sabato 2 settembre 2017

Intensità

L'essere cerca intensità. Così iniziava il piccolo libro della centratura. Forse oggi avrei usato parole leggermente differenti rispetto a quelle di due anni fa, eppure la sostanza non è cambiata. Che lo si chiami essere, anima, o Sé, la sostanza non cambia affatto. L'essere vive attraverso ogni esperienza di vita, positiva e negativa. Non ho mai inteso l'intensità come emozioni positive, o esperienze 'belle'. Non perché la bellezza non sia contemplata nella ricerca di questo nostro Sé più grande ma perché in effetti in quelle frequenze non c'è più distinzione fra bello e brutto, fra male e bene, fra piacere e dolore. Questa è la più difficile e dolorosa consapevolezza da far nostra se vogliamo sperare di essere di più di ciò che realmente siamo. L'unica speranza che abbiamo per vivere una vita più vasta, con più potere, è proprio rinunciare a ciò che rende piccola, contratta e pesante la vita stessa e cioè tutti i nostri giudizi su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere. Tutte le nostre presuntuose certezze su ciò che il mondo e gli altri, compresi i nostri partner, amici o compagni, dovrebbero o non dovrebbero essere. E questo sfida la ragione, sfida le certezze umane e il nostro affidarci ad esse. Sfida i nostri bisogni di approvazione, controllo e sicurezza. Ma è solo andando contro questi e percependo il terrore che da l'essere senza punti di riferimento interni che possiamo scoprire l'illusorietà di quel terrore, e il fatto conclamato che proprio quel terrore è lì solo per difendere la piccola isola che il concetto che abbiamo di noi stessi ha costruito. E l'intensità è quella capacità necessaria di godersi il viaggio qualsiasi cosa questo viaggio sembri portare, è la capacita di essere senza attaccamenti e senza avversioni, la voglia e la volontà di non perdersi nulla eppure di non possedere nulla. Essere nell'intensità prima o poi ti porta a vivere un fatto straordinario, ancor più straordinario se pensi che questo fatto era sempre stato sotto il tuo naso. Che tu non sei questo corpo, questi pensieri e queste emozioni. Non sei questa vita. Che oltre ad essere più grande hai anche più possibilità e capacità. Ma questo fatto non sarà e non potrà essere un ragionamento filosofico ne una convinzione mentale. Sarà una realtà vissuta nella carne, e a quel punto essa avrà già iniziato a cambiare la tua esistenza mostrandotene le reali dimensioni.


sabato 12 agosto 2017

Un augurio

C'è un momento nella vita in cui devi accorgerti di essere una storia già raccontata. Qualunque sia la situazione che vivi, una malattia grave come un innamoramento, un successo come un totale disastro, ci deve essere ad un certo punto una presa di coscienza del fatto che niente è sotto il tuo controllo, e praticamente niente sembra dipendere da "te". Questo accade specialmente quando la storia raccontata si ripete, più volte, con attori differenti ma con lo stesso svolgimento di sempre. E vedrai queste ricorrenze, queste ripetizioni costanti di contenuto e se non sei proprio stupido, forse una o due domande inizierai forse a fartele. Ma prima di questo momento non potrai mai, e sottolineo, mai avere anche soltanto una vaga idea del perchè metterti a fare un lavoro su te stesso. Prima di questo momento cercherai sedativi. Crederai al prossimo farmaco, alla prossima terapia energetica, alla prossima storia d'amore. Crederai al prossimo figlio, al prossimo lavoro, alla prossima materializzazione con la legge d'attrazione. E finchè non toccherai il fondo del barile, finchè non ti accorgerai che ti stai prendendo in giro, non ci sarà mai un barlume di consapevolezza in te, non esisterà mai in te quella voce che dice 'ci dev'essere un altro modo'. Finchè non noterai che tutto è destinato a svanire e a mutare nel tempo, cercherai di cucire i tuoi 'per sempre' addosso a persone, luoghi, ottenimenti, ricordi, futuri possibili, illudendoti che quella sarà la volta buona. Finchè non vedrai che gli inizi e le fini, che l'eccitazione e la depressione, che lo yin e lo yang sono strettamente interconnessi, continuerai a sognare quei 'per sempre' che ti renderanno sempre, costantemente infelice. Quindi io ti auguro di capire questo: che niente e nessuno potrà mai renderti felice e pienamente realizzato, non importa quanto perfetto e promettente ti sembri. Ti auguro di comprendere com'è accaduto a me, che tutto quello che ti accade prima di questo momento è figlio di memorie che agiscono attraverso di te, spingendoti a desiderare (o a non desiderare) certe circostanze, e che quelle memorie andranno da sole per la loro strada, richiamando corpi di dolore, associandoti con vibrazioni simili alle loro, e rendendoti attore inconsapevole di qualcosa che è già stato visto un miliardo di volte. E forse un giorno vedrai, come ho visto io, che non c'è davvero qualcuno che puoi chiamare seriamente 'io' senza che questo sollevi una moltitudine di quelle stesse memorie che accampano diritti di possesso della tua attenzione. Forse un giorno comincerai a farti la domanda più importante di tutte, "Chi diavolo sono io?", e ti auguro che qualsiasi risposta pronta che la mente vorrà fornirti, la metterai da parte, continuando a chiederti cos'è che ti spinge a fare ciò che fai, cos'è che muove i fili dell'esistenza, e se questo possa mai essere modificato. E ti auguro anche di trovare quella quiete, quella consapevolezza di un istante eterno che metterà a posto tutti i tasselli e ti renderà davvero libero. Ti auguro di trovare quell'io che non ha bisogno di nulla se non di stare con quello che c'è. Ti auguro di essere eternamente felice senza cause.

