lunedì 14 maggio 2018

Ombre e Istruzioni 2.0



Iniziai a scrivere Istruzioni 2.0 in un momento di grande dolore e paura, mentre tutto intorno a me si sgretolava e la mia mente faceva presagi nefasti sul futuro. La cosa peggiore che mi sia capitata, il periodo più brutto della mia esistenza. In quella fase gli spiriti guida con cui intrattengo un bel rapporto da ormai 10 anni iniziarono a dirmi cosa dovevo o non dovevo scrivere sul libro che uscirà a giugno, ma una frase mi colpì più delle altre.

"Tu hai voluto questo. Tu hai dovuto attraversare il disastro per avere le parole per scrivere come si esce dal disastro. Senza questo disastro quel libro non avrebbe avuto nessuna energia". È molto difficile ammettere di volere disastri nella propria vita, e ce ne sfugge il senso se non ne vediamo la funzione squisitamente didattica. Personalmente non ho potuto scorgerne la funzione mentre ero mangiato dalla sofferenza, che non era una normale sofferenza come mi spiegavano loro, ma qualcosa di molto più antico che era emerso dalle profondità del mio subconscio. E quel qualcosa non poteva essere rilasciato con una tecnica, né alleviato con un sedativo. Quel qualcosa che era uscito era una delle mie 'ombre'. Per essere chiari, il rapporto di intensità fra un normale stato negativo e una più profonda ombra è di 1 a 1000. Quindi non c'era verso di rilasciare, evitare, rasserenarsi con pensieri spirituali o sentirsi meglio con qualunque altro palliativo. L'ombra è qualcosa che si mostra per essere integrato e amato, non eliminato. Può essere attraversato solo tramite un’esperienza e non processato a livello mentale. E amare la propria ombra non è una roba da poco... prima ho dovuto sospendere ogni storia che mi raccontavo, poi ho dovuto ammetterne l’esistenza, che era parte di me, con tutto il suo contorno di bruttezze e bassezze, e poi alla fine ho dovuto capitolare e ammettere che non importava quanto in alto pensassi di essere arrivato, non importava quanto in pace e in centratura fossi stato nei mesi precedenti al disastro. Questo nodo doveva rivelarsi ed essere processato. Non è che avessi sbagliato qualcosa, mi dicevano. Anzi "è proprio perché adesso puoi gestirlo che ti si è messo davanti agli occhi". Quando hai gli strumenti poi gli strumenti vanno affinati, messi alla prova e usati. Per questo dico sempre alla gente di non dire mai 'sono qui, sono lì, sono risvegliato, sono felice...' perché spesso questo si traduce in una messa alla prova di ciò che si afferma di aver raggiunto. E di certo io sono stato messo duramente alla prova. Ovviamente la prova non è andata benissimo. Non avevo raggiunto che un milionesimo di quello che sembrava ma, mi dicevano loro, non è questo il punto. Il punto è avere la pazienza, l'umiltà e il coraggio di ammettere che il lavoro non è mai terminato. Che mesi di pace ed equanimità erano solo un temporaneo traguardo e, spiegavano, più sali verso il cosiddetto 'alto', più diventi 'cosciente', più la parte buia, inconscia e in ombra tenderà a salire per essere guardata, processata e, appunto, amata. Questo è il nostro lavoro, è ciò per cui lo spirito ci paga. Amare la propria ombra significa accettarla, senza condizioni, e cercare di non stare sempre lì a farsi quella nefasta domanda: "ma quanto durerà???". È un processo organico, quasi biologico, coi suoi tempi le sue fasi e i suoi modi. E cosa scopri alla fine? Scopri che c'è qualcosa di intoccato dal dolore, qualcosa che permane. Scopri una quiete al disotto di tutti i fenomeni. Scopri una sorta di invincibilità e scopri che quasi tutto quello che la mente ti racconta in proposito sono bugie. Ma di questo ho parlato nel libro che esce a breve. È stata durissima ma, ammetto, ne è valsa la pena.