lunedì 4 giugno 2018

La vera guerra

 
La vera guerra si cela dentro. E le guerre percepite all'esterno non ne sono che il riflesso. In un passaggio del libro rosso di Jung, l'anima apostrofa la disperazione del suo cercatore (Jung stesso) durante l'attraversamento di un deserto (esistenziale? simbolico?) con una frase terribile eppure definitiva:

 

"Non sai che la via verso la verità si apre solo a chi lascia da parte ogni intenzione?"


In questo sta il nostro conflitto primario, nella nostra mancanza di fede nell'esistenza. Soffriamo perché vogliamo in qualche modo controllare la realtà e dirigerla, come ho cercato di fare anch'io per anni (con qualche buon risultato a dire il vero). Eppure le cose migliori della mia vita non sono mai emerse da volontà, intenzioni, ma dal vuoto di idee, quando non avevo speranze né possibilità. E allora mi sono arreso, e qualcosa è successo. Recita uno dei dodici passi dell'ho'oponopono:


"Io sono l'io. Io avanzo dal vuoto verso la luce, io sono il respiro che nutre la vita. Io sono quel nulla, quella vacuità che va oltre tutta la coscienza".


E' da lì che escono tutte le soluzioni, dal vuoto. E molti pensano e insegnano ancora che l'ho'oponopono sia 'creare la vita che desideri' senza mai chiedersi chi è che desidera e perché. La vera guerra è interiore, è quel conflitto che origina dal volersi affidare a quell'io più grande che è nel vuoto e avanza verso la luce, di cui fino a un certo momento non abbiamo alcun sentore, volendo però mantenere le fissazioni e i desideri di quell'io piccolo attraverso cui guardiamo il mondo, magari definendoci pure 'spirituali' perché quell'io piccolo si è identificato in un maestro, in una scuola o in una pratica. Si crede che il percorso sia unicamente una scalata da A a B fatta di esercizi, meditazioni, rituali per arrivare definitivamente da qualche parte. A pochi è chiaro che la via diviene trasformativa solo nella misura in cui quell'io piccolo rinuncia gradualmente a sè e alle cose che crede di volere e di essere. A pochissimi va di farlo, e anche a chi ha iniziato spesso sorge il dubbio (come a Jung nel libro rosso, e a me una infinità di volte) se non stia facendo una stupidaggine, perché quale uomo sano di mente rinuncerebbe al controllo sulla realtà, alle sue idee, ai suoi concetti di giusto e sbagliato?


Soffriamo essenzialmente per l'incapacità di vedere oltre le nostre sfocature, e creiamo conflitti per il tentativo di difenderle a spada tratta senza accorgerci che sono solo storie che ci raccontiamo. E per difenderle faremmo guerra a chiunque le minaccia. Prendi un qualunque spiritualista e prova a mettere in discussione ciò in cui crede magari portando anche esperienze reali, e vedrai con quanta violenza cercherà di difendere il suo guru, la sua ideologia. Ecco perché abbiamo conflitti. Esterni o interni importa poco. La guerra interiore può terminare solo se finalmente la smetto di difendere l'io piccolo con i suoi dogmi e gli infiniti intellettualismi (anche e soprattutto spirituali) e inizio ad accettare che sono più di quello, quel di più a cui Jung ha voluto dare il nome di anima, del quale nulla possiamo sapere se prima non c'è un certo grado di rinuncia alle proprie certezze, un riconoscimento di quanti strati ci compongono. La guerra cessa quando inizio ad accettare che posso non avere il controllo di tutto, che tutte le mie teorie sulla realtà possono essere errate o approssimative e che comunque c'è un disegno, un senso che inizia a farsi percepibile nella carne e non più solo come teoria. E questo appare proprio quando rinuncio a tutto questo marasma di cose che credo di sapere. A quel punto quando saprò, comprenderò e sentirò questo, non avrò più bisogno di difendere alcunché, né avrò bisogno di dimostrare. Permetterò alla vita e alla realtà di darmi conferma o smentita di ciò che è davvero la cosiddetta 'verità'. Solo a quel punto guerre interne ed esterne cesseranno. Quel giorno probabilmente, quando saremo capaci di dire 'sia fatta la tua volontà, non la mia' cesserà questa sofferenza che ci portiamo dietro come esseri umani.

