stava dicendo questa persona davvero, per poi sorprendermi a constatare per l'ennesima volta ("speriamo che stavolta l'hai capito", sorride qualcuno che mi osserva silenzioso...) che queste lamentele, recriminazioni, rabbie e voci che arrivano dallo sconforto che trapela da certe mail, sono in realtà il riflesso delle mie stesse lotte interiori e delle parti di me in conflitto l'una con l'altra. Allora mi sono domandato dov'è che fossi rispetto a questa cosiddetta ricerca spirituale, e con mia sorpresa ho scoperto che da tempo e nonostante tutti questi anni di lavoro e risultati, in me ci sono ancora due voci contrastanti che sono perfettamente riflesse nella mail di questa amica in difficoltà e nella vita di tutti gli onesti ricercatori. Una voce parla di fede, di flusso e di arrendersi al reale, conscia del fatto che ho sempre avuto tutto ciò di cui avevo bisogno (e onestamente anche molto di più di quello che potevo umanamente desiderare), ma poi si è arenata di fronte al fatto che la vita non sempre andava come avrei creduto o voluto. L'altra è quella figlia di certe scuole di magia, di occultismo o più semplicemente della prospettiva ottimistica della legge di attrazione dove si insegna che puoi avere tutto quello che vuoi se sai cosa vuoi e se mantieni questa immagine al centro della coscienza per il giusto tempo e con il giusto atteggiamento. E anche questa ha avuto le sue conferme e i suoi momenti di gloria. Dopo però c'è stato un constatare che tutto quello che avevo forzato ad arrivare con 'LE TECNICHE' era durato poco, aveva avuto exploit di yang estremo e poi si era esaurito quando avevo smesso di energizzarlo con le FORME PENSIERO e le tecniche, e sebbene questa sia una soluzione a breve termine utile nei casi di crisi, tendo a farne a meno perché ho visto che quello che è arrivato secondo i dettami dello spirito e di ciò che esso cercava è stato invece sempre costante, continuo e in crescita. E non ho dovuto sforzarmi mai. Energizzare infatti richiede allenamento e sforzo e ha anche senso per certe cose, mentre arrendersi e seguire è sempre senza sforzo. Ora il problema della mia amica è che lei crede che arrendersi, consentire e seguire implichi una rinuncia ai progetti, ai desideri e alle cose della vita, e crede che il lavoro sull'intensità sia a conti fatti un lasciarsi vivere rinunciando a tutte quelle belle esperienze che la vita propone bollandole come non spirituali. E per l'ennesima volta non posso che essere in disaccordo con questo che è niente meno che un giudizio su ciò che è spirituale e ciò che non lo è. Nessuno ci chiede di rinunciare a progetti, ambizioni, esperienze, passioni e quant'altro e nessun maestro sano di mente chiederebbe a un occidentale di andare in una caverna a meditare per il resto dei suoi giorni per raggiungere Dio. E non è certo questo che sto facendo io anche se, confesso, ho avuto un lungo periodo nel quale ci ho anche provato, ma i risultati sono stati più o meno un disastro. Quello che stiamo cercando di realizzare è qualcosa che è a metà strada fra la via materializzativa e la via mistica. Da una parte vogliamo realizzare delle cose, vivere tutte le esperienze con la massima intensità ed essere totalmente dentro alla vita. Dall'altra però vorremmo riuscire ad indagare la struttura del reale e notarne le componenti spirituali, i segnali, le indicazioni, le spiegazioni e le mappe che ci vengono fornite dallo spirito ad ogni singolo passo, anche e soprattutto nei passi cosiddetti sbagliati. Non vogliamo più concentrarci a cercare solo di realizzare ogni singolo impulso e desiderio della mente cosciente, esaudire ogni suo capriccio, e quindi soffrire ogni volta che qualcosa che credevamo di volere ci viene tolto. E questo non perché non sia possibile realizzare i propri desideri (certo che lo è..) ma perché a un certo punto dovremmo aver visto che quel vuoto che ci portiamo dentro non viene sanato comunque da niente e da nessuno - là fuori. Da anni invito tutti a fare un bel po' di ricerca ed esperimenti con la cosiddetta legge di attrazione universale (che non è una legge e non è universale, ma tant'è) e a vedere e studiare da vicino i suoi effetti, ma soprattutto invito la gente a verificare di persona il fatto che anche quando funziona, questo non risolve mai del tutto i problemi che abbiamo, non cura davvero il nostro sentire. E se iniziamo un percorso per 'mettere a posto' qualcosa nella nostra vita prima o poi, nelle infinità di tecniche e metodi, ci verrà messo di fronte un quesito che non è tanto 'cosa vuoi?' ma 'chi è che vuole questo qualcosa?'