mercoledì 9 dicembre 2015

Il 'male' ti influenza solo se gli reagisci

Ho imparato questa frase in un vecchio corso di sviluppo psichico che seguivo tanti anni fa, una frase che era essenzialmente un breve postulato accessorio a un più vasto teorema che veniva insegnato a proposito dei 'poteri' della mente. Eppure dopo anni ho scoperto che questo piccolo assunto, questa innocente frasetta messa là tanto per condire, era in realtà il centro di tutto l'insegnamento, il perno su cui si reggeva tutta la struttura della realtà per come stavo iniziando a capirla. In senso stretto ogni reazione a qualsiasi cosa là fuori crea delle perturbazioni, dei cerchi concentrici che si espandono sempre di più interagendo con tutto ciò che toccano. Idealmente, e come ci viene insegnato da più parti, ogni pensiero, ogni azione ed ogni emozione, muovono, perturbano, disturbano la realtà, e noi creiamo letteralmente ad ogni passo che facciamo un qualcosa che prima o poi sperimenteremo come fenomeno reale. Ma questo per molti di noi è ancora inconcepibile. Lo abbiamo letto sui libri e ascoltato nei seminari, lo abbiamo sentito ripetere ormai infinite volte che abbiamo un impatto sul reale, qualcuno di noi forse ha anche iniziato a 'sentire' e 'vivere' questo fatto, e tuttavia ancora ci è difficile accorgerci che il cosiddetto 'male', la 'perturbazione' che viene a trovarci di tanto in tanto anche (e soprattutto) se facciamo un lavoro su noi stessi, ci spinge in direzione del conflitto solo se reagiamo ad esso. Nel modello che sto immaginando di iniziare a capire, il 'male' è un testimone di una firma energetica che portiamo addosso in quanto esseri umani con una storia psichica di decine di anni (o migliaia di vite che fa lo stesso). E' lì per mostrarci un pezzo di lavoro da fare, e non è un caso o una sfortuna. Mi rendo conto della difficoltà e della durezza del paradigma quando ad essere colpiti sono i nostri cari o noi stessi, per esempio quando lavorando con i noti strumenti riemergono vecchie ferite, addirittura vecchi sintomi che credevamo risolti per sempre. Ma questo è il lavoro. Non reagire a ciò che riemerge o sembra apparire come un nuovo 'problema', non 'resistere' al male come qualcuno più saggio di me consigliava tempo addietro. E' tentando di applicare questo al meglio delle mie possibilità che ho potuto accorgermi di come agisce la sfocatura inconscia e di come questa sia parte di un contesto più grande e intelligente, che fa in modo di recapitarci solo ed esclusivamente ciò a cui possiamo fare fronte. E' così che ho iniziato ad accorgermi del valore dell'equanimità e della capacità di distinguere i pensieri superficiali, le emozioni reattive e gli eventi a queste collegati da quel qualcosa più saggio e più profondo che ho chiamato essere, che non fa che esistere e testimoniare l'esistenza. E' cercando di essere pace con tutto che ho potuto vedere come la realtà scivola attraverso strati e strati di densità, diretta dalle emozioni ancor prima che dai pensieri, ed è così facendo che ho potuto notare che reagendo al 'male' non facciamo che perpetrarne l'illusoria realtà. Ma per essere pace occorre diventare vuoti a se stessi. Occorre scordarsi la propria storia, le proprie giuste motivazioni. Il 'male' esterno ci seduce a reagire, ad essere coinvolti e ad entrare nella maya creata dalle perturbazioni delle nostre stesse reazioni. Il 'male' interno ci seduce nel credere che stiamo lavorando male, che abbiamo sbagliato qualcosa, ci fa credere che il risultato del lavoro debba essere il benessere, la salute o la fortuna materiale. Ma forse non è così. Forse stiamo andando verso qualcosa di più grande, più profondo e importante di un ottenimento materiale, qualcosa che non può essere detto a parole. Da qualche parte una volta ho letto di un maestro taoista che affermava:


Quando impari a non fare nulla e a non essere nessuno diverrai davvero utile all'universo.

Credo fosse questo quello che intendeva. 

4 commenti:

  1. Così complesso e difficile nella sua "semplicità"!
    Grazie!!!!!!!!!

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  2. Perfetto in questo momento per me.... Ma come diavolo si fa????? Ho letto e fatto tanto sull'accettazione... È facile comprendere quando sei centrato ma quando il male interno ti pervade e la centratura è un lontano miraggio non è così facile! Inoltre lavorare sull'accettazione per annullare questo male interno od esterno che sia non è già un presupposto sbagliato?? Forse è da qui che dovrei partire? Grazie

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  3. In primo luogo accetta dove sei, o non ne uscirai mai.
    In secondo luogo lavora su te stessa e impara a lavorare sul corpo emozionale e su tutto quello che ti impedisce di essere qui, ed ora, col massimo dell'intensità.

    Puoi iniziare da qui:

    https://www.youtube.com/watch?v=WprqH18H_JU

    ti consiglio anche il 'piccolo libro della centratura' se già non l'hai letto

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