martedì 29 settembre 2015

Illusioni e importanza personale

Ogni pensiero è una limitazione. Ogni piccolo movimento della mente addensa realtà nella direzione del suo contenuto, ed è quindi potenzialmente un ostacolo alla 'conoscenza'. Ma la sua potenza non è ancora del tutto chiara, e rimane sempre sottovalutata. Quando inizi a 'crescere' e a fare un percorso di qualsiasi genere con costanza e continuità, la tua energia cresce e la tua mente diviene più potente, i tuoi pensieri più forti. Puoi allora convincerti di qualsiasi cosa ed incastrarti in qualunque tipo di 'visione' o 'allucinazione' riguardo spiriti guida, angeli, demoni, alieni e quant'altro. Io stesso ho fatto per anni questo errore, definendoli come ancora faccio a volte, i MIEI SPIRITI GUIDA. Quando poi cosa realmente stia succedendo è probabilmente tutto un altro paio di maniche. Mentre traducevo una conferenza del fondatore dello Zhineng Qigong (Pang Ming) sull'uso della mente, ho incontrato una sezione nella quale mette in guardia da questi fenomeni illusori, da queste 'ombre' della mente. Spiega chiaramente che quando siamo nella pratica del Qigong (come su qualunque altro percorso di crescita) e incontriamo queste illusioni dobbiamo sbarazzarcene perché possono facilmente diventare fissazioni e, dandogli attenzione ed energia, queste possono crescere e svilupparsi acquisendo spessore ed energia e divenendo sempre più reali. Spiega ancor più chiaramente come queste illusioni siano frutto di una non totale centratura e di 'resti' nel subconscio, vecchie impressioni, storie, convinzioni e problemi irrisolti che, innaffiati dall'energia della pratica, tendono a riemergere e a prendere vita. Ecco perché già da tempo ho smesso di credere che esistano davvero e anzi ho smesso di credere che esista una qualunque cosa all'infuori della nostra 'coscienza' che addensa realtà e crea miti, leggende, simboli ed egregore e del potere di questa coscienza di provocare pressoché qualsiasi fenomeno. Ciò non toglie nulla alla funzionalità di questi fenomeni, né al fatto che io possa percepire delle figure apparentemente diverse da me e in certi casi conversare con loro, come succedeva anche a Jung, che si è impegnato a cercare di arginare questo fenomeno per tutta la sua vita adulta. Ciò non toglie nulla nemmeno al fatto che assolvano spesso a funzioni molto utili quali la preveggenza o l'intuizione. A volte ci serve una scusa per darci il permesso di far accadere un miracolo e quella scusa può ben valere la 'costruzione' di una guida immaginaria. Ma se riusciamo ad avere visioni, percezioni future o a distanza, intuizioni di varia natura, molto probabilmente non è perché abbiamo delle guide, degli 'angeli' o dei fratelli di luce da altri pianeti che ci stanno aiutando, e se continuiamo a dare valore a questo concetto secondo il quale qualcuno più 'in alto' di noi dà una mano a noi 'quaggiù', continueremo a creare e perpetrare questa illusione di scarsità e piccolezza che come maghi erranti dobbiamo finalmente toglierci. Perché la mente crea di continuo. Se riusciamo ad avere queste capacità è perché effettivamente le abbiamo, come spiega bene Pang Ming in questo manuale di Yishi (l'intenzione). Ecco perché oltre a togliere importanza a se stessi bisognerebbe togliere importanza anche a ciò che le proprie guide rappresentano e a tutto quello che sembra essere esterno a noi. Siamo sempre noi, a livelli più alti. Quando realizziamo questo, immediatamente capiamo quanto stupido sia continuare a pensare che il 'guru' fisico o disincarnato, lo spirito o l'insegnante di turno, possano davvero fare qualcosa per noi. Solo noi possiamo fare, e in effetti stiamo facendo, qualcosa per noi, e questo accade unicamente quando accediamo alla possibilità di darci il permesso. La mente è potente, creativa. Incontro molte persone con la convinzione di essere protette da qualche 'forza' o di essere sotto l'egida di qualche maestro asceso che vigila e dirige ogni loro passo, fornisce loro insegnamenti e le aiuta a risolvere problemi di ogni sorta. Conosco molte persone che ritengono di essere in contatto con questi 'maestri' e di certo non posso convincere questa gente, come dice anche Pang Ming nella sua conferenza, del fatto che quello che loro sperimentano sia il frutto della loro stessa potenza che, come tutto ciò che non è reso cosciente e integrato, viene proiettata all'esterno per essere vista. Perché di questo si tratta: proiezioni. Proiettiamo noi stessi e le nostre illusioni su qualsiasi oggetto o persona ci capiti a tiro, proiettiamo la nostra potenza psichica sotto forma di entità di ogni tipo e di fenomeni 'paranormali' che ascriviamo a forze, entità, spiriti guida, Dio, ma siamo sempre e soltanto noi. Qualcuno potrebbe obiettarmi 'che male c'è ad avere qualche amico immaginario che sembra aiutarci?' In teoria nessuno, ma in pratica il rischio è quello di divinizzare questa illusione, farne un falso idolo da adorare e con ciò bloccare totalmente il proprio progredire sulla strada verso la fine di tutte le illusioni, oltre che scollegarsi completamente dalla realtà. E anche qui, purtroppo, conosco moltissima gente che si è impantanata a divinizzare quei feticci fatti di energia pensiero, tanto da non riuscire più a vedere che sono state loro stesse ad averli creati. Conosco persone che per non abbandonare gli investimenti fatti in credenze assurde come malattie karmiche, punizioni divine, possessioni da parte di entità e direttive dei propri spiriti guida hanno limitato costantemente e progressivamente la propria vita e il proprio potere fino al punto di distaccarsi completamente dalla realtà. E questo distaccarsi dalla realtà è un rischio che il mago errante non può assolutamente permettersi di correre. Non è che quello che queste entità vi dicono sia sempre limitante, ma cominciate a mettere in conto il fatto che ciò che vi viene detto provenga dalla vostra stessa parte più alta, intuitiva, intelligente e non, necessariamente da qualche maestro asceso. E provate anche a pensare che a volte questi messaggi possano provenire dal subconscio, da parti irrisolte di voi, da paure, da insicurezze. Inoltre esiste il concreto rischio di distaccarsi completamente dalla realtà fenomenica. Se tutto quello che vivete diventa una scusa per pensare che lo spirito vi voglia dire qualcosa, che qualche maestro asceso vi stia sottoponendo a qualche prova, e se pensate che tutto quello che vi accade abbia qualche motivo o spiegazione spirituale, è probabile che voi vi stiate dando troppa importanza e vi stiate costruendo un mondo immaginario che vi allontana sempre di più da ciò che è il superamento dell'illusione. Non farete che aggiungere strati e strati fatti di visioni, fantasie, spiegazioni più o meno esoteriche e chiacchiere new age che rinforzano proprio ciò da cui, come maghi erranti, vi dovreste liberare, ossia l'identificazione con la realtà, con un ego, con un corpo.