domenica 30 luglio 2017

Nessun metodo ti ci porterà

Tutta la tragedia e tutto il dramma delle nostre vite è legato alla sensazione di essere un 'io' separato da tutto ciò che esiste e dalla sua perenne sensazione di temporaneità. E questo è qualcosa che viene col pacchetto 'essere umano', dicono. Eppure tempo fa mi accadde di essere 'fuori dal tempo' per qualche giorno, dopo alcuni fortuiti incontri e certe pratiche intense, e in qualche modo era una sensazione strana, spiacevole... qualcosa in me non riusciva a starci comodo in quell'assenza di tempo che scorreva, in quell'eterno presente nel quale tutta una giornata sembrava solo un lungo minuto. Non riuscivo a pensare, non riuscivo a non essere espanso, e mentre guidavo per andare a tenere una lezione di Qigong mi domandavo come fosse accaduto che quella sensazione di temporaneità e precarietà fosse sparita. Forse era autosuggestione? Forse era un disturbo psicologico?  Eppure in quello stato non c'era alcuna gravità, nessun dramma, nessun problema da risolvere. Non esisteva più la sensazione che la vita fosse qualcosa che prima o poi doveva finire. Non esisteva a dire il vero nemmeno più la percezione di essere una persona con una vita. C'erano solo fenomeni, ricchi, intensi, bellissimi nonostante la loro ordinarietà. C'era una sensazione di connessione e interazione con tutto il creato. Quindi, mi dissi, dato che non era neanche la prima volta che capitava, tutto sommato questa sensazione di separazione può non essere così inattaccabile, può non essere come tutti dicono, innata nell'essere umano. Quando la percezione di unità e non separazione iniziò a scemare (con mio enorme dispiacere) iniziai a ripercorrere le tappe di ciò che avevo fatto per arrivarci - o almeno di quello che credevo mi ci avesse guidato in quel particolare periodo. Ma mentre ero chino sul diario a scrivere, qualcuno in me storse il naso, contrariato. Di solito quella è la sensazione che usano i miei spiriti guida per invitarmi a comunicare con loro. Allora li contatto:

Loro: "Pensavi di farne un metodo non è vero?"

Io: "... pensavo di capire come ci sono arrivato..."

Loro: "La grazia è qualcosa che si può capire, secondo te?"

Io: "...non la grazia... in sè... il modo, la scala su cui mi sono arrampicato per arrivarci, credo di sapere come."

Loro: "Credi! Tu Credi! Ma quand'è che la smetterai di fare qualcosa con quella testa lì. Ecco il segreto, ecco come ci sei arrivato: non c'è nessun metodo, devi solo fermare qualsiasi movimento interiore, qualsiasi azione, qualsiasi tensione."

Io: "è un paradosso quindi, non posso cercare di smettere di fare...non posso adottare un metodo per smettere di fare..."

Loro: "C'è qualcuno che può spiegartelo meglio di noi, apri il libro alla tua sinistra, aprilo a caso"

(Il libro è William Samuel, guida alla consapevolezza e alla quiete profonda)

"La metafisica nel mondo
Tutte le scuole di metafisica, a un certo punto del loro percorso di istruzione, esortano la persona in difficoltà a individuare il “pensiero” specifico che l’ha resa malata e infelice. Poi, in generale, insegnano che l’opposto di quel pensiero è l’unica “Verità” da «tenere a mente» per risanare la situazione. Innegabilmente, questo approccio karmico “funziona” al livello del problema apparente, l'identificazione con la personalità (ed è questa l’arena in cui quasi tutti iniziamo la ricerca della Realtà), ma non è qui la risposta definitiva.Questi procedimenti metafisici hanno fatto i loro giorni. La loro influenza si è già sentita in giro per il mondo; i loro risultati sono attualmente visibili sotto forma di un’esperienza del mondo scissa in una dualità autoreferenziale: positivo-negativo, reale-irreale, bianco-nero, Oriente-Occidente, ricchezza-povertà, bene-male, spirituale-materiale, credenti-atei, progressisti-conservatori, capitalismo-comunismo, insomma un mondo completamente diviso e suddiviso contro se stesso, dentro e fuori. Benché sappiamo, nostro malgrado, ciò che sembrerà accadere in questo caos positivo-negativo, questo ha ben poca importanza, perché nessuna delle apparenti suddivisioni ha a che fare con l’Essenza Trascendente, il Regno non diviso e non giudicato che si trova proprio là dove sembra sussistere il frammentato giudizio personale con il suo spettro di angoscia!"

