domenica 28 luglio 2019

Ritirare il giudizio, il primo pensiero, l'intenzione

Ieri durante una bellissima lezione col maestro Ooi Kean Hin (che vi invito a seguire se siete seri nella vostra pratica di Zhineng Qigong) è stato chiarito definitivamente il perché sia così importante praticare il ritiro dei giudizi sulla realtà e la gestione del conseguente movimento emotivo a favore o a sfavore del momento presente. Può non essere così intuitiva la risposta perché contravviene a quasi tutto quello che la morale, l'etica e in generale il comportamento collettivo ci insegnano e veicolano come 'normale'. Normalmente si cerca ciò che giudichiamo positivo e si cerca di evitare ciò che giudichiamo negativo, senza mai chiedersi però da dove sorgano quei giudizi. Se si guarda bene in quello che io chiamo sfocatura, e che nel zhineng qigong viene chiamato struttura di riferimento, o se semplicemente si fa un onesto lavoro di presenza e auto-osservazione, prima o poi ci si deve rendere conto che i nostri giudizi sono processi meccanici ed ereditari, i nostri valori sono perlopiù quelli appresi dall'interazione con le persone e l'ambiente circostanti. Nell'incontrare e interagire con la realtà, siamo portati meccanicamente ad agire spinti da impulsi che sono motivati proprio da questi meccanismi ereditari. Tutti gli sconvolgimenti emotivi e le conseguenti perdite di energia (quindi anche i disastri che combiniamo di conseguenza) sono motivati da questi meccanismi, né più, né meno. Quindi il primo motivo per imparare a ritirare il giudizio sta proprio in questo: poter assumere il controllo del nostro stato interiore, apprendere a non lasciarsi influenzare da quello che accade. Il che è comune a quasi tutto quello che di valido ho studiato negli ultimi 20 anni. La pratica di Lester Levenson, i discorsi di William Samuel, il Transurfing, il metodo Yin, il lavoro con la presenza, l'intensità e l'energia, l'arte del sentire. Ma i paralleli non si fermano qui. Essendo cosciente che è di leggi naturali che parliamo è normale che questi punti in comune debbano trovarsi in tante discipline diverse, e mi sono sorpreso come anche qui il zhineng qigong arrivi a conclusioni del tutto analoghe a quelle delle altre filosofie e discipline alle quali mi sono affezionato. Mentre impariamo a ritirare i giudizi su qualunque cosa accada, mentre impariamo ad agire senza reagire, cambiando le definizioni e la storia che ci raccontiamo sulla realtà, quello che diventa chiaro è che il primo pensiero che abbiamo su qualsiasi evento ha il potere di influenzare quell'evento in maniera molto incisiva. Un pensiero potente, un'intenzione, è un movimento della coscienza che dirige l'energia in maniera definitiva a patto che non incontri contraddizioni, che non ci sia cioè nella sfocatura qualcosa che rema contro. Nel Transurfing viene espresso più o meno così: se l'anima (l'inconscio) e la ragione (conscio) sono d'accordo su un contenuto di coscienza, quel contenuto tende a diventare realtà, molto velocemente. Si chiama intenzione esterna. Ma per poter fare questo è necessario allenarsi duramente ed attraversare alcuni processi interni molto, molto ostici data la natura meccanica e abitudinaria degli stessi. Primo: imparare ad accettare la realtà così com'è (ritirare il giudizio negativo e positivo su ciò che accade). Secondo: non esprimere mai scontento o lamentela (il che è ancora una rinuncia al giudizio). Terzo: trovare un vantaggio nella situazione reale, trovare o sforzarsi di trovare qualcosa di positivo (il che significa emettere una informazione positiva a prescindere da quello che la realtà sembra fare, sempre). Quarto: esprimere una intenzione e mantenerla  nel proprio campo per tutto il tempo anche se non sembra accadere nulla. Tutto questo processo fa capo sempre e comunque alla capacità di pensare e vibrare in modo differente da quello che abbiamo sempre fatto, di smetterla di classificare tutto come positivo o negativo, e soprattutto tutto questo processo ci permette di avere un certo controllo del cosiddetto destino, perché c'è immutabilità, apparente caso, ciclicità e incontrollabilità solo ed esclusivamente là dove c'è inconsapevolezza. Quindi nel ritiro del giudizio non c'è inerzia, non c'è sonno o stupidità, non c'è altro se non un approccio pratico al superare la passività del nostro inconscio che tende a riproporre sempre le stesse storie. Curiosa è stata poi la domanda di un partecipante, una domanda che arriva sempre prima o poi: "ma allora come facciamo se vediamo qualcosa di 'sbagliato' nel mondo? Non dovremmo agire per correggerlo?" E' chiaro che se vedi un criminale che picchia un bambino farai qualcosa per fermarlo, se hai una malattia cercherai di guarirla, se hai un problema di soldi cercherai di risolverlo. La sfida è agire senza giudicare il fenomeno, da un punto di vista differente. Pur senza giudizio agisci, perché sarebbe stupido non farlo (ops questo è un giudizio, ahimè). Non diventiamo 'pezzi di mobilio' diceva simpaticamente Ooi Kean Hin per rispondere a questa persona. Non si tratta di non agire ragazzi, e chiunque vi dica questo vi sta dicendo una fandonia. Un conto è agire trascinati, identificati, sofferenti e perdendo energia. Un conto è essere nell'emotività, nell'impulso, nel giudizio (cosa che alla lunga consumerà la vostra energia vitale). Un conto è agire da uno stato di quiete e centratura, stato nel quale le azioni e i pensieri diventano infinitamente più potenti. E' questo che cerchiamo. Non l'inerzia, o la dissoluzione in una finta beatitudine che non serve a nulla se non ad allontanarci sempre di più dalla vita. Al di sotto dei giudizi e dei primi pensieri che abbiamo su qualunque cosa, giace poi lo stato del cosiddetto Sé. Che non è nemmeno uno stato, non è una sensazione, ma un preciso livello dell'essere che a mio parere è virtualmente impossibile raggiungere per noi comuni  mortali se non mettiamo in discussione tutte le opinioni (e quindi i giudizi) che abbiamo sulla vita e sulla realtà. Questo stato è sperimentabile, molto direttamente e anche oserei dire, molto semplicemente, una volta che sia innescata l'abitudine a non giudicare.

Piccolo inciso: senza una pratica (soprattutto energetica e di presenza) il lavoro di ritiro del giudizio rischia di rimanere e perlopiù rimane sul mentale, mentre lavorando con l'energia è molto semplice avvicinarsi e modificare la 'sostanza' di cui le nostre convinzioni e giudizi sono costituiti. Potreste non avere infatti energia sufficiente a sganciarvi dalle vostre abitudini mentali e dai processi interni, questo è il vero valore e il senso di una disciplina energetica.


Come diciamo nel zhineng qigong: non c'è un corpo indipendente, non c'è un Qi indipendente e non c'è una mente indipendente. Esistono e si influenzano tutti e tre nello stesso istante.



Stay present, always. 
Hunyuan Ling Tong

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