lunedì 13 novembre 2017

Attraversare

Lo spirito spinge in direzioni che non sono sempre chiare, anzi a volte la direzione in cui vieni sospinto ha un senso contrario alle tue aspettative. La cosa più difficile da ricordare per un ricercatore è che la logica 'umana' del bisogno di controllo e di sicurezze mal si sposa con l'intensità dell'essere e col suo voler sperimentare. Quando la vita prende direzioni inaspettate, e quando le cose sembrano mettersi male l'unica strategia vincente è la resa a ciò che è. Nella resa impari a sperimentare un diverso tipo di percezione della realtà e quel tipo di percezione può letteralmente salvarti la vita. Quando i fatti diventano molto dolorosi e le immagini mentali cercano di sostenere quello stesso dolore, l'abilità di sganciarsi dal flusso mentale diventa di primaria importanza, ed è una palestra a cui un mago errante non dovrebbe mai rinunciare. Ricordatelo: l'inferno si chiama 'pensare'. Non puoi 'pensare' la soluzione se parli la lingua dello spirito, perchè lo spirito parla in termini evolutivi, di crescita e non di stare meglio o sentirsi sollevati. Lo spirito parla una lingua che contiene vocaboli come grandezza, energia, missione, che richiedono però che si corrano dei rischi.  In questi periodi di passaggio quando sei spinto da forze ignote, la centratura è sedersi e osservare il flusso degli eventi esterni e interni e dimorare in quella sensazione di esistere a prescindere da tutto ciò che accade. Guardi l'esterno e l'interno contemporaneamente come uno spettatore distaccato, e solo questo può darti la forza e l'energia necessarie per attraversare. Non superare. Non risolvere. Attraversare. Non c'è in realtà niente da risolvere se non le tue proiezioni. A costo di essere ridondante ti ricordo la prospettiva: quello che vedi là fuori è un addensamento che per l'80% ha a che fare con la tua condizione interiore, la tua sfocatura inconscia. Niente cambierà là fuori permanentemente se non qualcosa non cambia all'interno.

giovedì 26 ottobre 2017

Zhineng Qigong Online

Sto avviando delle lezioni di Zhineng Qigong online tramite Zoom e Skype. Dagli esperimenti fatti quest'anno ho avuto risultati ottimi quindi se avete necessità di imparare, approfondire o perfezionare la teoria o la pratica fatemelo sapere. Se siete interessati potete contattarmi in privato.
Hunyuan Ling Tong.