Loro: "alla fine ti dovrai arrendere all'evidenza che tutto questo andirvieni esiste solo in virtù del fatto che sei convinto della solidità incorruttibile di questo IO..." 

(risate loro)




mercoledì 19 luglio 2017

Sono con voi - Mere

“Sono con voi”, che cosa vuol dire esattamente?
Quando preghiamo e ci dibattiamo interiormente con un problema,
siamo realmente sempre ascoltati, malgrado la nostra insensibilità e le
nostre imperfezioni, ed anche malgrado la nostra cattiva volontà ed i
nostri errori? Sei tu che sei con noi?
Sei tu nella tua coscienza suprema, quale forza divina impersonale e
forza dello yoga, oppure tu, Madre, in un corpo fisico con la tua
coscienza fisica? È una presenza personale realmente al corrente di ogni
nostro pensiero e atto oppure una forza anonima? Puoi dirci in che
modo sei presente in noi? È detto che tu e Sri Aurobindo  formate una
sola e stessa coscienza, ma esistono due presenze personali, quella di Sri
Aurobindo e la tua. Sono due cose distinte svolgenti ciascuna la propria
particolare missione?

Sono con voi perché io sono voi e voi siete me.
Sono con voi vuol dire un’infinità di cose, perché sono con voi a tutti i
livelli, su tutti i piani, dalla coscienza suprema fino alla più fisica. Qui, a
Pondicherry, non potete respirare senza respirarmi. La mia presenza
impregna quasi materialmente il fisico sottile e si stende fino al lago, a
dieci chilometri da qui. Al di là, può farsi sentire nel vitale materiale, sul
piano mentale e ovunque sugli altri piani più elevati.
Quando sono venuta qui, la prima volta, ho avvertito l’atmosfera di
Sri Aurobindo, l’ho sentita materialmente, a dieci miglia dalla costa,
miglia marine, non chilometri. Fu all’improvviso e molto concretamente;
era un’atmosfera pura, luminosa, leggera, leggera che ti sollevava...
Molto tempo fa Sri Aurobindo fece affiggere dappertutto nell’Ashram
la nota che tutti conoscete. “Agisci come se la Madre ti osservasse,
poiché, in verità, Ella è sempre con te.”
Non è una semplice frase, non sono parole, ma un fatto. Sono con voi
in un modo assolutamente concreto, e coloro che hanno la visione
sottile mi possono vedere.
In modo generale, la mia Forza è qui, costantemente all’opera,
spostando continuamente gli elementi psicologici del vostro essere per
stabilire nuove relazioni e precisare i diversi aspetti della vostra natura
affinché possiate vedere quello che dev’essere cambiato, sviluppato o
soppresso.
Ma oltre ciò, esiste un legame particolare, personale fra voi e me, fra
me e tutti coloro che si sono volti verso l’insegnamento di Sri Aurobindo
e mio, ed allora le distanze non contano più, potete essere in Francia o
all’altro capo del mondo che questo legame rimane vero e vivo. Ed ogni
volta che mi giunge un richiamo, ogni volta che si rende necessario che
io venga edotta di qualcosa, per mandare una forza, un’ispirazione, una
protezione o qualsiasi altro aiuto, mi arriva come un messaggio,
improvvisamente, ed allora faccio il necessario. Queste comunicazioni
mi possono arrivare in qualsiasi momento; più d’una volta mi avete visto
fermarmi all’improvviso in mezzo ad una frase, in mezzo ad un lavoro. È
qualcosa che mi giunge, una comunicazione; allora mi concentro.
Con coloro che ho accettato come discepoli, a coloro a cui ho detto
“sì”, esiste qualcosa di più di un legame, esiste un’emanazione di me
stessa. Questa emanazione mi avverte sempre quando sia necessario,
per dirmi quello che sta succedendo. Infatti sono continuamente al
corrente, ma tutte queste comunicazioni non restano iscritte nella mia
memoria attiva, ne rimarrei sopraffatta, la coscienza fisica agisce come
un filtro; le cose vengono registrate su di un piano sottile, e rimangono
là allo stato latente, come una musica registrata senza essere suonata, e
quando ho bisogno di sapere con la mia coscienza fisica, mi collego con
questo piano sottile e il disco gira. Allora vedo come stanno le cose, il
loro sviluppo nel tempo, il risultato attuale.

E se per una ragione qualsiasi mi scrivete richiedendo il mio aiuto e io
vi rispondo “sono con voi”, ciò vuol dire che la comunicazione diviene
attiva, che v’inserite nella mia coscienza attiva, per un certo tempo, per il
tempo indispensabile.