. So che questa domanda a molti sembra una stupidaggine e tuttalpiù una masturbazione filosofica, o come mi disse qualcuno tempo fa 'sono cazzate che ti dici perché la tua vita non ti piace e allora quando non ti piace devi metterti a fare filosofia per trovare un senso...'. Quando però hai avuto più o meno tutto quello che credevi di volere allora forse inizi a chiederti perché non stai ancora bene, perché non sei ancora felice... quando hai avuto più o meno tutto noti che il fascino dell'ottenimento che sia economico, professionale, sessuale, sentimentale o spirituale prima o poi cala, come tutto, e ti ritrovi di nuovo con un vuoto da colmare. Puoi passare la vita a colmare vuoti in maniera sempre più compulsiva e negli anni arrivare a nevrosi sempre più marcate oppure a un certo punto puoi fermarti e farti la domanda delle domande. Chi sono io. Chi è che desidera sta roba e perché? Che senso ha tutto questo? Cosa c'è là sotto? Solo allora inizierà il lavoro vero e proprio, e solo allora magari ti renderai conto che avere cose, persone, ottenimenti e situazioni ideali per quanto auspicabile e anche possibile, non è mai la soluzione definitiva per chi ha una 'divina insoddisfazione', e una ricerca di senso così pressante da non potere essere azzittita nemmeno quando tutto va perfettamente bene. A un certo punto quindi mi sono convinto che la cosa migliore da fare era proprio questa: mentre cerco di realizzare i miei obiettivi, mentre mi do da fare per essere e fare il meglio con ciò che sono e che ho, mi impegno pure contemporaneamente a cercare di disidentificarmi, sganciarmi, ridurre la mia importanza personale e a fare in modo che i miei cosiddetti desideri e bisogni vengano dallo spirito e non da compulsioni, nevrosi, traumi infantili irrisolti o da ciò che il mondo mi dice che dovrei volere. E mi dispongo quindi anche al fatto che certe mie fissazioni non vengano esaudite, accetto che certi miei modi di voler 'pilotare la realtà' (che è da pazzi anche solo a pensarlo vista la sua complessità) siano scoraggiati dalla vita stessa che me lo fa capire molto bene se ho occhi per vedere. Mi dispongo al fatto che il mio benessere reale possa non stare nell'avere tutto e subito e come lo voglio, ma nel fatto che una intelligenza più grande di me possa portarmi dove devo essere quando devo esserci. Per un bel po' ho provato a fare di testa mia, spostando, materializzando, desiderando ossessivamente e ammalandomi nel tentativo di fare le cose a modo mio, quando lo spirito aveva ben altri piani. Per un bel po' io stesso mi sono ribellato a questa insensata ricerca della quiete a prescindere, dell'accettare la mia vita per quello che era, mi sono rifiutato di staccarmi dal risultato. E questo mi ha insegnato ancora una volta che il cambiamento, il miglioramento, la felicità possono essere profondi, reali e definitivi solo e soltanto se si lavora dentro. Il fuori seguirà. Se sposti qualcosa là fuori prima di aver anche solo minimamente spostato qualcosa dentro farai solo casini su casini, rivedendo sempre e solo te, i tuoi conflitti, le tue ombre e potrà andarti anche bene a volte ma quello che otterrai sarà sempre e solo una temporanea soddisfazione, come dopo una dose di droga, che prima o poi finirà lasciandoti di nuovo a terra con un nuovo bisogno da soddisfare.
Se invece impari a reggere la sfida dell'equanimità e ad allenarti costantemente alla presenza e all'intensità prima o poi scoprirai questo movimento, questa danza della realtà che a prescindere dai suoi alti e bassi ti lascerà sereno (se saprai sopportare la serenità che per l'ego è peggio di un incubo). Scoprirai che certi pensieri nell'equanimità diventano più forti, certe intenzioni potenti per il solo fatto di averle avute, e scoprirai che queste intenzioni e desideri non erano roba tua, non li avevi pensati tu ma ti sono piovuti dall'alto. Scoprirai che tutte le esperienze che conseguono da questo stato non saranno mai nulla di meno di tutto ciò che la realtà della vita può offrirti.
Sugli attaccamenti poi ho fatto mia la lezione che mi diede Ooi Kean Hin l'anno scorso quando chiedendogli se un praticante di Zhineng Qigong dovesse davvero rinunciare a tutti gli attaccamenti, le emozioni e così via mi rispose:
"Hey... non vogliamo mica diventare dei pezzi di arredamento o dei santi. Siamo esseri umani, vivi. Quindi limitati a rinunciare a quegli attaccamenti che ti tolgono energia e a quelle emozioni che ti fanno perdere il controllo piuttosto che cercare di diventare un santo".
Stay ever present.

