sabato 14 luglio 2018

L'ombra e le sue storie

Cuciamo addosso agli altri un vestito fatto della nostra ombra irrisolta e non integrata. Viviamo  con la convinzione che siano sempre 'loro' ad avere o non avere questa o quella caratteristica che ci rende felici o tristi, innamorati o sconvolti. Questa maschera la consegniamo a loro e a noi stessi in un gioco di luci e di ombre che non si interrompe finchè qualcosa non accade e le maschere si incrinano finalmente. Quando qualcuno ti dice 'non ti riconosco più', 'non so più chi sei', può voler dire che quelle due maschere che vi eravate consegnati stanno sgretolandosi lasciando il posto a una più vera parte di voi. Il che normalmente avviene dopo un lungo lavoro su di sè, o dopo una potente esperienza di picco. Fatto sta che quando le maschere crollano è molto difficile ammettere che quello che proiettavamo sull'altro, la bellezza, la bruttezza, il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il potere o la sottomissione, e tutto il resto, erano parti nostre che non volevamo vedere, delle quali non volevamo riappropriarci. E' difficile perchè sappiamo in fondo che reintegrare quelle parti potrebbe significare perdere quella persona, la sua controparte e il ruolo cui eravamo tanto affezionati. Ma prima o poi se c'è una tendenza alla crescita questo avverrà. E allora, nel momento in cui il meccanismo proiettivo si incepperà, quando noteremo discrepanza fra ciò che uno dice e ciò che uno fa, quando il dolore verrà a trovarci nel mezzo di una delle nostre illusioni, avremo due possibili strade. O accetteremo di riprenderci il nostro potere con tutta la trasformazione esteriore che questo comporterà, oppure potremo iniziare a raccontarci delle storie che difendono il vecchio equilibrio a discapito di ciò che la realtà ci rimanda. Le storie che ci raccontiamo sono molto spesso figlie della paura del cambiamento e del riappropriarsi di sè e delle proprie parti cedute all'esterno perchè sgradevoli, inadeguate, inaccettabili. Le storie difendono i legami con persone, ruoli e situazioni che ci fanno sentire meno soli, più sicuri, ma che tuttosommato ci diminuiscono. E quel senso di diminuzione, quella consapevolezza dolorosa che per anni siamo stati meno, molto meno di ciò che potevamo essere, rappresenta il segnale certo del crollo della maschera e dell'inizio di una nuova crescita. Per finirla con queste storie e con le maschere da esse sostenute, l'ombra va reintegrata. Reintegrare significa amare le parti di sè che si odiano e si rifiutano, i nostri lati oscuri e tutto ciò che troviamo inaccettabile di noi. E per amarle bisognerà abbracciarle, viverle ed essere in grado di attraversare il dolore che molte di esse portano con sè. Non si può amare altri se non si impara ad essere completamente soli, ad esempio. Non si può sperimentare indipendenza se prima non si è sperimentata una profonda dipendenza. Non si può essere potenti se non si è stati totalmente impotenti. La crescita è integrazione degli opposti e non si ottiene con la polarizzazione su ipotetiche emozioni superiori, stati di coscienza elevati o altre fissazioni molto pericolose. Laddove c'è luce infatti verrà sempre proiettata un'ombra più o meno lunga che dovrà essere vista, amata, integrata, e questo è quello che io chiamo intensità.