 

lunedì 14 maggio 2018

Ombre e Istruzioni 2.0



Iniziai a scrivere Istruzioni 2.0 in un momento di grande dolore e paura, mentre tutto intorno a me si sgretolava e la mia mente faceva presagi nefasti sul futuro. La cosa peggiore che mi sia capitata, il periodo più brutto della mia esistenza. In quella fase gli spiriti guida con cui intrattengo un bel rapporto da ormai 10 anni iniziarono a dirmi cosa dovevo o non dovevo scrivere sul libro che uscirà a giugno, ma una frase mi colpì più delle altre.

"Tu hai voluto questo. Tu hai dovuto attraversare il disastro per avere le parole per scrivere come si esce dal disastro. Senza questo disastro quel libro non avrebbe avuto nessuna energia". È molto difficile ammettere di volere disastri nella propria vita, e ce ne sfugge il senso se non ne vediamo la funzione squisitamente didattica. Personalmente non ho potuto scorgerne la funzione mentre ero mangiato dalla sofferenza, che non era una normale sofferenza come mi spiegavano loro, ma qualcosa di molto più antico che era emerso dalle profondità del mio subconscio. E quel qualcosa non poteva essere rilasciato con una tecnica, né alleviato con un sedativo. Quel qualcosa che era uscito era una delle mie 'ombre'. Per essere chiari, il rapporto di intensità fra un normale stato negativo e una più profonda ombra è di 1 a 1000. Quindi non c'era verso di rilasciare, evitare, rasserenarsi con pensieri spirituali o sentirsi meglio con qualunque altro palliativo. L'ombra è qualcosa che si mostra per essere integrato e amato, non eliminato. Può essere attraversato solo tramite un’esperienza e non processato a livello mentale. E amare la propria ombra non è una roba da poco... prima ho dovuto sospendere ogni storia che mi raccontavo, poi ho dovuto ammetterne l’esistenza, che era parte di me, con tutto il suo contorno di bruttezze e bassezze, e poi alla fine ho dovuto capitolare e ammettere che non importava quanto in alto pensassi di essere arrivato, non importava quanto in pace e in centratura fossi stato nei mesi precedenti al disastro. Questo nodo doveva rivelarsi ed essere processato. Non è che avessi sbagliato qualcosa, mi dicevano. Anzi "è proprio perché adesso puoi gestirlo che ti si è messo davanti agli occhi". Quando hai gli strumenti poi gli strumenti vanno affinati, messi alla prova e usati. Per questo dico sempre alla gente di non dire mai 'sono qui, sono lì, sono risvegliato, sono felice...' perché spesso questo si traduce in una messa alla prova di ciò che si afferma di aver raggiunto. E di certo io sono stato messo duramente alla prova. Ovviamente la prova non è andata benissimo. Non avevo raggiunto che un milionesimo di quello che sembrava ma, mi dicevano loro, non è questo il punto. Il punto è avere la pazienza, l'umiltà e il coraggio di ammettere che il lavoro non è mai terminato. Che mesi di pace ed equanimità erano solo un temporaneo traguardo e, spiegavano, più sali verso il cosiddetto 'alto', più diventi 'cosciente', più la parte buia, inconscia e in ombra tenderà a salire per essere guardata, processata e, appunto, amata. Questo è il nostro lavoro, è ciò per cui lo spirito ci paga. Amare la propria ombra significa accettarla, senza condizioni, e cercare di non stare sempre lì a farsi quella nefasta domanda: "ma quanto durerà???". È un processo organico, quasi biologico, coi suoi tempi le sue fasi e i suoi modi. E cosa scopri alla fine? Scopri che c'è qualcosa di intoccato dal dolore, qualcosa che permane. Scopri una quiete al disotto di tutti i fenomeni. Scopri una sorta di invincibilità e scopri che quasi tutto quello che la mente ti racconta in proposito sono bugie. Ma di questo ho parlato nel libro che esce a breve. È stata durissima ma, ammetto, ne è valsa la pena.