martedì 24 ottobre 2017

Crociate

Avendo ancora un bel pezzo di sfocatura su cui lavorare, ci sono poche cose che mi dispiacciono quanto il vedere qualcuno passare il tempo prezioso di questa vita a sparlare, criticare e condurre crociate contro qualcun altro con cui non è d'accordo. Niente mi deprime come l'altrui tentativo di affossare un'idea o un sistema di pensiero che non incontra il suo favore. Dai video di sberleffo agli articoli 'contro', alle citazioni colte più o meno velate volte a mettere in guardia altri da qualcuno o qualcosa considerato sbagliato, pericoloso, poco tradizionale, superficiale o peggio, ogni tentativo di critica nei confronti di qualcuno o qualcosa che non si accorda con le nostre convinzioni e sistemi di pensiero mi riporta a un periodo particolare dei miei inizi, quando ancora facevo pranoterapia e mi dilettavo a tenere piccoli gruppi di lavoro dentro casa. Ricordo che passavo immancabilmente una parte del mio tempo a denigrare coloro con cui non ero d'accordo, con dovizia di nomi, cognomi e citazioni colte dei miei studi che provavano che io avevo ragione e loro no. Spesso passavo tempo a mettere in guardia gli altri su cosa avrebbero o non avrebbero dovuto fare e seguire, e quali erano gli insegnamenti spirituali corretti. Facevo questo nella più totale buona fede, o almeno così credevo. Anche in tempi recenti in fondo le battute del Sananda (Pananda) erano solo una versione un po' più politically correct di un pezzo di ego che non voleva proprio andarsene, quel pezzo che dice 'io ho ragione', 'io ne so di più', 'io sono nel giusto'. Un arrogante e presuntuoso pezzo di sfocatura che dichiara di voler salvare gli altri da ricerche inutili e sofferenza in nome di una presunta verità. Né più né meno dell'atteggiamento delle ben più famose crociate che altri tempi ci hanno raccontato. Ma col crescere dell'intensità diverse cose abbastanza sconfortanti di me mi sono state chiare. Non lo facevo per loro. Lo facevo per me stesso. Per sentirmi forte quando in realtà ero debole e mancavo di convinzione per le mie stesse idee nelle quali cercavo disperatamente di credere. Lo facevo per sentirmi un paladino della giustizia, un Batman della spiritualità. E impugnavo spada e scudo ogni volte che mi si parlava di argomenti newaggiani o pensieropositivisti, ogni volta che qualcuno tirava fuori i bambini indaco o le vite passate. La realtà poi mi ha confermato che non ero paladino di un bel niente, e che io stesso ero passato e uscito da tante di queste pericolosissime deviazioni della spiritualità, uscendone però sempre più forte, accresciuto e più consapevole. Un po' ammaccato magari. Io stesso ero stato un newaggiano che credeva negli alieni che ci sarebbero venuti a liberare, condivideva messaggi sui 'portali di luce', provava a 'canalizzare'. Io stesso avevo parlato a suo tempo di quanto fosse importante la nuova coscienza (ammetto però di non aver mai retto la storia dei bambini indaco), io stesso mi ero occupato di cristalli, chakra, aure e altre di queste cose come molti di coloro che oggi sputano sul piatto dove hanno mangiato e grazie al quale oggi hanno un pubblico che li ascolta. Con il crescere dell'intensità però qualcosa mi urlava di smetterla di dire agli altri cosa fare o non fare perchè così li stavo solo privando della loro libera scelta e della sacrosanta possibilità di imparare attraverso i loro stessi errori perchè, ahimè, è solo così che impariamo davvero. Cadendo e rialzandoci. Ho smesso di parlare di certi argomenti e citare tale o talaltro personaggio o tecnica quando ho smesso di essere in quelle frequenze e ho preferito dedicarmi ad altro, ma questo non è più la scusa per portare avanti crociate contro ciò che non è più nella mia esperienza.  Inoltre ho capito chiaramente che laddove cercavo di affossare era perchè avevo poco da dire io in proposito, avevo poca energia, poca esperienza reale e poco o nessun potere su ciò che la sfocatura mi diceva di fare (prendere per il culo gli altri e parlarne male). Ho capito che in realtà sminuendo altri tentavo di rafforzare il mio senso di identità, la mia importanza personale. E ho così iniziato a portare il messaggio che ritenevo più utile per gli altri senza mettermi in guerra contro nessuno, perchè 'guerra non fa nessuno grande (Yoda)' e perchè preferisco dare energia a ciò che voglio portare al mondo anzichè darla al 'nemico' là fuori (che altri non è se non la mia proiezione di ciò che non va e non accetto di me). E dunque alla fine ho smesso di cedere al lato oscuro, nonostante vedere che ancora mi dà così fastidio significa né più né meno che ho ancora molto lavoro da fare.

mercoledì 11 ottobre 2017

Da un ritiro di Zhineng Qigong (Agosto 2017)