E questo legame fra voi e me non è mai interrotto. Vi sono persone
che hanno lasciato l’Ashram molto tempo fa, in stato di ribellione, e
malgrado ciò continuo ad essere al corrente, ad occuparmi di loro. Non
siete mai abbandonati.

In verità, mi sento responsabile di tutti, anche della gente che ho
incontrato per qualche secondo nella mia vita. Adesso ricordatevi d’una
cosa: Sri Aurobindo ed io siamo sempre una sola e una stessa coscienza,
una sola e una stessa persona. Solamente, quando questa forza o questa
presenza, che è la stessa, passa attraverso la vostra coscienza individuale,
riveste una forma o un’apparenza differente secondo il vostro
temperamento, la vostra aspirazione, i vostri bisogni, il giro particolare
del vostro essere. La vostra coscienza individuale è come un filtro, un
orientatore, se la frase mi è permessa, essa fa una scelta e fissa una
possibilità nell’infinità delle possibilità divine. In fondo, il Divino, dà
esattamente ad ogni individuo quello che l’individuo si aspetta dal
Divino. Se credete in un Dio lontano e crudele, sarà per voi un Dio
lontano e crudele perché per il vostro supremo interesse sarà necessario
che sentiate la collera divina; sarà Kali per gli adoratori di Kali, e la
beatitudine del bhakta. Sarà la Conoscenza assoluta di coloro che
ricercano la Conoscenza, l’Impersonale trascendente degli Illusionisti22,
sarà ateo con l’ateo e l’amore di colui che ama. Sarà un amico fraterno e
vicino, un amico sempre fedele, sempre sicuro, per coloro che lo
sentono come guida interiore di ogni movimento, di ogni minuto. E se
credete che può tutto cancellare, cancellerà tutte le vostre colpe, tutti i
vostri errori, instancabilmente, e ad ogni istante potrete sentire la sua
Grazia infinita. In verità il Divino è quello che vi attendete da Lui nella
vostra profonda aspirazione. E quando si entra in quella coscienza, 
nell’infinita moltitudine dei rapporti col Divino e con gli uomini, 
tutte le cose sono viste di un solo sguardo, si vedrà come tutto è meraviglioso,
 in tutti i particolari.

Osservando la storia degli uomini si può vedere l’evoluzione che il
Divino ha compiuto in relazione a quello che essi hanno capito, voluto,
sperato, sognato, quanto Egli fosse materialista col materialista e quanto
ogni giorno cresca, si faccia più vicino, più luminoso, nella misura in cui
la coscienza umana viene ampliala. Ognuno è libero di scegliere. La
perfezione di questa varietà senza fine delle relazioni fra uomo e Dio
attraverso la storia del mondo è una meraviglia ineffabile.
E tutto ciò rappresenta un secondo nella manifestazione totale del
Divino.

Il Divino è con voi secondo le vostre aspirazioni. Questo non vuol
certamente dire che debba piegarsi ai capricci della vostra natura
esteriore – parlo della verità del vostro essere. E ancora, si modella
qualche volta sulle vostre aspirazioni esteriori e se, come il devoto,
vivete in quelle alternative di separazione e di amplesso, d’estasi e di
disperazione, il Divino si allontanerà da voi o si avvicinerà in accordo con
quanto crederete. L’atteggiamento è quindi molto importante, anche
l’atteggiamento esteriore. La gente non sa ancora bene sino a che punto
la fede è importante, quanto la fede sia miracolosa, creatrice di miracoli.
Perché se ad ogni momento vi aspettate d’essere elevati ed attirati verso
il Divino, il Divino verrà ad aiutarvi e sarà vicino a voi, sempre più vicino.

(parole dagli scritti di Mère e Aurobindo)