 



mercoledì 21 marzo 2018

Nessuna strategia

Non adottare nessuna strategia di fronte ai cosiddetti 'problemi', è un approccio yin al vivere. La sola cosa da fare è essere presenti al proprio dolore, al proprio malessere come alla propria felicità. Gli stati interni sono energia, e nell'osservarli sospendendo il giudizio e la storia personale, togliendo potere alla mente di superficie che cerca di spiegare, analizzare e razionalizzare, compiamo l'unico vero atto terapeutico che esista. La differenza fra chi ce la fa ad attraversare e chi no, fra chi cambia definitivamente e chi no, sta in questo coraggio di essere consapevoli dello stato di pura energia che queste emozioni-sensazioni sono. Anni fa con una insegnante del metodo di Lester Levenson mi trovai di fronte a questa potente domanda di rilascio: 'puoi smetterla di essere così intelligente e furbo da sapere tutto quello che credi di sapere sul tuo problema? Puoi permettergli di essere qualcos'altro? Puoi lasciar andare tutte le storie che ti stai raccontando?' E immediatamente ci fu un momento di pace, un punto fermo dove nulla sembrava più muoversi. E in questo punto di pace avvenne uno spostamento.
Allora per una volta prova a non adottare nessuna strategia nei confronti di ciò che accade, prova a entrare nel flusso semplicemente vivendo e attraversando ciò che sembra accadere. Potresti scoprire dei punti di pace in mezzo al caos se li osservi senza raccontarti storie su come è e come dovrebbe essere. E in quei punti di pace potresti scoprire che c'è un movimento, una intelligenza che è te e che cerca di esprimersi. La incontrerai nel silenzio ed essa ti spiegherà ciò che hai bisogno di sapere. Non troverai soluzioni nella chiacchiera, nel cercare di spiegare, nel cercare di risolvere. Le azioni e le soluzioni sorgeranno invece spontanee da questo silenzio. Non prima. Ricordati questo: molto spesso le nostre storie mentali sono la vera causa della nostra sofferenza. Non ciò che accade, ma le descrizioni che sottendono ciò che accade dentro di noi, nella nostra mente, e più spesso di quanto non crediamo un'azione spontanea che porterebbe alla soluzione non viene dalla mente, né dai ragionamenti, né dalle teorie di altri, dai libri, non da qualcos'altro di differente da noi. Dalla pura presenza sorgono le mille soluzioni. Le cose migliori che mi sono capitate sono nate dal vuoto, sono emerse da un nulla cosciente in base a una domanda che non trovava risposte mentali. E quando mi sono davvero arreso è sempre giunta una soluzione insperata. Quindi prova a fare una domanda a questo vuoto, una domanda che non ha risposte nella mente. E poi aspetta che qualcosa emerga spontaneamente, da dentro o  da fuori di te.

Buona fortuna.