"Se volete fare un grande salto, iniziate a vedere con quante cose vi identificate. Quante ragioni esteriori sembrano essere la causa della vostra felicità. E iniziate a vedere che voi non siete tutto questo. Si chiamano attaccamenti. Le persone ordinarie vivono dando per scontati questi attaccamenti come ragioni di vita e finchè questi funzionano bene, finchè il mondo si accorda con la loro concezione di 'bene', sono felici. Ma questa felicità è fugace e per lo più soltanto un meccanismo. Sarete felici soltanto finchè il mondo si comporterà come volete voi. C'era un uomo col quale abbiamo lavorato, un ricco imprenditore cinese con un brutto tumore al fegato. La sua sofferenza era iniziata con la perdita di una parte del suo patrimonio che da 7 miliardi era sceso a 2 e viveva questo come un grande fallimento. Stava male, beveva, era arrabbiato e produceva tossine, quindi quando ci chiese dei trattamenti di Qigong per guarire la situazione era già molto grave. Noi gli dicemmo che per prima cosa avrebbe dovuto cambiare totalmente la sua mente e le sue convinzioni, senza un cambiamento mentale non può esserci una vera guarigione. Molti praticano per anni senza guarire, sperimentano sensazioni di qi, vedono l'energia ma non guariscono. Perchè? Perchè le convinzioni di fondo non sono cambiate, il sistema di riferimento non è mai cambiato. Se volete fare un salto dovete iniziare a smettere di dare importanza a tutto ciò che vi identifica, a tutti i vostri 'io' e 'mio'. Il 'mio' conto in banca, il 'mio' partner, il 'mio' lavoro, i 'miei' soldi. Tutti questi attaccamenti rendono inquieta la vostra mente, illudendovi che sarete felici solo finchè quelle cose resteranno vostre. Quel miliardario era così. Aveva una bella casa una bella macchina e una bella e giovane moglie e diceva che era tutta roba 'sua'. Ma noi gli chiedemmo, cos'è davvero tuo? Puoi dimostrarcelo? E lui tirava fuori i documenti che attestavano il matrimonio, il possesso della bella casa, della bella macchina. Ma questa è illusione, questo è attaccamento, questi sono solo pezzi di carta. Niente in questa vita è davvero vostro e niente dura per sempre. Ecco perchè l'unica via d'uscita reale dal dolore è iniziare a vivere senza attaccamenti, ritirando le proiezioni e le identificazioni con tutto ciò che crediamo di essere, compresa questa faccia, questo corpo. E' solo così che arrivate al vostro vero Sè, alla tranquillità. E' così che sperimentate una vera felicità, una mente serena e una libertà reale. Ed è questo il vero obiettivo di Zhineng Qigong. Usate la pratica per calmare la mente e le emozioni, e per sganciarvi gradualmente dall'importanza che date a tutto quello che accade nella vostra realtà. Rinunciate ai vostri attaccamenti. Quell'uomo non volle farlo, per lui era troppo difficile. E' morto e poco dopo sua moglie si è velocemente risposata. Imparate a  non legare mai il vostro senso della vita a ciò che chiamate 'io' o 'mio', questo atteggiamento vi porterà rapidamente verso il vostro vero Sè, verso la guarigione, e verso la libertà."

(Lu Zhengdao, Dolomiti Bellunesi, Agosto 2017)

