giovedì 10 gennaio 2019

L'orgoglio e l'onestà di dire dove si è

Quanto accettiamo il cambio di paradigma? Sulla carta sono bravo a credere che la mia situazione esteriore abbia a che fare con la mia situazione interiore. Sulla carta. Ma poi quando il mondo che è il mio quaderno degli esercizi mi sottopone l'esercizio, come mai sembra io mi dimentichi tutto? Come mai reagisco ancora alle provocazioni verso ciò che vedo, leggo, sento e che mi capita? Che sia un post su facebook, una notizia al telegiornale o un fatto che mi viene riportato, perché non riesco a ricordarmi la prospettiva e capire che ciò che accade là fuori è infinitamente meno importante di quello che mi accade dentro?

Quando questo accade, in primo luogo non ti giudicare. In secondo luogo ricordati che è una questione di allenamento e di accumulo di una quantità di presenza che finché non è sufficiente non ti permette di vedere gli angusti spazi inconsci nei quali si muovono le forme-pensiero che provocano le increspature che sperimenti come problemi là fuori. Ad esempio in mezzo a tanta gente che supporta e condivide il mio lavoro, a fronte di tanti risultati ottenuti e di tanta roba distribuita a flusso continuo fra le persone reali che vedo e sento ogni giorno, ci sono comunque persone che mi detestano profondamente, scrivono e parlano male di ciò che scrivo o cerco di insegnare. C'è gente che si incazza magari segretamente sul suo blog, sul suo profilo facebook, ed esprime violente opinioni su quello che porto avanti. Per non parlare degli onnipresenti sostenitori del "non-dovresti-farti-pagare-per-insegnare-i-veri-maestri-non-si-fanno-pagare". Quando questo capita, devo ammettere, ho oggettivamente ancora una contrazione allo stomaco e la voglia di mettermi a discutere e spiegare ogni tanto. Oggi però guardandomi onestamente dentro e rimanendo presente senza reagire all'impulso posso vedere CHIARAMENTE ormai che è quel briciolo di auto-accusa, quel barlume di mancanza di autostima e il demone del bisogno di approvazione che stanno creando questi fenomeni e che li tengono in vita. E ogni volta che lo vedo posso lasciarlo andare. Se non posso o non voglio lasciarlo andare è sempre per orgoglio, l'ultimo baluardo di un ego ferito. In questo non ci dovrebbe essere nessuna vergogna, nessuna remora ad ammettere a se stessi e agli altri dove si è davvero, neanche se ci si trova esposti a un pubblico e si insegna qualcosa. Lester Levenson poneva l'orgoglio in cima alla lista delle emozioni negative come il guardiano della soglia che impediva di accedere a coraggio, accettazione e pace, e pregava di rilasciare l'importanza personale o la sensazione di essere l'autore delle proprie azioni, ancor prima di accedere a qualsivoglia funzione superiore. Per fare questo spesso se ne andava di proposito in giro vestito male e sporco, per vedere quanto gli sguardi di disapprovazione e le critiche degli altri ancora lo toccassero. Misurava così nella vita reale le cose che andava insegnando. Questo è l'unico modo di portare gli insegnamenti nella realtà quotidiana. Nel Zhineng Qigong si parla di pratica a occhi aperti, la pratica che si fa 24 ore su 24 oltre a quella formale, negli esercizi. E' facile atteggiarsi a risvegliati, e molto comodo vendersi come arrivati, illuminati, santi. Ma la vita e il livello di armonia da cui siamo circondati sono e saranno sempre l'unico metro affidabile per valutare il nostro livello. La verità del vostro essere non la trovate in quello che credete di essere, non è in quello che vi raccontate.

Il mondo rifletterà puntualmente il vostro stadio di evoluzione\integrazione\pace a ogni passo che fate.

E se non siete ancora in pace e fate ancora cazzate, se vi trovate ancora a reagire e innervosirvi per un post o un commento negativo, se vi trovate ancora ad essere orgogliosi, beh non c'è proprio niente di male.

Non giudicatevi!

Stay Present.


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