giovedì 15 febbraio 2018

Sul male e sull'andare oltre le cause

Tutto sommato la cosiddetta crescita spirituale, la ricerca interiore e il lavoro su di sé non avrebbero alcun senso se le cose andassero sempre bene. Non ho mai creduto alla favola che qualcuno raccontava a proposito del fatto che si possa crescere attraverso le sole emozioni superiori e una vita perfetta. Un tempo girava questa leggenda nei giri che frequentavo, quando ero ancora a digiuno di tutto, che parlava di illimitatezza, di possibilità infinite e del fatto che più eri vicino a Dio più la tua vita doveva rispecchiare le qualità di Dio: onnipotenza, onniscienza, ricchezza e salute. C'era tutta una scuola su questo tipo di pensiero e ho una montagna di libri introvabili su queste storie di metafisica. Ma col tempo la comprensione di cosa la fede fosse è mutata drasticamente, poiché non importa quanto tu possa essere bravo a manipolare la realtà, c'è sempre il fattore x, quel qualcosa che sfugge al tuo controllo e alla logica infantile del 'tu crei la tua realtà', di cui anch'io fui portavoce per tanto tempo. Perché la vita cambia, le cose finiscono e spesso abbiamo imprevisti, a volte belli a volte terribili. Un giorno uno dei miei maestri mi spiegò chiaramente come in un mondo e in una esistenza tutta positiva non ci sarebbe stato nessun motivo di muoversi. Non avresti domande da farti né nulla da esplorare. La sazietà uccide l'anima, mi disse. E un'altra cosa mi disse. Il dolore crea il contrasto. Senza dolore non vedresti nemmeno la gioia, senza il male non vedresti il bene, perché non ne avresti modo. C'è chi si accontenta di essere arrivato fin qui, all'ammissione della presenza e dell'inevitabilità della sofferenza. Ma a me non bastò neanche questo. Essere in balia degli eventi e della vita non mi bastava, avere fede in un futuro privo di dolore non era per me, così come ad un certo punto non fu più per me l'idea di un Dio che giudica, premia e punisce per qualcosa che neanche sappiamo di aver fatto. Un giorno di tanto tempo fa, con un libro in mano, ebbi una esperienza che mi fece mutare drasticamente lo scopo della mia ricerca. Dal cercare si sistemare qualcosa di evanescente e illogico come l'esistenza 3d al cercare di trascendere questo sogno per vedere cosa c'era sotto. E mi accorsi che una certa logica c'era, inconscia, pigra e addormentata sotto coltri di sogni che appartenevano a un corpo di dolore che non era mio, ma condiviso da tutti. Iniziai a vederne gli strati e le parti. C'era un me ordinario e un me profondo la cui conoscenza si rendeva necessaria per tirarmi fuori dall'automatismo del film che vivevo e del quale sembravo non avere nessun controllo. E il me profondo che qualcuno chiama inconscio e qualcun altro spirito aveva più voce in capitolo del me ordinario. Spesso quest'altro me creava disastri nella realtà. Altre volte creava cose belle. Ma tutto sommato niente sembrava essere gestibile. E così ho dovuto imparare a far pace con una parte di me oscura, pesante e distruttiva, quel qualcosa che rifiutavo di vedere da tempo immemore perché bollata come 'male'. Questa parte l'ho abbracciata, amata e riconosciuta e anche se non è del tutto scomparsa, ho visto che amarla era l'unico modo per averci a che fare. Per poter avere un confronto con lei l'ho dovuta far emergere e a tratti permetterle di fare qualche casino affinché mi portasse il suo messaggio più profondo. E il messaggio era veramente semplice, nonostante tutto. Non rifiutare nessuna delle tue parti. Mettile d'accordo e prova a vedere quale può essere il dono che ciascuna tua parte ti può offrire. Non resistere al male e non cercare di sopprimerlo o ignorarlo, perché il male è sempre una richiesta di amore, un invito a guardare con gli occhi dello spirito e non più con quelli di un essere umano ordinario. Questo significa che non farò niente per cambiare le cose e migliorarle? No. Significa che agirò non più combattendo e cercando di eliminare una parte fondamentale dell'esperienza, ma integrando e amando quanto più posso tutto ciò che vedo là fuori e qui dentro (che non sono separati) come 'nemico'. Significa che imparerò a ritirare dalla mia azione ogni traccia di inconscio, di spinta emotiva, ogni qualsivoglia tentativo di affermare 'me'. C'è chi dice che sia impossibile e che sia solo un sogno il fatto di poterci riuscire, ma a me sembra che sia molto più sensato che rimanere nel sogno quotidiano in cui siamo immersi ventiquattro ore su ventiquattro. Andare oltre il sogno non è facile e bisogna averne una fortissima motivazione. Bisogna essersi stancati del ripetersi delle stesse storie e avere sentore della possibilità di un nuovo modo di esistere. Bisogna essere disposti a rinunciare a tutto il 'bene' e tutto il 'male' che crediamo di vedere là fuori, e posso garantire che non sarà mai un facile sacrificio. Ma allora la felicità? La gioia? Sono o non sono valori da cercare? Anche qui ho dovuto rendermi conto di un fatto. Quando cresci davvero le tue pretese sul fatto che siano le cose e persone là fuori a renderti felice tornano ad essere tuttalpiù un ricordo. Quando vedi chiaramente con quale astuto meccanismo proiettivo fai di qualcosa di ordinario il tuo dio o la tua dea, allora e solo allora ti svegli al fatto che eri sempre e solo tu a farlo. Non era la cosa o la persona là fuori. Quella semmai era la scusa per farlo accadere. E tutta la tua ricerca allora si concentrerà sul cercare di comprendere come fai a farlo. Come fai a innamorarti, come fai ad essere felice, come fai a stare male e a deprimerti e a credere ciecamente che sia sempre l'esterno a fartelo fare. La domanda essenziale che dirigerà la tua ricerca allora sarà non più 'come posso essere felice?', ma 'esiste davvero una felicità senza cause?' Ti auguro di trovare presto questa risposta.

