martedì 15 novembre 2016

Di spilli magnetici, stati di concentrazione e del perchè (forse) Zeland ha ragione

La realtà, come la spiritualità, è tutta un raccontare storie, alcune vere altre inventate. E queste storie che raccontiamo o ci facciamo raccontare pongono quesiti, disegnano universi e tracciano limiti visibili e invisibili fra ciò che esiste e ciò che non esiste, limiti a volte davvero evanescenti.  Accade poi che ogni tanto scopriamo che alcune di queste storie sono proprio vere e allora ci chiediamo: quante altre di quelle storie che raccontano là fuori su ciò che è la spiritualità e l'invisibile saranno vere? Abbiamo bisogno di prove, di fatti incontrovertibili. Per capirlo abbiamo bisogno di esperienza, abbiamo bisogno di esperimenti ben riusciti. Una delle storie che penso da sempre essere reale è proprio quella raccontata da Zeland sull'intenzione esterna, quella particolare disposizione interiore che tende a far accadere eventi all'esterno partendo da un moto interiore. Ne avevo già avute tante prove dirette nella vita e nel lavoro. Avevo ricevuti infiniti regali. Ma un conto è vedere l'intenzione esterna agire lungo una linea di vita distribuita in anni, e un conto è vederla agire sul momento (un po' come accade a Luke Skywalker nelle paludi di Dagobah con il maestro Yoda). E' proprio un'altra cosa. Mi trovavo a Como in un bellissimo e faticosissimo intensivo di Zhineng Qigong con un maestro cinese, e ci viene proposto un esercizio per dimostrare l'influenza dell'intenzione sulla materia. Prendere dei normali spilli da cucito e renderli magnetici con il pensiero. Ora, essendo io un praticante da anni, ero sicuro (troppo) che per me sarebbe stato banale ed ero convinto che il segreto stesse nella forza del pensiero. Mi ero proprio dimenticato dell'avvertimento di Zeland:



"...Fintantoché insisterete, non darete all'intenzione esterna la possibilità di realizzare il fine secondo la corrente delle varianti [..] perché non si deve lottare col mondo ma si deve semplicemente scegliere al suo interno ciò che si vuole"



E quindi mi ero sovra-concentrato, irrigidito, ero super serio e non è successo niente, né a Como, né a casa nei giorni successivi. Avevo dato a questo esperimento una importanza capitale generando quindi un nulla di fatto. Ma qualcuno c'era riuscito a rendere magnetici gli spilli di ferro. E, chiedendo un po' in giro, la cosa che avevano in comune quelli che c'erano riusciti era questa: nessuno di loro l'aveva presa come una cosa troppo seria, anzi, forse per loro era più un gioco, e sopratutto la mente non era poi così concentrata come ci si sarebbe aspettati di fronte a un esercizio del genere. 
E c'era un'altra cosa che non avevo fatto. Come diceva il maestro Gao, bisognava entrare in uno stato di coscienza che dava per scontato che lo spillo 'fosse già' un magnete. Non stava diventando magnetico. Lo era già. Questo è il succo dell'intenzione esterna. Non è uno sperare. Non è un forse, dopo, chissà. E' un - so che è così -. Allora qualche giorno fa, memore di tutto questo, ho riprovato. Ma prima di riprovare ho cercato innanzitutto a togliere importanza alla riuscita dell'esercizio. Poi mi sono rilassato in uno stato tale che quasi quasi mi addormentavo, uno stato dove ero in grado di vedere bene le immagini mentali e pilotarle. Quindi ho detto (sul serio) "chissenefrega", è un gioco. E ho provato a sentirmi come quando da bambino giocavo ai lego immaginando (e credendo davvero) che fossero dei transformers e rievocando quel senso di totale meraviglia e possibilità. E poi mi sono immaginato di avere fra le dita una calamita. Sulle prime sembrava non accadere nulla... ma poi... poi è scattato qualcosa. Ne ero davvero convinto e ne ero convinto come se fosse una cosa normale, banale. 

"L'intenzione esterna è l'unità di anima e ragione" 

dice saggiamente Zeland. Quando la cosa ti sembra assolutamente normale e non c'è niente dentro che rema contro, allora accade. Ed è accaduto. Gli spilli hanno cominciato ad attrarsi. Ecco quant'è forte la coscienza e quanto è incisivo il potere dell'intenzione. Rimane da dimostrare se l'intenzione esterna abbia davvero questa influenza anche sui macro sistemi oltre che sulle cose 'piccole' e, pur avendone vista l'azione costante e continua sulla mia linea di vita, non posso certo dichiararla un principio universale.
In questo post vorrei solo suggerire qualcosa che manca a molti di noi, l'adozione di un approccio sperimentale. Fate esperimenti. Ottenete dei risultati. E smettete di credere a tutte le storie che vi racconta la 'spiritualità' se non ne avete avuta diretta esperienza.

1 commento:

  1. Post bellissimo,complimenti!!
    Si capisce chiaramente che sperimenti pienamente quello di cui parli.

    Invece a me capita di pensare d'esser l'unico artefice della mia vita,sovrastando avvolte le altre persone o situazioni...

    Dimentico di prendere la vita anche come un gioco.

    Questa unidirezionalità in parte per paura, manifesta una modalità personale sterile nel senso che non contempla gl'altri ne l'intenzione esterna,privandomi molte gioie e possibilità di crescita... Non me ne ero minimamente accorto fino ad adesso.. Grazie!

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