mercoledì 12 ottobre 2016

La ricerca delle cause e il momento presente

Il paradigma terapeutico più popolare è rimasto per anni quello della 'ricerca delle cause' di un disagio, di una difficoltà, di una malattia. In generale, anche a causa di una nutrita letteratura sull'argomento, ci è stato insegnato che un problema attuale ha sempre radici in un evento passato non integrato, dimenticato. E questo può essere formalmente vero. Quello che sembra non funzionare per molti di noi è l'impresa della ricerca delle cause del male, l'impelagarsi nella navigazione dell'inconscio e il tentativo di decodifica del sintomo secondo mappe e schemi scoperti da altri. E' stato sostenuto che 'capendo' o 'rivivendo' il trauma passato si può sciogliere il nodo nel presente. Per qualcuno questo ha funzionato, per molti altri no. Qualcuno ritrova se stesso negli schemi proposti da altri e riesce a far corrispondere un suo problema a una causa karmica, qualcuno riesce a 'rivivere', 'ricordare' e sbloccare. Ma molti altri no. Ecco perchè negli anni ho gradualmente abbandonato questo sistema di lavoro che mi risultava molto svantaggioso. Ho iniziato ad abbandonarlo quando conobbi Hew Len, l'insegnante del moderno Ho'oponopono, al quale sottoposi alcune domande in merito a certe cose che accadevano nella mia vita e nelle vite delle persone con le quali lavoravo. E la sua risposta fu chiara e precisa. "Le cause possono essere multidimensionali e non legate alla storia della singola persona e potresti non 'capirle' mai". I miei dubbi sono stati confermati da molte persone dalle quali ho imparato a ragionare attorno alla sfocatura e ai suoi meccanismi proiettivi. Da Michael Brown ho imparato che molti dei 'risentiti inconsci' che ci troviamo a testimoniare potrebbero non essere legati a nessun ricordo cosciente in quanto, ad esempio, vissuti dalla madre che ci portava in grembo e presenti in noi sono come ricordo 'emotivo'. Marina Borruso durante un incontro spiegò chiaramente che quel dolore che incontriamo nelle nostre esistenze non è solo 'nostro', ma è legato al dolore di tutta la collettività, di tutta la genealogia che ci ha preceduto. E' da anni quindi che ho smesso di cercare le 'cause' di un problema nel passato, annaspando nelle vite passate o nel karma. Oramai uso la descrizione del karma solo come contesto per convincere le persone a stare con quello che c'è e attraversarlo. Il 'lavoro' sulla sfocatura è un lavoro di presa di coscienza, di attenzione, di disponibilità ad attraversare in piena intensità ciò che ogni momento mi porta, senza sbattermi per evitarlo o capirlo. A un certo punto con l'ho'oponopono e i risultati della pulizia, con il rilascio e negli ultimi tempi con il metodo Yin, ho visto che la coscienza, l'attenzione focalizzata e l'intento di vivere pienamente ciò che c'è, produce un effetto di trasformazione e guarigione. E' nel presente che incontro tutto il mio karma, tutto il mio passato, tutta la mia psicologia inconscia ed è qui, in questo momento, che decido diversamente cambiando il passato, qualunque sia. E' qui in questo momento che posso dirigere la mia volontà per non farmi trascinare dal subsconcio pre-programmato e che mi dispongo a 'sentire' in profondità la vita che si esprime attraverso i disagi che incontro. E, attraversando, dissolvo, cambio, sciolgo nodi, quegli infiniti nodi dei quali posso non essere mai cosciente attraverso un 'capire' mentale. Ho appreso che molto, moltissimo, del lavoro va fatto ascoltando il corpo e usandolo come un trasformatore di energie. Non è un lavoro mentale, non può esserlo se non in minima parte. Lo stesso Hew Len ci disse all'epoca che l'unico ruolo della mente è la decisione, decidere di perpetrare le memorie, aderirvi e perdersi nel cercare di argomentare, capire, parlarne o decidere semplicemente di lasciarle andare e affidarle affinchè siano ripulite.  Questo è al momento, per me, il nocciolo del discorso per ciò che è chiamato 'lavoro su di sè'. Nel presente, nell'intensità, nell'attenzione, incontro tutto ciò che mi serve per lavorare e rivedo chiaramente la storia che sta cercando di replicarsi attraverso di me. Nel presente posso decidere. Nell'intensità posso dissolvere ciò che mi tiene schiavo.

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