giovedì 18 gennaio 2018

Consenti e segui

Mentre cammino non perdo lo scopo, non perdo la meta. La mia intenzione ferma è uno stato che provo a mantenere a discapito di quello che il mondo sembra fare. Mantengo una vibrazione dominante, una emozione, un pensiero. Mi alleno a fare questo mattina e sera, incessantemente come una preghiera. Molte cose sembrano sistemarsi e a un certo punto inizio a sentire una speciale spinta in una certa direzione, avverto la guida di quel qualcosa che agisce e spinge attraverso di me affinchè io faccia una certa esperienza. Mi ricordo della mia meta, la tengo presente nel mio sentire ma sono anche disposto a rinunciarvi qualora la vita con la sua saggezza mi indichi diversamente. Laddove non riesco a dire 'sia fatta la tua volontà' scorgo il mio attaccamento, il mio aggrapparmi a un simulacro di felicità. E comprendo che tutta la mia infelicità nasce dall'oppormi e dal resistere a un cambiamento di rotta. Ma la vita è più saggia di me, lo spirito ha mete più grandi delle mie. Quindi seguo il consiglio che mi diedero tanti anni fa i miei maestri: 'consenti e segui'. Consenti che le cose vadano diversamente da come ti aspettavi e segui il flusso affinchè possa spiegarti perchè ti ha dato quel che ti ha dato e tolto quel che ti ha tolto. In tutto questo ricordati di essere felice a prescindere, ricordati di sviluppare la capacità di esprimere gratitudine al di sopra di tutto. In quella felicità e gratitudine al di sopra dei fenomeni giace la tua capacità sopita di dirigere il flusso e armonizzare i tuoi bisogni più o meno reali con quelli dello spirito e delle sue mete. Hai questa possibilità e questo dovere: essere felice ed essere grato per ogni attimo in cui i tuoi occhi possono aprirsi e guardare la vita, per quanto strana possa sembrarti. Hai la facoltà di vedere la perfezione e la bellezza in ogni persona, in ogni cosa, in ogni battito del cuore e in ogni respiro per quanto a volte affannoso. Hai il dovere di ricordartelo. E per piacere non credere a nulla se il tuo sentire non è d'accordo. Nel sentire trovi la tua verità, perciò consenti e segui il tuo sentire. Raramente sbaglierai e anche quando ti sembrerà d'aver sbagliato, a posteriori scorgerai che niente era realmente uno sbaglio e tutto era stato guidato ad accadere da un te più grande, da un te più antico. In molti proveranno a convincerti con complesse teorie su come la vita debba andare, su cosa sia la vera felicità, la vera realizzazione, in molti spenderanno fiumi di parole e disegneranno complesse teorie sull'evoluzione, sulla crescita, su ciò che chiamano spiritualità. Ma se c'è una cosa, una sola cosa che posso dirti con certezza è che nessuna di queste complesse teorie può davvero descrivere o prevedere l'andamento della tua vita. Tre sole cose possono darti potere: consentire, seguire e mantenere una salda intenzione. Rinuncia a una di queste tre e vivrai una vita nella quale la sofferenza non troverà mai fine, una vita senza scopo e senza direzione. Se vuoi davvero percepire un senso nell'apparente mancanza di senso e divenire un maestro del caos ricordati queste tre intenzioni. Consenti, segui e mantieni salda la tua intenzione. Buon viaggio.

giovedì 30 novembre 2017

Siate grandi

Da una mail di stamattina è emerso un fatto inquietante. Sono in molti ad avere ancora problemi ad associare la crescita interiore ad un aumento del proprio potere e della capacità di risolvere problemi. Moltissimi ancora fanno fatica a capire che una 'spiritualità' che non ti dia un maggior potere sulla vita non è che un sogno fragile destinato per lo più a consolare animi inquieti (come era solito ripetere anche Sri Aurobindo). Se nel vostro percorso verso quel qualcosa che cercate non è arrivato contemporaneamente anche un miglioramento delle vostre condizioni di vita ed una acquisizione di nuove capacità, forse c'è qualcosa da rivedere. Se siete convinti che la capacità di gestire meglio la propria vita, il proprio rapporto con i soldi e le proprie relazioni non faccia parte di quello che chiamate spiritualità, lavoro su di sè, crescita, beh ripensateci. Non significa certo che vi andrà sempre tutto bene, per carità, né che avrete il controllo totale della vostra vita. Ma se sono 15 anni che 'lavorate' su un problema e il problema non è migliorato, forse c'è qualcosa da rivedere in quello che fate o in come lo fate. E un altro consiglio: non abbiate paura di cambiare disciplina, percorsi, insegnamenti se quelli che avete seguito finora non si sono rivelati efficaci. Non fatevi scrupoli ad abbandonare ciò che non funziona, ciò che promette ma che non mantiene. Non vi fate agganciare dalla setta, dal maestro, dal coach o dal terapeuta che vi vuole convincere che ci vuole un altro po' di tempo, un altro po' di pratica, se qualcosa in voi vi dice di andarvene. Valutate sempre in base ai risultati, anche se i risultati possono essere difficilmente visibili a volte. C'è sempre un sentire preciso e una modificazione della vostra realtà che è testimoniabile direttamente quando seguite un cammino che vi porta a seguire la vostra chiamata. Potranno anche esserci sfide 100 volte più grandi, ma avrete sempre anche possibilità, aiuti e risorse 1000 volte più grandi se il vostro potere è effettivamente aumentato. Tutto il resto è inutile, si mangia anni della vostra vita e vi allontana da voi stessi.
Siate grandi, abbiatene il coraggio.
E che la forza sia sempre con voi.