venerdì 14 luglio 2017

Non sappiamo niente

Ci siamo proclamati insegnanti, maestri, istruttori, terapeuti. Ci siamo messi addosso un vestito che giustificasse quello che facevamo: insegnare, dire agli altri come vivere e quali erano le frontiere dello spirito. La gente ci ha creduto e ha cominciato ad ascoltarci, rapita. Quello che vedevano in noi era la speranza che esistesse un modo di vivere privo di sofferenza, o che almeno questa sofferenza avesse un qualche senso. E noi eravamo i paladini di quel senso, ci siamo sentiti a lungo così. Siamo e siamo stati le nuove rock-star. Alcuni più tradizionali e prudenti, più pop, altri più alternativi, spregiudicati, senza peli sulla lingua, più grunge. E abbiamo iniziato a crederci anche noi. Abbiamo pubblicato libri, tenuto conferenze, abbiamo parlato di questa robaccia spirituale talmente tanto a lungo che alla fine ci abbiamo creduto ciecamente. E allora vedevamo principii dovunque, vedevamo regole, schemi, simboli, archetipi e non la realtà. Vedevamo non più persone, ma fiori di bach, tipi psicologici, genealogie da costellare. E ci siamo persi i fenomeni reali. Le persone, le loro storie, i loro problemi, la vita insomma. Ci siamo studiati qualche tradizione, qualche disciplina e vi abbiamo aderito ciecamente costruendoci su una professione di tutto rispetto. Che male c'è? Nessuno infatti. Se non che ci abbiamo creduto troppo a lungo. E non usciamo più di lì. Applichiamo a tutto i sutra, i veda, i vangeli, cercando di spiegare tutta la realtà attraverso le parole di qualche illuminato (o presunto tale). Prendiamo per buono tutto quello che hanno detto Osho, Aurobindo, Maharshi o Nisargadatta e tentiamo di valutare il reale in base a queste favole. A queste storie. Sono tutte storie che ci raccontiamo (o che si raccontano attraverso di noi, perché no) delle quali abbiamo poca o nessuna esperienza diretta. Però, dato che siamo insegnanti, istruttori o terapeuti, dobbiamo avere fede cieca in ciò che diciamo di professare. E professando le grandi verità spirituali, la ricerca è finita, il flusso si è fermato e le nostre esperienze dirette della verità, ammesso che esista, rimangono appannaggio di pochissimi attimi fuggenti. Poi la vita ci ha traditi. Ci ha delusi. In qualche modo la vita ci ha spiegato che non esistono gli schemi che stanno sui libroni, non esistono precise distinzioni tra i corpi sottili o regioni di energia puramente positiva, non esistono periodi tranquilli e in generale niente che si possa inscatolare. Che il pensiero non crea la realtà, o non sempre perlomeno. La realtà ha fatto qualcosa che non ci aspettavamo insomma. Lavoravamo sulla salute e siamo peggiorati, lavoravamo sui soldi e siamo rimasti senza una lira. E' il fattore 'x' quello che onestamente nessun maestro può rivelarvi perché altrimenti perderebbe immediatamente tutti i suoi adepti. Che cioè la vita è imprevedibile. La vita è mutevole. La vita è una forma che cambia di continuo. E allora, noi insegnanti, scrittori, divulgatori di verità presunte assolute che cosa sappiamo in realtà? Niente. Cosa insegniamo in realtà? Niente. Cosa possiamo garantire? Niente. L'unica cosa che impariamo e insegniamo forse, l'unica prospettiva reale è "Essere maestri del disordine". Elevarsi al di sopra di ciò che accade, trovare un centro di quiete, una prospettiva infinita che si trova al centro del nostro essere e oltre tutte le 'storie' della spiritualità più o meno tradizionale. E quel centro è percepibile, quella quiete oltre tutto ciò che è mutevole si può trovare. Quella quiete che non è più nemmeno pace ma semplicemente esistenza pura nella sua piena intensità. Del resto possiamo solo fornire schemi, mappe e indicazioni vaghe e imprecise. Di tutto il resto possiamo solo supporre. Il resto sono e saranno sempre e solo storie che raccontiamo.