giovedì 10 gennaio 2019

L'orgoglio e l'onestà di dire dove si è

Quanto accettiamo il cambio di paradigma? Sulla carta sono bravo a credere che la mia situazione esteriore abbia a che fare con la mia situazione interiore. Sulla carta. Ma poi quando il mondo che è il mio quaderno degli esercizi mi sottopone l'esercizio, come mai sembra io mi dimentichi tutto? Come mai reagisco ancora alle provocazioni verso ciò che vedo, leggo, sento e che mi capita? Che sia un post su facebook, una notizia al telegiornale o un fatto che mi viene riportato, perché non riesco a ricordarmi la prospettiva e capire che ciò che accade là fuori è infinitamente meno importante di quello che mi accade dentro?

Quando questo accade, in primo luogo non ti giudicare. In secondo luogo ricordati che è una questione di allenamento e di accumulo di una quantità di presenza che finché non è sufficiente non ti permette di vedere gli angusti spazi inconsci nei quali si muovono le forme-pensiero che provocano le increspature che sperimenti come problemi là fuori. Ad esempio in mezzo a tanta gente che supporta e condivide il mio lavoro, a fronte di tanti risultati ottenuti e di tanta roba distribuita a flusso continuo fra le persone reali che vedo e sento ogni giorno, ci sono comunque persone che mi detestano profondamente, scrivono e parlano male di ciò che scrivo o cerco di insegnare. C'è gente che si incazza magari segretamente sul suo blog, sul suo profilo facebook, ed esprime violente opinioni su quello che porto avanti. Per non parlare degli onnipresenti sostenitori del "non-dovresti-farti-pagare-per-insegnare-i-veri-maestri-non-si-fanno-pagare". Quando questo capita, devo ammettere, ho oggettivamente ancora una contrazione allo stomaco e la voglia di mettermi a discutere e spiegare ogni tanto. Oggi però guardandomi onestamente dentro e rimanendo presente senza reagire all'impulso posso vedere CHIARAMENTE ormai che è quel briciolo di auto-accusa, quel barlume di mancanza di autostima e il demone del bisogno di approvazione che stanno creando questi fenomeni e che li tengono in vita. E ogni volta che lo vedo posso lasciarlo andare. Se non posso o non voglio lasciarlo andare è sempre per orgoglio, l'ultimo baluardo di un ego ferito. In questo non ci dovrebbe essere nessuna vergogna, nessuna remora ad ammettere a se stessi e agli altri dove si è davvero, neanche se ci si trova esposti a un pubblico e si insegna qualcosa. Lester Levenson poneva l'orgoglio in cima alla lista delle emozioni negative come il guardiano della soglia che impediva di accedere a coraggio, accettazione e pace, e pregava di rilasciare l'importanza personale o la sensazione di essere l'autore delle proprie azioni, ancor prima di accedere a qualsivoglia funzione superiore. Per fare questo spesso se ne andava di proposito in giro vestito male e sporco, per vedere quanto gli sguardi di disapprovazione e le critiche degli altri ancora lo toccassero. Misurava così nella vita reale le cose che andava insegnando. Questo è l'unico modo di portare gli insegnamenti nella realtà quotidiana. Nel Zhineng Qigong si parla di pratica a occhi aperti, la pratica che si fa 24 ore su 24 oltre a quella formale, negli esercizi. E' facile atteggiarsi a risvegliati, e molto comodo vendersi come arrivati, illuminati, santi. Ma la vita e il livello di armonia da cui siamo circondati sono e saranno sempre l'unico metro affidabile per valutare il nostro livello. La verità del vostro essere non la trovate in quello che credete di essere, non è in quello che vi raccontate.