giovedì 23 novembre 2017

Grandezza, visione, missione

Fino a quando stagnerai nella percezione di essere solo un io piccolo con i suoi piccoli problemi e finchè sarai limitato alla ricerca della tua 'felicità' non manifesterai alcuna grandezza, non avrai una visione più alta e non sentirai alcun senso della missione. Ecco il motivo per il quale un mago errante dovrebbe impegnarsi a considerare che non sono le persone e gli eventi 'là fuori' ad essere importanti ma il modo in cui il 'qui dentro' ha reagito a quegli eventi che egli stesso aveva cospirato per far avvenire. Un  io piccolo ha continui bisogni di essere rassicurato, di essere consolato, accarezzato, coccolato. E questo lo mantiene sicuro, ma piccolo. Quando la vita sembra fare qualcosa che gli toglie questa falsa sicurezza, le emozioni che sente sono paura, devastazione, crollo di certezze, dubbi, e una marea di pensieri malati. E tu credi che quando questo accade devi cercare una soluzione 'là fuori'. Credi di dover mandare necessariamente la vita in una direzione precisa, quella che ti farà stare meglio. C'è una brutta notizia. Se non impari a stare bene a prescindere dal gioco della realtà, il là fuori non farà che confermare il tuo stare male, a cicli sempre più intensi. Vedrai ripetersi storie e copioni della tua sfocatura, sempre gli stessi senza variazioni. Se invece accetti di cambiare paradigma, se sposi la visione e abbracci la tua missione quello che arriverà sarà molto, molto differente. La tua grandezza inizierà a balenare man mano che strati di 'te' se ne andranno, portati via dalla corrente dell'attenzione e del non agire in maniera inconscia. Inizialmente sarà deserto, inferno e tortura perchè ogni parte di te entrerà in rivolta e vorrà continuare a incolpare l'esterno e gli altri per ciò che ti accade, per come ti senti. Non crederci. Rimani saldo al centro di te, e dì a te stesso che tu non sei quelle storie che la mente racconta. Le storie smetteranno di essere convincenti quando toglierai loro attenzione ed energia, e vedrai crollare i muri che delimitano il tuo piccolo 'io', i traumi, i bisogni, le fissazioni, le ossessioni. Non agendo impulsivamente come hai sempre fatto, l'energia che avevi dissipato in emozioni di superficie, in atteggiamenti infantili, quella che avevi sprecato in rapporti di convenienza o cercando di elemosinare amore ed affetto al di fuori di te chiedendolo a chi non era in grado di darlo neanche a sè stesso, tutta l'energia che avevi incenerito con pensieri costanti nel tentativo di controllare la vita, tornerà a te. Il corpo inizierà a guarire man mano che abbandonerai quell'inferno di emozioni e pensieri che è la tua sfocatura, man mano che ti convincerai di poter essere di più. E allora la tua missione sarà quella di seguire il flusso e fare ciò che è utile per te stesso e per gli altri là dove ti trovi, ed essere grande significherà portare aiuto, amore, guarigione, ascolto, empatia, gioia, laddove sembrano regnare buio, paura, insicurezza, malattia e mancanza di risorse. Là dove ti trovi, dentro di te incontrerai la tua grandezza, la tua visione e la tua missione, non in qualche altro luogo o tempo.