lunedì 12 giugno 2017

Rumori di fondo

Sri Aurobindo metteva il silenzio mentale, la capacità di sganciarsi e di osservare in piena coscienza l'attività della mente, come primo passo del lavoro e, dopotutto, non posso che essere d'accordo con lui. Questo è il primo imprescindibile passaggio e anche forse uno dei più ostici. Di sicuro uno dei meno sottolineati. In un'epoca nella quale si cerca tanto l'effetto speciale, la dimostrazione, nella quale si condisce tutto con parole come "quantico" e "divino", in un momento storico in cui sta aumentando il rumore generato da promesse e chiacchiere, pochi si accorgono di quanto il silenzio interiore e la capacità di discriminare quali siano le forze che ci attraversano siano alla fine gli strumenti più importanti da coltivare. Siamo attraversati infatti da ogni genere di informazione a livello sottile, informazioni che provengono da tutto ciò cui siamo esposti giornalmente, ivi incluse le parole dei libri che leggiamo, dei nostri guru e insegnanti. Siamo esposti a ciò che accade nella società, in famiglia, nelle cerchie delle relazioni. Siamo esposti a forze collettive e quasi del tutto inconsce, a movimenti di energie che molti di noi possono solo immaginare. Tutto questo va a nutrire un rumore di fondo che fa da substrato a molta della nostra attività mentale. Un pensiero salta fuori da chissà dove, magari mosso da una di queste forze delle quali non sappiamo nulla, e diciamo 'io ho pensato questo'. Un impulso si fa vivo e inizia a spingere il corpo verso il suo compimento e diciamo 'io ho questo impulso'. Siamo davvero convinti che sia 'io' a star dietro a tutti questi fenomeni apparentemente fuori controllo, ma ad una osservazione più attenta prima o poi verrà fuori la triste verità. Questo 'io' che diciamo di essere ha pochissimo o quasi nessun potere sull'attività mentale, pochissima o nessuna influenza su certi impulsi irrazionali, men che meno sulle emozioni. Questo 'io' che diciamo di essere può al massimo arrivare a percepire questo rumore di fondo generato della sofferenza e dell'inconsapevolezza umana ma poi non sa che fare quando arriva a vedere a quella profondità, e spesso cade nel sonno, arrendendosi all'inconsapevolezza e all'impossibilità di sganciarsi da quel rumore così seduttivo. In realtà la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri pensieri non sono nostri, ma emergono da quel marasma che continuamente ci attraversa. Il fatto che riteniamo ci sia un 'me' dietro quelle azioni e pensieri e il motivo per cui lo riteniamo si fanno chiari solo con la pratica del silenzio interiore, anche se possono volerci anni per accorgersi del subdolo meccanismo. Ogni volta che un pensiero o un impulso sorgono dal marasma, la nostra attenzione vi aderisce completamente e ci identifichiamo automaticamente con ciò che è sorto. Non mettiamo nemmeno in discussione la certezza che sono proprio 'io' ad aver avuto quel pensiero, 'io' ad avere quella spinta a fare qualcosa. In realtà ogni nostro pensiero e azione parlano sempre della nostra sfocatura e mai di quel presunto 'io' che vorremmo ingenuamente ritenere l'autore delle nostre azioni. In un primo tempo questo mi terrorizzava, perché mi accorgevo sempre di più che 'io' sembrava non avere una volontà propria, sembrava non avere davvero altra possibilità che non arrendersi all'inconsapevolezza ogni volta che qualcosa fuoriusciva dal rumore di fondo per presentarsi alla coscienza e reclamare attenzione. I primi tempi di pratica ricordo bene che il rumore aumentava a dismisura e si faceva insopportabile, come se, una volta guardato direttamente, chiedesse di essere visto con ancora più violenza. Nonostante tutto però, un potere questo 'io' lo aveva. Anzi due, mi accorsi. Il primo era che 'io' potevo sempre dirigere l'attenzione dove volevo e ritirarla da dove non volevo. Il secondo era che 'io' potevo mantenere una ferma intenzione anche laddove il rumore di fondo si faceva insostenibile. L'intenzione di non agganciarmi, di ricordarmi che 'io' non ero ciò che guardavo. Ed emergeva materiale, pensieri, emozioni, intuizioni, visioni, luci, colori, suoni, ricordi. E ad ogni strato che emergeva rinnovavo la mia intenzione di non agganciarmi e di non aderire alla storia che la mente sembrava raccontare, dando attenzione piuttosto che al pensiero e all'emozione del momento, a quello spazio gentile, accogliente e sempre presente sul cui sfondo sembrava agitarsi tutto questo mare di fenomeni. Con il tempo questo approccio iniziò a ridurre e dissolvere il rumore, portando a volte alla sua completa scomparsa. E il lavoro era più simile all'arare un campo piuttosto che al cercare di soddisfare ogni mia tendenza del momento, realizzare i miei desideri, o raggiungere illuminazione e risveglio. Soprattutto a un certo punto mi fu palese che il problema serio non era il raggiungimento del silenzio ma il riuscire a mantenerlo nella vita reale quando il rumore prodotto dalle circostanze si faceva assordante e tendeva a farmi cadere sempre di più in quello che era un lungo sogno dove la sensazione di 'io' si mescolava irrimediabilmente alle emozioni e ai pensieri che mi attraversavano. E un bel giorno di qualche anno fa mi si presentò agli occhi la cruda verità, che se non c'è in noi questa ferma determinazione di andare oltre questo rumore di fondo non siamo che pupazzi in mano all'inconsapevolezza. Ho dovuto vedere e toccare con mano il fatto che è un lavoro che va avanti tutta la vita, e che è solo da quei momenti di quiete che posso vedere quanti impulsi di origini differenti si agitano in quel marasma cercando di accampare diritti di proprietà e di spingere la vita in ogni direzione. Ed è solo in quella quiete che posso vedere davvero e con chiarezza da dove originano. E' un lavoro noioso, stancante, che non ha la pretesa di regalare salti quantici o miracoli improvvisi, ma è l'unico lavoro, a mio parere, in grado di regalare la facoltà di scelta sul proprio destino, sulla propria linea di vita. E' un lavoro che insegna a non aderire a ogni pensiero ed emozione, e che dopo anni mi ha fatto capire cosa intendesse Lester Levenson quando affermava che ogni pensiero e ogni emozione sono di fatto delle limitazioni, che ogni tendenza non è nient'altro che la nostra abitudine a rispondere a pensieri ed emozioni come se fossero nostri. E' il lavoro maestro che mi ha insegnato che fondamentalmente di 'mio', in me stesso, c'è davvero poco fin quando non imparo a dirigere l'attenzione e a rinnovare la purezza dell'intenzione di andare verso il silenzio. Non è stato un passaggio facile tuttavia. Ad ogni passetto in avanti che facevo c'era sempre più forte in me la voce della sfocatura che recalcitrava urlando "Questo non è giusto! Non è responsabile! Questi sono i tuoi pensieri, le tue storie, questo è tutto il tuo passato e quello dei tuoi antenati. Questo è ciò che tu sei! La sofferenza è normale! Questo è quello che fanno tutti, e chi sei tu per voler essere diverso? Che ne sarà di te senza tutto questo?". Ed era tutto vero. In quella massa di forze psichiche c'era tutto ciò in cui la gente credeva, e in cui io credevo fino a poco prima. C'erano tutte le soap opera, la violenza, l'ingiustizia, le credenze, i nemici, l'importanza personale, le condanne e le recriminazioni che ogni essere umano ascriveva alla vita, perchè 'così è la vita'. In quel guazzabuglio c'era la sommessa convinzione che nella vita non siamo che pupazzi in balia degli eventi e che questo non si può affatto cambiare. E qualche volta capita ancora che io ci creda, lo ammetto. Capita ancora che la sfocatura mi tenti a cadere nella convinzione che non abbiamo nessun potere. Ma un potere ce l'abbiamo, anzi ben due: il potere di dirigere l'attenzione e quello di rinnovare la nostra intenzione. Con il tempo e con la pratica quotidiana questi due potranno portarci fuori da ogni cosiddetto problema e magari, un giorno, scopriremo davvero cos'è quell''io' che credevamo di essere. 