Il mondo rifletterà puntualmente il vostro stadio di evoluzione\integrazione\pace a ogni passo che fate.

E se non siete ancora in pace e fate ancora cazzate, se vi trovate ancora a reagire e innervosirvi per un post o un commento negativo, se vi trovate ancora ad essere orgogliosi, beh non c'è proprio niente di male.

Non giudicatevi!

Stay Present.


sabato 5 gennaio 2019

Stasera Ore 21: Lester Levenson, l'arte di rilasciare, Attaccamenti\Avversioni
(conferenza gratuita su Zoom)
Esploreremo a fondo un esercizio di rilascio fra i più potenti, insegnatomi da Laura Lucille, discepola diretta di Lester Levenson qualche anno fa e discuteremo a fondo del potere creativo della mente subconscia secondo l'approccio di Lester.
Come al solito il link verrà pubblicato nel gruppo facebook e sul blog mezz'ora prima dell'inizio del web-meeting.
Siateci.


venerdì 4 gennaio 2019

Bisogno di approvazione, update 2019

Tanti anni fa ritenevo che il bisogno di approvazione\attenzione fosse il più grande veleno dei nostri tempi e che, anche e soprattutto nella spiritualità, fosse il motore principale che metteva in cammino tante persone verso gruppi, sette e organizzazioni di qualche genere. Oggi ritengo che sia ancora così e che la cosa sia drasticamente peggiorata. E ho visto anche di non esserne mai stato del tutto immune negli anni passati mentre lo rilasciavo e ne scrivevo. Tempo fa qualcuno con una notevole capacità di osservazione sottile mi fece notare come durante i seminari non dicevo proprio tutto tutto tutto quello che sapevo\sentivo per paura di perdere pubblico, di perdere l'approvazione. Avevo il timore di dire cose reali ma molto scomode perché questo avrebbe ridotto in qualche maniera la mia 'popolarità'. Avevo paura di interrompere vaneggiamenti e divagazioni dei partecipanti per timore di perdere la loro approvazione, e tendevo a dare troppo spazio a gente che non ne avrebbe dovuto avere. Aveva ragione. Così come sempre questo qualcuno mi faceva notare che questo bisogno rifletteva una mia ambiguità di fondo nel porre dei confini fra me e le persone che stavo aiutando e alle quali stavo insegnando qualcosa. Era vero anche questo, e quando mi fu detto mi fece male vedere quanto stavo ancora indietro col lavoro. Poi però questa persona aggiunse anche che se la presenza non è 'abbastanza' non si possono vedere alcuni lati di sé, non importa quanto si sia motivati e sinceri. Ci si può arrivare solo con una quantità e un tempo di pratica sufficienti, perché la presenza è una energia cumulativa e dipende oggettivamente dalle ore dedicate alla causa.
Oggi il fatto è questo: qualcuno si infastidisce perché il tono dei miei post è a volte sarcastico, pesante, arrabbiato, caustico e lontano dall'aura di perfezione che vorrebbe ascrivermi in quanto autore di istruzioni per maghi erranti uno e due. Qualcuno non riesce più a seguirmi tanto è il fastidio provocato in lui\lei da quei post così tremendamente arrabbiati e giudicanti. Qualcun altro si offende perché non approvo il Reiki, o non cito il suo beniamino spiritual\esoterico\mistico del momento e perché non ha la mia