 

2 commenti:

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  2. Ho letto con interesse questo post, e dal momento che non ho visto nessun commento, mi sono permesso di lasciarne uno. Per quanto mi riguarda, merita.
    Non solo per il suo contenuto, ma per qualcosa che si legge fra le righe e che, fino ad ora, non ho trovato in nessun autore noto, nessun personaggio della "nuova" cultura: sto parlando del coraggio.
    In questo post, Andrea parla degli stessi argomenti di cui s'interessa, gli stessi ai quali si dedica: eppure, li pone nel mezzo di una critica dalla quale non ne escono salvi. Meglio ancora: si rinnovano.
    Questa, è gnoseologia: una di quelle cose che oggi mancano tantissimo.
    Andrea è stato qui capace (e spero possa continuare ad esserlo) di "staccare" l'oggetto di studio dal soggetto, per quanto il primo possa apparire importante, necessario, indispensabile. Pone come centro di ascolto il soggetto, che ovviamente è colui da cui tutto si origina: ma che contemporaneamente è colui che viene dimenticato. Invece di rivestire d'oro l'oggetto (una disciplina, uno studio, una ricerca, ecc.), Andrea restituisce al soggetto la sua dignità naturale. E il soggetto altri non è che l'uomo.
    Con sincera umiltà, ovvero con l'esercizio dell'attenzione, mostra il dato dell'esperienza per il quale egli è passato, per il quale ogni volta passa. E nello stesso tempo si pone a distanzia dal plauso che riceve colui che, semplicemente, mostra i risultati delle sue ricerche apponendovi affianco il suo nome in maiuscolo. In casi come questi, nei quali si discute degli stessi argomenti dei quali ci si occupa, ci si aspetterebbe una loro difesa: qui non c'è. E questo è, a mio parere, bellissimo.
    E' ovvio che sia necessario del coraggio.

    Mentre autori noti parlando dei propri studi parlano invece di loro stessi, qui il discorso si ribalta.
    E la nota triste è che quegli autori non lo sanno...Come non lo sanno nemmeno i loro ascoltatori...
    Non sanno di comporre e comprare libri e discorsi fatti soltanto di egolatria.


    Francesco Nicotera

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