sabato 13 maggio 2017

Perchè lo fai?

Perché fai un percorso 'spirituale'? Perché cerchi quello che cerchi? Rispondi onestamente. La maggior parte di noi vedrà, se osserva con sincerità, che il pensiero primario dietro il cercare è solo e soltanto lo 'stare meglio' o il 'risolvere un problema'. Crediamo che la spiritualità debba risolvere i nostri problemi fisici, psicologici, emotivi ed economici e, in un certo senso, ne avrebbe anche la possibilità. C'è anche chi cerca l'illuminazione, il risveglio, la consapevolezza, senza avere la minima idea di cosa significhi o con un'immagine mentale da fumetto ricavata da qualche libro. E dunque quando si diventa cercatori, come anche io sono stato per moltissimi anni (più di 20) il 'cercare' diventa compulsivo e irrefrenabile, ci sembra di aver trovato il motivo della nostra esistenza, appunto il cercare. Ogni nuovo corso regala un'ondata di adrenalina, di emozioni positive, risuoniamo con l'autore del momento, il conferenziere del momento, e viviamo una specie di innamoramento che è tanto più forte quanto più proiettiamo su quella figura tutte le nostre mancanze e i nostri vuoti. Tutti gli innamoramenti in fondo non sono che questo. Un ego a cui manca qualcosa e che cerca di completarsi attraverso un altro ego. E per un po' abbiamo anche quella chimica specifica dell'innamorarsi, quelle belle sensazioni. Lui è il mio guru, il mio maestro. Ho trovato ciò che cercavo. Ma in realtà non abbiamo 'trovato' proprio un bel niente, se non, forse, un altro piccolo tassello di qualcosa che era già integralmente e inevitabilmente dentro di noi. Poi arriva la progressiva disillusione, il guru ha dei difetti come tutti i normali esseri umani, la nostra aspettativa salvifica viene progressivamente delusa nella misura in cui scopriamo un normale umano, con qualche capacità e potere magari, ma pur sempre un umano. Le pratiche non le facciamo con costanza. Non ci piacciono le pratiche, sono faticose, ripetitive, noiose e non portano nessuna di quelle esperienze meravigliose di cui abbiamo letto sui libri, nessuno dei risultati che cercavamo. E allora a livello subconscio perdiamo interesse, e cambiamo percorso, cerchiamo un altro maestro, un altro libro, un’altra tecnica e ricominciamo tutto da capo. Di innamoramento in innamoramento, di delusione in delusione quello che facciamo è spostare la nostra attenzione su quello che verrà dopo e sulla forte sensazione di novità. Questo è ciò che facciamo con la spiritualità e, in linea di massima, con moltissime relazioni, ivi inclusa quindi quella con l'insegnante\guru\maestro. Questa è la via dell'ego che cerca per non trovare mai, cerca per avere 'belle sensazioni', effetti speciali, stati di rapimento mistico ed estatico. Ma, dopo tutti questi anni, ho dovuto arrendermi alla constatazione che tutti questi sono solo effetti collaterali di qualcosa di molto, molto più importante. Ed è qualcosa che non incontra molta popolarità, poiché stuzzica e irrita proprio il soggetto in questione. Lo dirò molto brevemente. Se non abbiamo accettato il totale sacrificio della nostra personalità, di quell'importanza personale che intossica ogni azione che facciamo, anche la più spirituale, non andremo molto lontano in quanto a crescita e a 'risultati'. Se non c'è un lavoro sul carattere e una progressiva disintegrazione delle forme pensiero di auto-referenzialità, egocentrismo, egoismo ed eccesso di 'me', se non si accetta di perdonare integralmente chi sembra averci ferito, se non si toglie importanza ai propri desideri, e se non si dà battaglia momento per momento alla sensazione di essere un io con il suo lato oscuro, non succederà mai assolutamente niente. Non sarà la nuova tecnica a guarirci, non sarà il nuovo guru, il nuovo risvegliato-neo-advaita o l'ultimo maestro di Qigong o meditazione a darci ciò che cerchiamo. Ciò che cerchiamo si trova solo distruggendo le pareti della cella in cui ci siamo più o meno consciamente confinati. Questa cella è la nostra