benedizione. Altri ancora si lamentano del fatto che insisto sempre su Zhineng Qigong quando invece ci sono cose molto più veloci e che dovrei andare a fare un corso (da loro) di questo, quello e quell'altro che devono assolutamente insegnarmi. Qualcuno mi dà consigli su come migliorare il mio lavoro. Qualcuno mi dice che è un peccato che non parli più di Transurfing e Ho'oponopono e che prima il mio messaggio era più fruibile. Qualcuno mi accusa di essere diventato troppo visibile e troppo personaggio pubblico e che lo sto facendo solo per i soldi. Qualcuno mi accusa di spiritualità pret-a-porter...
Ebbene, è necessario che accettiate il fatto che non sono perfetto, non voglio esserlo, non lo sarò mai e non tendo a voler mostrare una mistificata faccia - da Tolle per vendere meglio il mio prodotto. Un tempo a causa della predominanza del bisogno di approvazione mi sarei anche potuto sperticare in mille e una spiegazione arzigogolata per spiegare il perché e il per come delle mie decisioni, scelte e chiacchiere. Un tempo mi sarei dovuto giustificare: ho fatto questo perché così e colà... ma il problema è proprio che io non sono perfetto e sebbene abbia sperimentato lunghi periodi di pace, centratura e tutto il resto e sebbene pian piano stia tornando a quegli stati, questo è un periodo della mia vita diverso e come tutto quello che porta il flusso io onoro questo periodo e lo vivo in tutte le sue meravigliose contraddizioni. E come ogni buon mago errante parlo SOLO di quello che so, sento e vivo. Perciò se vi inquieta che lo stesso autore delle 'istruzioni' possa aver avuto un brutto periodo di passioni incontrollate, rabbia, depressione, che fumi ancora o che mangi carne, questo è un vostro problema. Non mio. Se vi infastidisce il tono meno pacifico di questi ultimi periodi e vi fa sentire a disagio questo è uno vostro problema, non mio. Se sentite il bisogno di darmi consigli su come migliorare il mio lavoro questa opinione non richiesta è un vostro problema e una vostra proiezione, non mia. L'unica cosa realmente importante sarebbe osservare la quantità di reazioni emotive, giudizi e disagio che le cose scritte vi provocano ed essere presenti ai movimenti del vostro corpo di dolore, che vi fa proiettare all'esterno le cause della vostra sofferenza. Questa è l'unica cosa che conta, non il capire se io sia presente, centrato, in pace, o più o meno illuminato.
Non sono illuminato, non sono un maestro, al massimo un insegnante, e si insegna SEMPRE ciò che si ha più bisogno di imparare. Non sono qui per farvi contenti, per parlare delle cose che vi piacciono o per confermare le vostre opinioni, e tutto quello che dico potrebbe anche essere sbagliato. In fin dei conti sono qui, come sono sempre stato, a condividere con la mia ricerca, la mia esperienza di vita, i miei risultati e con tutte le mia ombre, le mie cadute e le mie risurrezioni e riinizi. Non sono qui per mostrarvi la perfezione (che non ho e che non esiste), né per giustificarmi con voi se qualcosa non vi risuona.

Il giorno che vi sembrerò perfetto significa che sto sbagliando qualcosa.

Stay Present.