martedì 26 settembre 2017

Per i maghi erranti in difficoltà

Sono tempi in cui è necessario ritirare l'attenzione all'interno e smetterla di sprecare energie in ciò che è superfluo. In questi tempi l'assalto delle 'distrazioni', delle 'tentazioni' al lato oscuro e il tentativo di certe forze di spostare l'attenzione in un milione di diverse direzioni è costante e in continuo aumento. Questo non dovrebbe spaventare un ricercatore, ma dovrebbe spingerlo a mettere in atto una modalità 'risparmio energetico', nella quale cercare di non essere agganciato dai mille stimoli a cui è sottoposto. Stimoli emotivi soprattutto. Il centro di un discorso di crescita in energia e potere sta tutto nel fatto di imparare a non essere condizionati da ciò che crediamo essere così importante per le nostre vite. Ogni volta che le emozioni hanno il sopravvento stiamo perdendo un quantitativo immane di energia vitale, la stessa che dovrebbe andare a nutrire gli organi, il corpo. La stessa che dovrebbe dare forza ai nostri progetti e pensieri. Ogni volta che qualcosa là fuori o qui dentro cattura la nostra totale attenzione, una parte della nostra energia viene investita inconsciamente a dare sostanza a ciò cui abbiamo dato attenzione. E' una regola di base della realtà. Ecco perchè dovremmo diventare essenziali. Smetterla di investire in azioni, pensieri ed emozioni che non hanno alcuna utilità. Smettere di credere di aver bisogno di questo o quello. Qualsiasi pensiero o emozione che non riguardi specificatamente la soluzione di un problema nel momento presente andrebbe evitato, e soprattutto dovremmo ignorare ogni 'impulso' ad agire che non venga da un nostro preciso intento. Qualsiasi movimento che dissipa l'energia andrebbe ridotto gradualmente a zero, imparando a spostare l'attenzione su qualcos'altro. Sul centro calmo sempre presente che si trova proprio al di sotto di tutti i pensieri, le emozioni e le sensazioni corporee. Sono tempi in cui è necessario imparare a fare a meno di cose, persone e situazioni che ritenevamo essenziali per la nostra sopravvivenza, se vogliamo trovare quel centro e rimanerci il più a lungo possibile. Data la criticità e la velocità di trasformazione cui è sottoposta la realtà in questo periodo è fondamentale riuscirci. Questo è un momento nel quale è di vitale importanza incorporare la consapevolezza che niente e nessuno 'là fuori' ci renderà felici. Lo abbiamo letto sui libri. Lo abbiamo detto spavaldi ad amici e conoscenti nel tentativo di sembrare migliori e più spirituali. Ma qui la spiritualità non c'entra più. E' diventato essenziale coltivare una coscienza indipendente dagli eventi della vita, è un fatto di pura sopravvivenza. La realtà sta diventando un guazzabuglio di problemi che sembrano progressivamente più complessi, e lo rilevo da molte delle persone con cui ho a che fare le quali mi fanno capire che la loro vita sta diventando sempre più difficile. La mia sensazione è che tutto ciò accada proprio per costringerci a cercare la soluzione all'interno e non più, come abbiamo sempre fatto, all'esterno. Non è un altro lavoro che ci salverà e ci toglierà l'insoddisfazione di vivere. Non è un'altra storia d'amore, né un'altra passione che ci darà la quiete. Non è un altro corso di spiritualità che ci darà la soluzione. Non stiamo male perchè siamo peccatori o perchè non siamo allineati a principii spirituali, al bene supremo o altre di queste idiozie. Stiamo male perchè non conosciamo la nostra vera natura e le nostre potenzialità di coscienza e crediamo di essere vittime di tutto quello che accade dentro e fuori di noi. Stiamo male perchè un denso strato di convinzioni inconsce ci separa dal vero sè, il centro della quiete, il vuoto da cui possono sgorgare le vere soluzioni. Il mio consiglio allora è, in tempi in cui tutto sembra crollare, non cercate sollievo all'esterno. Non investite di nuovo la vostra energia vitale in qualcosa che è mutevole e finirà, come tutto finisce. Provate a iniziare una ricerca di quel qualcosa che rimane sempre con voi in ogni situazione. Una quiete pura, cristallina, non influenzata da ogni evento. Cercate quel qualcosa che sta sempre lì. Quel qualcosa potrebbe essere l'inizio della vostra liberazione.

sabato 2 settembre 2017

Intensità

L'essere cerca intensità. Così iniziava il piccolo libro della centratura. Forse oggi avrei usato parole leggermente differenti rispetto a quelle di due anni fa, eppure la sostanza non è cambiata. Che lo si chiami essere, anima o Sé, la sostanza non cambia affatto. L'essere vive attraverso ogni esperienza di vita, positiva e negativa. Non ho mai inteso l'intensità come emozioni positive o esperienze 'belle'. Non perché la bellezza non sia contemplata nella ricerca di questo nostro Sé più grande ma perché in effetti in quelle frequenze non c'è più distinzione fra bello e brutto, fra male e bene, fra piacere e dolore. Questa è la più difficile e dolorosa consapevolezza da far nostra se vogliamo sperare di essere di più di ciò che realmente siamo. L'unica speranza che abbiamo per vivere una vita più vasta, con più potere, è proprio rinunciare a ciò che rende piccola, contratta e pesante la vita stessa e cioè tutti i nostri giudizi su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere. Tutte le nostre presuntuose certezze su ciò che il mondo e gli altri, compresi i nostri partner, amici o compagni, dovrebbero o non dovrebbero essere. E questo sfida la ragione, sfida le certezze umane e il nostro affidarci ad esse. Sfida i nostri bisogni di approvazione, controllo e sicurezza. Ma è solo andando contro questi e percependo il terrore che deriva dall'essere senza punti di riferimento interni, che possiamo scoprire l'illusorietà di quel terrore e il fatto conclamato che proprio quel terrore è lì solo per difendere la piccola isola che il concetto che abbiamo di noi stessi ha costruito. E l'intensità è quella capacità necessaria per godersi il viaggio, qualsiasi cosa questo viaggio sembri portare. E' la capacita di essere senza attaccamenti e senza avversioni, la voglia e la volontà di non perdersi nulla eppure di non possedere nulla. Essere nell'intensità prima o poi ti porta a vivere un fatto straordinario, ancor più straordinario se pensi che era sempre stato sotto il tuo naso. Che tu non sei questo corpo, questi pensieri e queste emozioni. Non sei questa vita. Che oltre ad essere più grande hai anche più possibilità e capacità. Ma questo fatto non sarà e non potrà essere un ragionamento filosofico né una convinzione mentale. Sarà una realtà vissuta nella carne, e a quel punto essa avrà già iniziato a cambiare la tua esistenza mostrandotene le reali dimensioni.