personalità, e con essa la nostra importanza personale. Questa cella è il centro da dietro le cui sbarre osserviamo il mondo. Si chiama ego, la sensazione di essere qualcuno separato da tutto il resto. Coincide con la mente, con il pensare compulsivo, con l'analisi costante, la chiacchiera continua di 'cose spirituali' e ahimè coincide con il cercare. L'ego cerca per non trovare mai, appunto. In questo non vi è nulla di 'male'. Tuttavia questa non sembra a mio parere essere la via d'uscita. La via d'uscita è la resa totale e incondizionata delle proprie tendenze latenti e inconsce, un lavoro meticoloso, noioso, un lavoro assolutamente poco mistico e del tutto privo di fascino per l'ego che cerca innamoramenti e belle sensazioni. E dovremo andare anche oltre la ricerca di questi premi che pensiamo costituiscano il risultato della crescita interiore. Premi come la ricchezza, il lavoro dei tuoi sogni o l'anima gemella. Chi vi ha detto che questi sarebbero stati i risultati della ricerca vi ha mentito probabilmente, e se sono stato io a dirvelo vi chiedo scusa, anche io ero vittima di questo abbaglio. Poi ho capito, dopo molto lavoro, che i 'doni' che pure la coscienza elargisce, non sono altro che riflessi dell'espansione della nostra consapevolezza, che non sono lo scopo del percorso. E ho potuto appurare chiaramente che non c'è nulla da aspettarsi, nulla da cercare, c'è solo una parete da demolire per allargarsi, essere sempre più coscienti e percepire una fetta di realtà più vasta, con tutto quello che
ne consegue. E non fate l'errore che ho fatto io per anni di attaccarvi al maggior potere che deriva dalla vostra espansione di coscienza, non vi attaccate a quello che sembrate 'ricevere'. Non fate l'infantile errore di credere che Dio vi premi per gli sforzi che fate per essere buoni. A mio parere non c'è nessun Dio che ci premia perché siamo stati bravi a rinunciare all'ego, non c'è una ricompensa che qualcuno ci dona per aver neutralizzato il nostro karma negativo. Siamo noi che espandendoci permettiamo alla coscienza (che è ciò che siamo) di essere di più e che rinunciando ad attaccamenti, avversioni, opinioni e giudizi permettiamo all'infinito di penetrare dentro la nostra
esistenza. Ma abbiamo bisogno di rinunciare a tutto quello che crediamo sia un percorso spirituale e, cosa ancora più difficile e impopolare, abbiamo bisogno di iniziare ad amare la vita così come si presenta ai nostri occhi. So per esperienza diretta quanto questo possa sembrare difficile, so quanto possa dare fastidio e quanto nella nostra testa (la testa dell'ego) siano già partite tutta una serie di eccezioni giustissime per ciascuno di noi, che raccontano perché per noi è impossibile amare ciò che c'è in questo momento davanti a noi. Tuttavia la strada dell'equanimità è davvero l'unica che possa abbattere le mura di quella cella che ci siamo costruiti. Il nostro perché dovrebbe gradualmente essere trasformato da "lo faccio per ottenere un risultato" a "lo faccio perché sono stufo, esausto di essere 'io'". Io con tutti i miei desideri. Io con tutti i miei bene e male, con tutte le mie opinioni sulla realtà, sul mondo, sul risveglio e la spiritualità. Io con le mie dita puntate verso i miei persecutori e le mie braccia attorno ai miei innamoramenti, io spinto dai capricci della mia personalità. Per uscire dalla cella, questo 'io' deve avervi veramente stancato, nauseato, e questa nausea sarà nettamente percepibile solo ed esclusivamente quando avrete vissuto abbastanza delusioni e quando abbastanza innamoramenti saranno naufragati nel nulla di fatto. Forse quel giorno ne avrete piene le scatole, vi arrenderete del tutto alla vita così com'è e smetterete di investire la vostra 'ricerca' di aspettative infantili. E forse quel giorno le pareti della cella crolleranno con un fragoroso rumore lasciandovi attoniti di fronte a un nuovo stato di coscienza, un altro livello del videogioco, una dimensione più larga, sì, ma anche questa da lasciar andare.