venerdì 14 luglio 2017

Non sappiamo niente

Ci siamo proclamati insegnanti, maestri, istruttori, terapeuti. Ci siamo messi addosso un vestito che giustificasse quello che facevamo: insegnare, dire agli altri come vivere e quali erano le frontiere dello spirito. La gente ci ha creduto e ha cominciato ad ascoltarci, rapita. Quello che vedevano in noi era la speranza che esistesse un modo di vivere privo di sofferenza, o che almeno questa sofferenza avesse un qualche senso. E noi eravamo i paladini di quel senso, ci siamo sentiti a lungo così. Siamo e siamo stati le nuove rock-star. Alcuni più tradizionali e prudenti, più pop, altri più alternativi, spregiudicati, senza peli sulla lingua, più grunge. E abbiamo iniziato a crederci anche noi. Abbiamo pubblicato libri, tenuto conferenze, abbiamo parlato di questa robaccia spirituale talmente tanto a lungo che alla fine ci abbiamo creduto ciecamente. E allora vedevamo principii dovunque, vedevamo regole, schemi, simboli, archetipi e non la realtà. Vedevamo non più persone, ma fiori di bach, tipi psicologici, genealogie da costellare. E ci siamo persi i fenomeni reali. Le persone, le loro storie, i loro problemi, la vita insomma. Ci siamo studiati qualche tradizione, qualche disciplina e vi abbiamo aderito ciecamente costruendoci su una professione di tutto rispetto. Che male c'è? Nessuno infatti. Se non che ci abbiamo creduto troppo a lungo. E non usciamo più di lì. Applichiamo a tutto i sutra, i veda, i vangeli, cercando di spiegare tutta la realtà attraverso le parole di qualche illuminato (o presunto tale). Prendiamo per buono tutto quello che hanno detto Osho, Aurobindo, Maharshi o Nisargadatta e tentiamo di valutare il reale in base a queste favole. A queste storie. Sono tutte storie che ci raccontiamo (o che si raccontano attraverso di noi, perché no) delle quali abbiamo poca o nessuna esperienza diretta. Però, dato che siamo insegnanti, istruttori o terapeuti, dobbiamo avere fede cieca in ciò che diciamo di professare. E professando le grandi verità spirituali, la ricerca è finita, il flusso si è fermato e le nostre esperienze dirette della verità, ammesso che esista, rimangono appannaggio di pochissimi attimi fuggenti. Poi la vita ci ha traditi. Ci ha delusi. In qualche modo la vita ci ha spiegato che non esistono gli schemi che stanno sui libroni, non esistono precise distinzioni tra i corpi sottili o regioni di energia puramente positiva, non esistono periodi tranquilli e in generale niente che si possa inscatolare. Che il pensiero non crea la realtà, o non sempre perlomeno. La realtà ha fatto qualcosa che non ci aspettavamo insomma. Lavoravamo sulla salute e siamo peggiorati, lavoravamo sui soldi e siamo rimasti senza una lira. E' il fattore 'x' quello che onestamente nessun maestro può rivelarvi perché altrimenti perderebbe immediatamente tutti i suoi adepti. Che cioè la vita è imprevedibile. La vita è mutevole. La vita è una forma che cambia di continuo. E allora, noi insegnanti, scrittori, divulgatori di verità presunte assolute che cosa sappiamo in realtà? Niente. Cosa insegniamo in realtà? Niente. Cosa possiamo garantire? Niente. L'unica cosa che impariamo e insegniamo forse, l'unica prospettiva reale è "Essere maestri del disordine". Elevarsi al di sopra di ciò che accade, trovare un centro di quiete, una prospettiva infinita che si trova al centro del nostro essere e oltre tutte le 'storie' della spiritualità più o meno tradizionale. E quel centro è percepibile, quella quiete oltre tutto ciò che è mutevole si può trovare. Quella quiete che non è più nemmeno pace ma semplicemente esistenza pura nella sua piena intensità. Del resto possiamo solo fornire schemi, mappe e indicazioni vaghe e imprecise. Di tutto il resto possiamo solo supporre. Il resto sono e saranno sempre e solo storie che raccontiamo.

2 commenti:

  1. Senza essermi mai considerata nè un maestro, nè un insegnante, nè un istruttore, nè meno che meno un terapeuta... posso essere d'accordo con te solo finchè parliamo di qualcosa di cui non abbiamo esperienza... In questo credo stia la vera serietà di chi scrive o parla di certi argomenti, meglio se come compagno di viaggio che condivide la propria appunto "esperienza"... nel basare ciò che divulga... sull'esperienza! E questo può trasparire all'esterno (solo trasparire perchè nessuno è in grado di farsi un'opinione imparziale sulla vita e sul "percorso" di un altro) appunto nel benessere che chi parla ... sperimenta! [e su cosa si intende per benessere si potrebbe fare un post o anche un libro :P ma mi fermo qui ;) ]

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  2. eccallà il postone,
    da bravo nichilista mi eccito quando leggo espressioni come "l'unica prospettiva reale è "Essere maestri del disordine".
    Fotografa la tragicomica situaziona che quasi nessun Maestro osa rivelare. (madò quanto mi sta antipatica la parola maestro... de ché?!)

    Al più i M. sono piloti navigati con delle mappe più arricchite (non per questo più attendibili) di altre. Peccato che queste mappe spesso costino l'ira di dio senza poi portare da nessuna parte.

    Cmq per non accorgerci che la vita è inesplicabile (soprattutto verbalmente) ci siam dovuti rincoglionire mica male.
    Come al solito sarà colpa del karma :D

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