mercoledì 12 dicembre 2018

Errare, sbagliare, crescere

Qualcuno tempo fa mi fece notare che il 'titolo' di questa pazza idea dei maghi erranti stava portando male tanto a me quanto a quelli che seguivano le cose che scrivo, che sottintendeva un'ambiguità di fondo che a livello inconscio era pericolosa. In effetti errare equivale a girovagare senza meta ma è anche sinonimo di sbagliare. Lì per lì ci rimasi male perché non è nemmeno la prima volta che mi veniva rivolta una osservazione del genere. Poi però ho riflettuto sull'origine di questa definizione. I due maghi erranti di riferimento all'epoca (qualcosa come 10 anni fa) erano Gandalf, e Josè Silva. Il primo è il personaggio di fantasia simbolo del mago\druido che si trova sempre al posto giusto e al momento giusto per risolvere problemi e incontrare il suo destino, il secondo è un uomo la cui biografia mi ha sempre molto affascinato e che ha passato una intera esistenza a seguire segnali, a lavorare per gli altri e a indagare le frontiere del potere della mente. In entrambi io vidi me stesso e il senso del seguire un flusso di vita senza uno specifico piano, seguendo le orme dello spirito e le coincidenze che esso provoca, ed entrambi facevano ricorso alla magia come metodo per risolvere questioni. Il che aprirebbe un capitolo a parte su cosa sia la magia per me ma non è di questo che vorrei parlare. Vorrei invece mettere un punto sulla questione errare\sbagliare. Diceva Sri Aurobindo che chi segue un percorso di crescita di consapevolezza e sviluppo della coscienza dev'essere disposto a sbagliare molto, molto più di qualsiasi altro essere umano ordinario. Deve essere disposto a incontrare la propria oscurità e scendere là dove nessun uomo è mai giunto prima (cit. Star Trek). E questo provoca un cambiamento continuo di situazioni di vita, esteriori e interiori, ti mette in vicoli ciechi e in situazioni all'apparenza disperate ma che alla fine rivelano un pezzo di te che non avresti potuto conoscere in nessun altro modo. Errare significa anche e soprattutto seguire un filo che non è più quello delle certezze assolute, del dogma ereditato o delle possibilità offerte dal mondo bensì quello del proprio reale sentire, della propria ispirazione. Si sbaglierà? Certo, moltissimo. Ma l'errore è sempre fonte di una crescita esponenziale se viene integrato e convertito in esperienza e se precede una decisione di agire in modo nuovo. L'errore è di fatto necessario, quindi, personalmente, mi sono liberato dell'idea malsana di un percorso spirituale come una crescita verso la perfetta santità già parecchio tempo fa. La santità è un ideale inutile e irraggiungibile così come la perfezione,  la dovremmo perciò smettere di voler sembrare perfetti, risvegliati o illuminati. Ho rinunciato all'illusione che gli stessi principii che seguo siano infallibili e perfetti e che io sia un cavaliere senza macchia guidato dallo spirito. Ho fatto cazzate, come tutti, e le ho fatte forse anche più grosse di tutti gli altri a cui pretendevo di insegnare qualcosa, specialmente nell'ultimo anno. Questo è stato molto doloroso, ma mi ha messo in condizione di guardarmi per ciò che ero e non per ciò che avrei voluto far vedere. Mi ha dato la necessaria conoscenza della maschera che portavo, delle proiezioni che facevo, e la possibilità di distruggere alcune illusioni per vedere la realtà oltre la sfocatura. Mi ha messo in condizione di riconoscere che ho un'ombra che agisce in me e che tanto è più alta la luce della consapevolezza, tanto più forte e visibile è la mia ombra. E sì, mi sono sentito decisamente un cretino quando dopo un lungo periodo di cosiddetta luce, illuminazione, pace mentale e ispirazione mi sono poi ritrovato in un buco nero che sembrava senza fine, spinto da passioni, attaccamenti, emozioni e sfocature che avrei dovuto conoscere a menadito. Un'amica l'altra sera alla fiera del libro mi ha guardato e mi ha detto... "beh se sbaglia 'il Panatta' allora posso stare tranquilla a sbagliare pure io". E sì ragazzi, non importa quanto avanti si sta o si crede di stare nel percorso o quanto illuminati si creda di essere diventati. Si sbaglia. E' la nostra natura umana. E quando si prende la decisione di seguire il proprio spirito e non un ideale edulcorato di perfezione, una volta capito come fare, ci si sporcano le mani, si fanno scelte impopolari e spesso si faranno stupidaggini credendo di seguire una voce apparentemente pura, accorgendosi invece che si stava seguendo solo il proprio ego e le proprie storie. E allora in quell'errore si riesce a capire la differenza fra la voce dell'ispirazione e quella della sfocatura con tutte le sue millenarie storie di paura ed egoismo. Ma questa roba non può insegnarla nessuno se non la propria vita, i propri errori e la decisione di percorrere il sentiero della crescita e della conoscenza di sé, costi quel che costi. Si capisce a un certo punto che l'errore fa parte della crescita stessa e che il vero errore sarebbe non imparare da ciò che si è fatto in precedenza. Se non c'è la disponibilità a sbagliare non c'è la possibilità di guarire. Questo è quanto.


Buon errare a tutti quanti. E che la forza sia sempre con voi.



Nessun commento:

Posta un commento