sabato 12 agosto 2017

Un augurio

C'è un momento nella vita in cui devi accorgerti di essere una storia già raccontata. Qualunque sia la situazione che vivi - una malattia grave come un innamoramento, un successo come un totale disastro - ci deve essere a un certo punto una presa di coscienza del fatto che niente è sotto il tuo controllo, niente sembra dipendere da "te". Questo accade specialmente quando la storia raccontata si ripete, più volte, con attori differenti ma con lo stesso svolgimento di sempre. E vedrai queste ricorrenze, queste ripetizioni costanti di contenuto, e se non sei proprio sordo, forse una o due domande inizierai a fartele. Ma prima di questo momento non potrai mai avere anche soltanto una vaga idea di perchè metterti a fare un lavoro su te stesso. Prima di questo momento cercherai sedativi. Crederai al prossimo farmaco, alla prossima terapia energetica, alla prossima storia d'amore. Crederai al prossimo figlio, al prossimo lavoro, alla prossima materializzazione con la legge d'attrazione. E finchè non toccherai il fondo del barile, finchè non ti accorgerai che ti stai prendendo in giro, non ci sarà mai un barlume di consapevolezza in te, non esisterà mai in te quella voce che dice 'ci dev'essere un altro modo'. Finchè non noterai che tutto è destinato a svanire e a mutare nel tempo, cercherai di cucire i tuoi 'per sempre' addosso a persone, luoghi, ottenimenti, ricordi, futuri possibili, illudendoti che quella sarà la volta buona. Finchè non vedrai che gli inizi e le fini, che l'eccitazione e la depressione, che lo yin e lo yang sono strettamente interconnessi, continuerai a sognare quei 'per sempre' che ti renderanno sempre, costantemente infelice. Quindi io ti auguro di capire che niente e nessuno potrà mai renderti felice e pienamente realizzato, non importa quanto perfetto e promettente ti sembri. Ti auguro di comprendere che tutto quello che ti accade prima di questo momento è figlio di memorie che agiscono attraverso di te, spingendoti a desiderare (o a non desiderare) certe circostanze, e che quelle memorie andranno da sole per la loro strada, richiamando corpi di dolore, associandoti con vibrazioni simili alle loro e rendendoti attore inconsapevole di qualcosa che è già stato visto un miliardo di volte. E forse un giorno vedrai che non c'è davvero qualcuno che puoi chiamare seriamente 'io' senza che questo sollevi una moltitudine di quelle stesse memorie che accampano diritti di possesso della tua attenzione. Forse un giorno comincerai a farti la domanda più importante di tutte, "Chi diavolo sono io?", e ti auguro che qualsiasi risposta pronta la mente vorrà fornirti tu la metterai da parte, continuando a chiederti cos'è che ti spinge a fare ciò che fai, cos'è che muove i fili dell'esistenza, e se questo possa mai essere modificato. E ti auguro anche di trovare quella quiete, quella consapevolezza di un istante eterno che metterà a posto tutti i tasselli e ti renderà davvero libero. Ti auguro di trovare quell'io che non ha bisogno di nulla se non di stare con quello che c'è. Ti auguro di essere eternamente felice senza cause.